
Le importazioni di Messico e Canada avranno tariffe del 25 per cento, mentre la Cina verrà trattata meglio con il 10 per cento.
Si calcola che questo protezionismo costerà alle famiglie americane 1300 dollari all’anno.
Intanto, ci sono le reazioni del Canada e del Messico che hanno annunciato tariffe del 25 per cento sulle importazioni statunitensi.
Alla guerra commerciale americana, dunque, si può reagire e dimostrare che i dazi non servono perché a pagarli saranno anche gli USA e che il delirio di onnipotenza di Trump non porta affatto i benefici promessi.
Il presidente americano minaccia pesantemente anche l’Europa, la quale finora ha risposto dicendo di essere “pronta a difendere gli interessi legittimi”.
La Commissione Europea invita infatti i 27 Paesi a restare uniti, a evitare dazi asimmetrici in base al colore politico degli Stati europei, rispondendo a Trump con una politica comune.
Il tema è cruciale: a seconda della risposta dipendono le stesse prospettive dell’unità Europea, il suo rafforzamento o il suo indebolimento e forse disfacimento.
Sarà interessante vedere il comportamento del governo italiano.
Se Meloni sarà europeista e o se invece si accontenterà di trattamenti di favore, di qualche briciola gentilmente concessa in cambio dell’ubbidienza a Trump.
L’opposizione su questi temi deve incalzare il governo che per ora si è mantenuto in un silenzio preoccupante.
Vogliamo sapere con chi sta Meloni: a servizio dell’internazionale nera di Trump o con l’Unione Europea a difendere gli interessi comuni?
Enrico Rossi

Lascia un commento