
Fantoni è, per unanime riconoscimento, persona seria e schiva. Non è uno che cerca le luci della ribalta ( pur essendovi paradossalmente abituato, visto che è tenore di uno dei piú prestigiosi cori italiani, quello del Maggio fiorentino.
Le sue dimissioni dalla giunta comunale sono le seste collezionate da Renzi dall’inizio del suo mandato. E questo rafforza l’idea che molti hanno di lui: un uomo al quale dai ragione o te ne vai. Con l’aggravante che, a furia di cambiare, la sua giunta, giá di coalizione, è diventata un monocolore. Anzi, dicono i maligni, un mezzo monocolore, visto che nemmeno gli assessori del PD, se non sono d’accordo, reggono a lungo.
Un altro motivo da non sottovalutare è il back ground di Fantoni che proviene dalla sinistra dei DS, cioè da quella parte del PD che ogni giorno di piú m manifesta la propria insofferenza nei confronti del sindaco.
Ma l’insidia maggiore per il “rottamatore” sono le motivazioni date da Claudio Fantoni al suo gesto, non urlato ma deciso. “Firenze non è strumento per ambizioni personali” ha scritto Fantoni in una lettera nella quale si spiega tutto il disaccordo con il sindaco in materia di spesa e, in particolare sulle conseguenze di una possibile violazione del “patto di stabilitá”.
Il nocciolo del problema è tutto quí. Molti si attendono che Renzi compia il grande salto verso la politica nazionale. E guardano con favore a questa scelta, vista la penuria di personaggi capaci di interpretare una politica nuova nelle forme e, soprattutto, nella sostanza.
Ma i tempi di questa scelta non sono irrilevanti. Ormai tutti sono convinti (grazie anche alle sue continue apparizioni televisive) che la testa di Renzi non sia piú a Firenze. Restare in sospeso troppo a lungo non gli gioverebbe.

invece farebbe bene a restarci a Firenze.