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Mauro Mellini “Il Partito dei Magistrati”, Bonfirraro editore, Barrafranca Enna

di Bepi La Medica | 4 Giugno 2012

Storia di una lunga deriva istituzionale. 

Mauro Mellini è nato a Civitavecchia nel 1927 ed esercita la professione di avvocato. E’ stato deputato eletto nelle lista del Partito Radicale dal 1976 al 1992, componente del Consiglio Superiore della Magistratura e fondatore del movimento e del periodico Giustizia Giusta.Il libro intende ricostruire l’iter della costituzione di questo anomalo soggetto politico.“Del ‘partito dei magistrati’ … non fanno certo parte tutti i magistrati, né tutti quelli che ne fanno parte sono coscienti di tale appartenenza. – afferma Mellini – Ne fanno parte anche dei ‘laici’, politici e politicastri e, soprattutto, giornalisti, in un ruolo, si direbbe, di ‘ausiliari’. In compenso questo partito è egemone, oramai, rispetto alla magistratura nel suo complesso, anche in forza di un certo mal concepito spirito di solidarietà che vincola anche molti recalcitranti. Quelli che, oltre a non riconoscersi nel partito, ne avvertono il carattere abnorme e la pericolosità, sono pressoché totalmente emarginati, quando non preferiscono mimetizzarsi e rendersi irriconoscibili.” Mellini aggiunge: “Il partito dei magistrati si può dire realizzi quel carattere transpartitico che Pannella …rivendicava al Partito Radicale. …Concepito da Pannella per il partito dell’estremismo libertario e garantista, il carattere “transpartitico” è divenuto una realtà ed uno strumento di successo del partito giustizialista e ‘istituzionale’ per eccellenza”.Dicevo che il libro descrive l’iter della costituzione di quello che Mellini (e non solo lui) chiama il “partito dei magistrati”. Senza andare troppo indietro nel tempo, per ricordare alcune tappe del processo della sua costituzione, non si può dimenticare quella fase storica che ha portato la magistratura sul fronte della guerra al terrorismo. “Si deve tener conto che …dopo che i magistrati erano divenuti ‘di lotta’, o ‘antiterrorismo’…la giurisdizione e la giustizia divennero esse stesse ‘di lotta’ e furono per più versi ‘militarizzate’, dandosi avvio…ad una retromarcia sul piano del garantismo e dell’imparzialità della giustizia”Ma, soprattutto, “la ‘lotta antimafia’ ha consentito alla magistratura di assumere un ruolo di ‘magistero politico’ e di realizzare una saldatura, conservando tale posizione egemonica, con determinate forze politiche ed alcune istituzioni.”Mellini non poteva dimenticare il caso Tortora, emblematico caso di degrado della giustizia.“Il caso Tortora è pure un caso che, freddamente analizzato, consente di enucleare punti nodali della patologia del nostro sistema giudiziario, quello allora vigente e quello che, col nuovo codice, lo ha sostituito, accomunati da tante deplorevoli incongruenze che, si direbbe, nessuna riforma sembra voler toccare e nessuna scienza giuridica dei nostri tempi sembra voler semplicemente prendere in considerazione.”Oggi si sottolinea la corruzione dilagante ma molto più sofisticata di quella che dette vita all’operazione “Mani Pulite”. “Quando altre molle, quelle delle passioni politiche e dei grandi ideali, muovono uomini ed istituzioni, la corruzione non scompare, ma è meno appariscente e meno incide sulla cosa pubblica. Nella stagnazione e nell’inaridimento degli ideali politici, la corruzione emerge in tutta la sua intrinseca brutalità, mentre l’ipocrisia generale fa ad essa scudo e protezione”. E’ una lucida e saggia considerazione conseguente anche alla storia ed alla vita dell’autore. “Mani Pulite” ha segnato un’altra tappa importante nella costituzione del “partito dei magistrati”.Scrive Mellini: “La classe politica si sentiva protetta, almeno al suo livello più elevato, dall’immunità parlamentare, che allora comportava la necessità dell’autorizzazione a procedere nei confronti dei Parlamentari da parte della Camera di appartenenza. Un istituto, questo, posto a tutela delle stesse Istituzioni parlamentari…Una misura di garanzia, destinata ad impedire procedimenti persecutori ed usata però malamente come privilegio personale e di gruppo contro, soprattutto, i procedimenti fondati e giusti.Ma la classe politica si sentiva pure protetta da veri o presunti patti taciti con la magistratura, ritenendo di poter contare sul riguardo che ritenevano essa avrebbe dovuto sempre avere verso il mondo politico, che da decenni si era puntualmente piegato a tutte le richieste che da essa provenivano. Un’opinione non priva di qualche fondamento.”Aggiunge: “Dopo ‘Mani Pulite’ tutto cambiò nel rapporto tra magistrati ed altre istituzioni e non solo per il risvegliarsi in essi di intendimenti aggressivi in luogo di una passività distratta di fronte ai più plateali fenomeni di illegalità e di corruzione istituzionalizzata. La Seconda Repubblica è nata sotto il segno di questa presenza di un partito anomalo e di una patente malformazione istituzionale rappresentata dalla stessa esistenza di esso.”A segnalare questa evoluzione Mellini non può non ricordare le imprese della Procura di Milano “All’indomani dell’esito della prova elettorale (1994), Borrelli, come fosse cosa più che naturale che la ‘sua’ Procura si schierasse per le decisioni da prendere per la guida politica del Paese, dichiarò che il pool di Mani Pulite ‘non intendeva partecipare al governo’, aggiungendo però che, se il Presidente Scalfaro li avesse, in caso di emergenza, chiamati, non sarebbero rimasti insensibili alla voce del dovere.”Il partito dei magistrati è quel soggetto politico che si oppone a qualsiasi riforma della giustizia in senso liberale (esempio: separazione delle carriere tra magistratura inquirente e quella giudicante, o la responsabilità dei magistrati nell’esercizio della giurisdizione) e averne consapevolezza è già un primo passo verso un percorso riformatore.

NDICE: Prefazione di Giuliano Ferrara – Introduzione – I. Dopo la guerra – II. La Costituzione e i suoi equivoci – III. Le lunghe attese – IV. La toga sopra l’ideologia – V. Le emergenze: il terrorismo – VI. Un’altra emergenza: la mafia – VII. Un codice ipocrita – VIII. Protagonisti, coro, impunità – IX. Prove d’autore: il caso Tortora – X. Il referendum tradito – XI. Lo scontro: Mani Pulite – XII. Il partito “ripulisce” la Corporazione – XIII. Io, quello, lo sfascio – XIV. Conclusione : partito di lotte e di sgoverno – Appendice (a cura di A. Di Carlo)

 

Pubblicato in : Invito alla lettura

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