
Un altro tragitto che inevitabilmente facevo spesso era quello dalla Giudecca a piazzale Roma o alla adiacente Stazione.
L’ho rifatto come catalizzatore di ricordi ed emozioni.
Dal traghetto per le Zattere vedevo la sagoma enorme, minacciosa e spettrale del Molino Stucky. Ora è un grande hotel Hilton, allora una sinistra struttura industriale abbandonata e abitata da ratti, scarafaggi e fantasmi. Fortunatamente ad allevare lo spirito e il corpo appena dopo il pontile c’era la nota gelateria da Nico dove ogni tanto ci scappava un gelato o la panna in ghiaccio.

Svoltato l’angolo, si incocciava con lo squero di san Trovaso. Oggi ammantato di un’aura di antichi saperi, a quel tempo, e ai miei occhi, un vecchio e misero cantiere per barche rotte. Mi sa che attualmente sia solo un angolo pittoresco per fotografie visto che le gondole e le riparazioni più serie si fanno al consorzio della Giudecca. Pochi passi dopo si incrociava il Bottegon, un bacaro antico, fermata obbligatoria per un’ombreta e cicheto quando ero con mio zio Renato.

Continuando sulla fondamenta arrivavo al ponte delle Maravegie, un ponte pieno di leggende, per superare il rio e andare verso la Toletta con la sua bella libreria che da sempre ha esercitato un’attrazione insostenibile per me. Quando ero solo mi fermavo a guardare i libri esposti e a fantasticare soprattutto su quelli di viaggi e storia. Attraversavo poi il Sotoportego del Casin dei Nobili che ogni volta mi suscitava misteriose pruderie. Dopo campo San Barnaba salivo sul ponte dei Pugni del quale mi divertivano le quattro impronte dei piedi ai suoi angoli. Lì un tempo castellani e nicolotti ingaggiavano tremende tenzoni che erano un gran spettacolo per il popolo. Passato l’enorme Campo Santa Margherita, imboccavo una calle al termine della quale c’erano alcune colonne. Un punto che non mi piaceva proprio perché spesso c’era un acre odore di urina.

Dopo il ponte giravo a destra e vedevo l’unico semaforo di Venezia all’incrocio di quattro canali. Ora il semaforo non c’è più. Rio Novo era la parte più moderna del percorso con i suoi palazzi razionalisti che tuttavia erano abbastanza coerenti con il paesaggio urbano. L’ultimo punto di interesse erano i tre ponti che di incrociavano appena prima di piazzale Roma. Percorso che avrò fatto centinaia di volte sempre godendo delle sue particolarità. Venezia è densa di inesauribili dettagli. Ne ho saltati molti per non rendere questo articolo un trattato.
Francesco Pellizzari





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