Mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato, ma certamente le parole delportavoce del Cremlino Dmitry Peskov circa la disponibilità della Russia da aprire unpercorso di dialogo con Washington e, cosa assai più significativa, con Papa Francescoper la soluzione della guerra in Ucraina è sicuramente la vera notizia delle ultime ore.
Mosca, in qualche modo, ufficializza e privilegia il dialogo aperto con la Santa Sede; queldialogo che nelle settimane scorse -grazie all’intervento diretto del Papa, come Francescoha pubblicamente dichiarato- ha condotto ai reiterati scambi di prigionieri tra le fazioni incampo con tutto ciò che questo significa in termini di interazioni/rapporti tra l’armata russae le forze di difesa di Kiev.
Tutto serve alla causa della pace!
L’ufficializzazione della disponibilità al dialogo offerto -dal “falco” del Cremlino- al SantoPadre proprio nel giorno in cui, a Roma, si chiude, con la preghiera del Papa, la tre giorniorganizzata dalla Comunità di Sant’Egidio sul tema della Pace e di una “Pace giusta”,assume, se possibile, un valore ancora più alto ed importante.
C’è da fidarsi? Il tempo è galantuomo ed il Papa -uomo di speranza contro ogni speranza-attende il tempo della Provvidenza e della razionalità.
Certo adesso uno spiraglio s’intravede anche se, l’osservazione che proviene da Moscasulle difficoltà frapposte al dialogo dagli atti formali prodotti dal Governo e ratificati delParlamento di Kiev che impediscono ogni dialogo con Putin, appaiono reali.Questi atti, come molti sul fronte opposto: i decreti di annessione delle regioni delDonbass, per esempio, servivano?
Senza la volontà di tutte le parti in guerra (dirette ed indirette) non potrà mai nascere unvero, positivo e proficuo percorso di Pace né in Ucraina né in qualsivoglia luogo di questomondo.
Il Papa ne è pienamente cosciente ed è per questo che -al di là dei critici ad oltranza chevolutamente confondono l’esortazione (ovvero la chiamata alla responsabilità) conl’equiparazione delle responsabilità- non perde occasione di rivolgersi, caparbiamente esinceramente, ad entrambe le parti (ed ai loro sodali).
Daniele Marchetti

Signo Marchetti, l’Ucraina non ha peccato. E nemmeno io. la Russia si, invece, è colpevole. Chi vuole la pace non bombarda alle quattro la notte Kyiv e una popolazione intera, ho compie gli stermini che i russi hanno compiuto e compiono in terra ucraina. Se la Russia si ritira dall’Ucraina nei propri confini del 2013, la guerra finirà, se smette di difendersi, finirà l’Ucraina.. Chi vuole una pace differente dalla cacciata dei russi dall’Ucraina, nella migliore dell’ipotesi non conosce la realtà e neppure la Storia.
Nessuna pace sarà possibile finché la Russia ha un piede in Ucraina. Questo deve essere chiaro. L’Ucraina vincerà questa guerra e la Russia pagherà tutti i danni provocati dall’invasione. Piacerebbe ai russi e quei farisei di pacifisti per terre non loro . Sarebbe iniquità e ingiustizia: né Terza Roma, ne panslavismo, né clericalismo. Solo libertà del popolo ucraino.
Chi non ha peccato scagli la pietra! Gentile Martelloni abbiamo troppo pensiero di guerra per creare la pace. Questo il grande problema. La pace non ha nemici! Chi ama la pace e la desidera non guarda gli errori (pur avendoli ben presenti) ma il modo per superarli. Rimanere ancorati agli errori (che tutti facciamo) significa mettersi una macina al collo ed affondare nella miseria umana. Essere speranza contro ogni speranza: questo è ciò che serve anche oggi per evitare il baratro. Grazie. Stia bene. D.M.
Questa è davvero una buona notizia. Ora sia i belligeranti che gli stati più o meno coinvolti nel conflitto hanno il dovere di agire per favorire il negoziato. Il convegno di Sant’Egidio voluto da Papa Francesco, se non erro, ha anche elaborato un’ipotesi di soluzione transattiva. Ci auguriamo che d’ora in avanti possa iniziare il cammino della pace.
Sembra essere, comunque, tornati al Medioevo. A parte la “singolarita” della richiesta da parte russa dell’intervento pacificatore … per guadagnare tempo, in attesa della vera risposta che la maggioranza del mondo attende circa il “dobbiamo” di Xi Jinping a Biden.