
Fondamentale e vitale fare la foto della situazione dell’economia reale, quella cioè che produce beni materiali e di consumo, e di conseguenza fa innalzare il Pil e tutto quello che ne consegue nelle elaborate e laboriose statistiche con grafici ai più quasi sempre incomprensibili.
Dietro quei numeri si dimentica, spesso, che ci sono donne e uomini che rischiano e si buttano nella mischia mentre altri, ad esempio, i fortunati “concessionari” degli italici beni demaniali che incassano molto e pagano poco senza quasi mai nulla rischiare.
Ci proponiamo di interpellare un po’ di aziende in vari settori commerciali ed industriali che, molto spesso, trainano realtà locali significative.
Sempre attento alla ripresa economica e alla spinta che, spesso, solo i giovani sanno
dare ad un Paese e Dio solo sa di che spinte avrebbe bisogno l’Italia mi sono
imbattuto, per abitudine e sempre alla ricerca della pizza perfetta, nel ristorante
Carmè nella bella Terracina dove, quando era in vita, vi passava le vacanze Aldo Moro e la sua famiglia. Ho sempre pensato e sostenuto, coi miei amici di Roma, che una pizza veramente napoletana deve avere una pasta molto soffice ed alta e il cornicione, se possibile, farcito di ricotta. Poche settimane fa ho provato in questo bel ristorante Carmè a ed ho ordinato una pizza “bufalina” che, per chi non lo sapesse, è una margherita con mozzarella di bufala dop e non con il consueto fior di latte vaccino ed il risultato è stato a dir poco eccezionale. La domenica successiva ci sono tornato a pranzo ed ho provato la loro carne ed un piatto di ziti alla genovese ed anche con la cucina napoletana il loro lavoro, devo ammetterlo, è stato superbo.
“Eravamo 10 fratelli ed una “Mamma”, che ci ha cresciuti tutti insieme, per noi ha
sempre fatto parte della nostra famiglia. Ha cresciuto nostro padre, uno dei dodici
figli di “bon anima” di nonna Immacolata, colei che ha trasmesso l’arte, l’amore e la passione della vera cucina napoletana. Oggi con grande onore, dopo pochi anni dalla sua scomparsa, dedichiamo a lei quest’attività con lo scopo principale di far sentire chiunque venga a trovarci di essere accolto in famiglia…Una grande famiglia, quella che per tutti noi viene prima di ogni altra cosa al mondo!”
Questo corsivo si legge sul loro sito e nell’intervista che ho fatto ad Antonio, il
titolare insieme al fratello Vincenzo, ed ho potuto constatare le potenzialità di un
giovane imprenditore che, in un momento di incerto futuro per tutta l’economia sia
per la pandemia del Covid tuttora in corso ed ora anche per la guerra di Putin, ha
deciso di investire rischiando. Per i locali ha messo mano ad una ristrutturazione
totale dei locali ed una contigua rimessa a nuovo delle aiuole pubbliche, in pratica
abbandonate da tempo, con diverse palme molto alte ed un adeguato gioco di luci.
Nella tranquilla intervista fatta nel ristorante Antonio ha dimostrato la sua verve da
imprenditore ma una certa timidezza nel formulare le risposte, invece Concettina la
sorella, anche lei imprenditrice e gestore di un bar all’ingresso di Terracina, rapida e
decisa nelle risposte e nel rappresentare la determinazione con cui fa impresa.
La famiglia Pariota, questo è il loro incredibile cognome che portano con affetto ed orgoglio, è costituita da 10 fra fratelli e sorelle in cui sono state incorporate 3 cugine rimaste orfane del fratello di loro padre ed inglobate nella famiglia.
Raffaele Romano

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