
“La Favola di una persona diversamente abile” è l’autobiografia di Angela Pedrola, una donna coraggiosa e sensibile, un esempio di semplicità e di autenticità; l’autrice racconta il suo percorso di vita focalizzandosi su quegli episodi che l’hanno segnata, positivamente e negativamente. Angela viene abbandonata alla nascita davanti a un ospedale, che sarà la sua casa per nove mesi; l’autrice narra poi di essere stata trasferita in un brefotrofio a Velletri, in provincia di Roma, dove ha trascorso quasi due anni in attesa di una mamma e di un papà che volessero amarla. Il miracolo, infine, accade: «Il giorno di San Giuseppe mi siete venuti a prendere e mi avete portato a casa nostra. Sono entrata nella vostra vita; tra noi due papà c’è stata sempre complicità rispetto reciproco amore onestà sincerità lealtà ma soprattutto rispetto, ero sono e sarò sempre la tua principessina Angelina […] Tu mamma sei stata sempre per me la roccia la forza la combattente, queste sono le cose che mi ha insegnato sempre». Ciò che più colpisce dello stile di Angela Pedrola è la sua genuinità: è chiaro che ella scriva con il cuore, imprimendo sulla carta i suoi pensieri senza sottoporli a censure o edulcorazioni; soprattutto nel parlare dei suoi genitori, che purtroppo oggi non ci sono più, l’autrice esprime una dolcezza sconfinata, che emoziona nel profondo. Questa autobiografia è stata scritta per due motivi principali: per ringraziare coloro che l’hanno aiutata nel corso della sua difficile vita – non solo i genitori ma anche il suo insegnante delle elementari e il dottore che l’ha curata sin da bambina – e soprattutto per sensibilizzare i lettori sul tema della disabilità. Angela Pedrola è sin da piccola affetta da disabilità, e quindi conosce bene gli ostacoli a cui una persona come lei va incontro; attraverso la condivisione della sua esperienza personale, ella offre una narrazione alternativa in cui si afferma che la disabilità non sia affatto un limite, bensì solo un diverso modo di vivere. Sono gli altri, i cosiddetti “normodotati” ad avere pregiudizi: nella disabilità, invece, l’autrice scorge una ricchezza preziosa, da conoscere e non da rifiutare a priori. «Perché il diversamente abile non ha una malattia contagiosa, non ha scelto di ammalarsi, purtroppo la vita, il destino ha deciso per lui», afferma Angela, che chiede a tutti di guardare oltre le apparenze e di abbracciare la diversità; in questo mondo arido diamo finalmente un segno di umanità, e di apertura verso gli altri.

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