
Partecipando come pittrice a un’esposizione internazionale insieme ad artisti provenienti da tutti i continenti, Valeria Cipolli (nome d’arte Velimna), che è anche una scrittrice di successo (non a caso si definisce “pendolare tra scrittura e pittura”), si è posta la domanda se i colori possano davvero esprimersi in tutte le lingue, e in particolare: “Può lo stesso rosso o lo stesso blu raccontarci esperienze simili anche parlando lingue diverse? Il tuo verde è uguale al mio?”. Da questa riflessione è nata la silloge poetica I colori parlano tutte le lingue? (Giovane Holden Edizioni), che affronta il rapporto tra scrittura e pittura.
Valeria Cipolli ci invita a esplorare il suo mondo artistico e interiore e la sua personale palette cromatica, mantenendo però uno sguardo multiculturale. È un invito a celebrare il colore, letteralmente, in tutte le sue sfumature.
Scrittrice, pittrice, videomaker: una complementarietà fra queste forme di espressione? Come considera in particolare il rapporto tra scrittura e pittura?
Videomaker proprio no, ho fatto solo qualche video amatoriale (ride). Sono una persona molto curiosa a cui piace imparare e raccogliere sempre nuove sfide. Nei limiti delle mie capacità, se c’è da provare qualcosa di nuovo, mi piace mettermi in gioco. Riguardo al rapporto tra scrittura e pittura, che storicamente ha conosciuto periodi di allontanamento e sovrapposizione, nella mia vita queste due arti si sono sempre tenute per mano, arricchendosi e potenziandosi a vicenda. Non a caso mi definisco “pendolare tra immagini e parole”. Le parole sono un “mezzo impuro”, come diceva Virginia Woolf, e a volte da sole non bastano, così cerco di colmare le lacune espressive ora con una, ora con l’altra, a seconda delle mie necessità.
Il fatto di conoscere cinque lingue, anche poco conosciute come il celtico gallese, ha influenzato il suo lavoro?
Sono una linguista di formazione, e questo si riflette in molti aspetti della mia vita. Ogni lingua è una finestra su un mondo; conoscerne e parlarne diverse, anche se non tutte fluentemente, mi permette di esplorare e comprendere nuovi modi di pensare. La scienza stessa ci conferma che c’è un rapporto stretto e bidirezionale tra linguaggio e pensiero. La Biennale, in questo senso, è stata un’esperienza arricchente che ha influenzato il mio lavoro, poiché mi sono ritrovata in un grande “aeroporto artistico” dove ogni incontro e conversazione è stato un viaggio culturale, artistico e umano di grande valore.
Il colore protagonista delle sue poesie… ma che tipo di linguaggio può essere considerato?
Pur essendo a tutti gli effetti un linguaggio che ci permette di parlare al mondo e del mondo, il colore ha una sua immediatezza e simultaneità espressiva che manca alle lingue verbali. Possiede una capacità intrinseca di attraversare i confini culturali e di comunicare a un livello diverso. Da qui il comune pensiero che il medium visivo sia universale. Nel libro esploro però anche il lato opposto: sebbene il colore possa essere condiviso, la sua percezione è influenzata da fattori culturali, psicologici e biologici. In quest’ottica integrata, l’arte diventa un mezzo per riscoprire un’interconnessione globale, grazie alle differenze e alle personali interpretazioni.
Tema multiculturale e anche un appello alla pace e alla solidarietà tra i popoli…
Questo tema emerge non solo nella copertina, ma anche in alcuni testi dove si affrontano temi come la guerra, il viaggio e l’incomunicabilità tra culture diverse. Questi ostacoli possono essere superati attraverso la condivisione artistica. Reduce dall’esperienza multiculturale della Biennale di Firenze, da cui è nato questo libro, invito a riscoprire un senso di solidarietà tra popoli, in modo da vedere le differenze culturali non come barriere, ma come opportunità di comprensione e arricchimento. Il singolo individuo, frammentato come in un quadro cubista, non è altro che l’altro visto da una prospettiva diversa.
Il suo nome d’arte è Velimna. Perché questa scelta?
Il nome “Velimna” è profondamente legato alle mie radici toscane e fa riferimento alla famiglia etrusca dei Volumni. L’ho scelto come nome proprio femminile per onorare il mio legame con la storia culturale e familiare, essendo mio padre un appassionato della materia. All’inizio del mio percorso pittorico, traevvo molti spunti dall’arte etrusca. Inoltre, il suono liquido del nome mi affascina, evocandomi un senso di mistero e bellezza.
Lei realizza anche le copertine con Giovane Holden Edizioni. Ha realizzato anche quella di questa silloge?
Sì, per questa silloge ho scelto di rappresentare una Frida incinta della Terra, simbolo dell’aspetto generativo dell’arte e del processo creativo. Attorno a questa figura totemica centrale, ho inserito 18 simboli che omaggiano 18 artisti conosciuti alla Biennale con cui ho stretto amicizie e avviato collaborazioni. La copertina stessa diventa un invito per il lettore a scoprire di più sulla loro arte.
Tra i molti premi ricevuti da Valeria Cipolli, ricordiamo alcuni dei più recenti: terza classificata al premio Dostoevskij 2023, premio selezione Sandomenichino Città di Massa con Abrapalabra 2024, finalista al premio “Il mio verso libero” Pavia 2024. Il suo Abrapalabra – piccolo dizionario poetico è stato inoltre proposto al Premio Strega Poesia 2024.
Gabriele Parenti

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