• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Salario minimo: Meloni la nuova “draghetta” europea…

Nella consueta inversione delle priorità, la politica italiana si affaccenda attorno al salario minimo, (che però non ha voti per passare)  come palestra di demagogia calante per I pentastellati o per presunte prove di campo largo per l’opposizione (se non fosse che Renzi ha già fatto il guastafeste).
Diversivi alle spalle di qualcuno da strumentalizzare: in questo caso i tre milioni di lavoratori sottopagati (su 23 complessivi). Problema etico gravissimo, ma non certo risolvibile sventolando 9 euro ipotetici, confondendo il punto di arrivo con il punto di partenza di un ragionamento più meditato.

di Beppe Facchetti | 4 Luglio 2023
Italy’s Prime Minister Giorgia Meloni arrives for a European Council in Brussels, Belgium, 29 June 2023. EU leaders are gathering in Brussels for a two-day summit to discuss the latest developments in relation to Russia’s invasion of Ukraine and continued EU support for Ukraine as well as the block’s economy, security, migration and external relations, among other topics. EPA/OLIVIER MATTHYS (Governo.it)

Nella consueta inversione delle priorità, la politica italiana si affaccenda attorno al salario minimo, (che però non ha voti per passare)  come palestra di demagogia calante per I pentastellati o per presunte prove di campo largo per l’opposizione (se non fosse che Renzi ha già fatto il guastafeste).

Diversivi alle spalle di qualcuno da strumentalizzare: in questo caso i tre milioni di lavoratori sottopagati (su 23 complessivi). Problema etico gravissimo, ma non certo risolvibile sventolando 9 euro ipotetici, confondendo il punto di arrivo con il punto di partenza di un ragionamento più meditato.

Il problema vero sono i salari medi effettivi, fermi e anzi calanti del 2,9% da 30 anni come per nessuno in Europa (-12% reali dal 2008). Retribuzione media OCSE sopra i 46000 euro, poco sopra i 29 mila da noi. Con un costo del lavoro di quasi 12 punti sopra la stessa media, che grava sulle imprese per il 24% e sui lavoratori per il 7,2%. É il famoso cuneo fiscale, croce di tutti gli ultimi governi (cominció Letta, fece il boom Renzi), compreso questo, che si é molto vantato  di togliere qualche euro al lordo spostandolo al netto, ma solo fino al 30 novembre. Poi altri miliardi.

Quel che complica il dibattito è lo scontro tra la concretezza delle cose (che ha trasformato la  Meloni versione europea in una piccola Draghi) e il fascino immediato dell’emotività.

É più facile andare in tv a deplorare che gente che “si spezza la schiena” prenda 3 euro all’ora (Giuseppe Conte, naturalmente), che non affrontare con serietà i grandi temi macroeconomici complessi che stanno dietro parole come cuneo fiscale, Mes, tassi alti della Bce, patto di stabilità europeo, immigrazione. E soprattutto Pnrr, in attesa della rata di febbraio, con auguri per quella prossima.

Questi sono i veri problemi, che restano irrisolti mentre piangiamo lacrime sullo sfruttamento del lavoro, che non sparirebbe magicamente (anzi…) con i 9 euro per legge e andrebbe colpito intanto con le norme  esistenti, vedi capolarato, o con reati come quello di schiavitú. Quindi, si faccia il possibile per dare una risposta di dignità e rispetto ai quei lavoratori (molti immigrati) , ma si eviti di risolvere problemi politici, di coalizione e sindacali sulla loro pelle, alzando a casaccio la cifra, senza neppur dire che non é tutta moneta ma la somma di vari elementi non retributivi.

Si comprende che sotto la spinta emotiva  un leader da sempre contrario al salario minimo per legge come Landini abbia  cambiato posizione, o che Confindustria altrettanto contraria, ora taccia. Bene la CISl, che mantiene le critiche facendo notare che buttar li 9 euro può indurre molte imprese ad allinearsi al basso (lo dice la legge, bellezza…), anche se ci sono poi altri che hanno fatto notare il pericolo opposto e cioè che tutto venga spinto verso l’alto, con una crescita del costo del lavoro del 20% per molti insostenibile. Tant’é che la proposte dell’opposizione prevede sostegni economici per le imprese che non ce la fanno. Nostalgia di dirigismo.

Insomma: facile buttar li un numero. Il salario minimo c’è quasi ovunque, ma con variabilità impressionanti. Si va da 2 euro a 13. La differenza italiana é che il 98% dei lavoratori ha un contratto serio e é per questa via, diciamo di mercato, che sono stati regolati i rapporti. Anche se poi solo poco più di 1 su 4 é firmato dai grandi Sindacati. Il restante 2% é gestito da centinaia di sindacati senza storia e rappresentanza. Ma la soluzione non é l’ambiguitá travestita da salario minimo obbligatorio. Nel testo presentato da un pezzo di sinistra, cosa significa “riconoscere un trattamento non inferiore a quello dei contratti collettivi comparativamente più rappresentativi”?Cosa vuol dire comparativamente, cosa più rappresentativi, in mancanza di una regola sulla rappresentatività? Sotto sotto, i sindacati vedono la possibilità di far riemergere la logica contrattuale. Si tornerebbe surrettiziamente al punto di partenza.

Contro la disoccupazione, finalmente ai minimi da anni, hanno fatto più le misure macroeconomiche che la demagogia pur tanto circolante. La Francia ne sa qualcosa. Continuiamo dunque con le riforme forti. Pnrr dove sei?

Beppe Facchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, bce, confindustria, costo del lavoro, demagogia, draghi, euro, europa, francia, governo, immigrazione, lavoro, meloni, mercato, misure, ocse, politica italiana, renzi, riforme, sindacati, soluzione

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    4 Luglio 2023 alle 19:00

    Non riuscendo a realizzare il minimo di dignità esistenziale si re-inventano il minimo comune multiplo elettorale, di guisa che tutti i partiti/fazioni/frazioni possano rinnovare la loro esistenza politica a carico della comunità ridotta a massa/zavorra per la stabilità del sistema de quo, qui e qua. Tanto per il vero “cui prodest” … c’è tempo.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti