Moody avvisa: se la Meloni non farà le riforme che doveva fare Draghi,sarà declassata. Iniziano già la minacce? Ancorché, quod non est in actis non est in mundo.
Assurdo contrapporre tecnici competenti e politici. Che non possono essere tuttologi.
Il governo deve ovviamente essere politico ma supportato da figure di spicco possibilmente non ideologizzate.
Infatti, dopo avere ascoltato tutti gli specialisti, farà scelte attinenti alla propria posizione politica. Lapalissiano.
C’è tensione sui tempi del Piano tra Draghi e Meloni, quasi past president e incoming, che “Ci metto la faccia, sarà di alto profilo”, sottolineando che la fruizione di tecnici non sarebbe un problema. Tanto meno uno scandalo. D’altra parte si volta a osservare la marea che si ritira e vede una realtà non proprio rosea. Si rende conto che se alza troppo dignitosamente il capino e resta ferma, potrebbe rimanere impantanata nella melma da cui è circondata. Non può aprire su troppi fronti , scontrarsi con il quasi ex premier rinunciare a figure esponenziali dell’esecutivo, mettere in dubbio gli impegni di Bruxelles , senza pagare un prezzo politico.
Ma intanto Moody’s avverte: ‘Possibile un taglio del rating, se l’Italia non fa le riforme’. E arriva l’allarme della Confcommercio: l’inflazione vola al 9%. Il 13 ottobre alle 10 la prima seduta della Camera, alle 10:30 al Senato .
“Lavoreremo con Roma ma vigileremo su rispetto di diritti e libertà.”
Qui stiamo superando ogni limite di interferenza indecente. Il ministro francese Boone, nonché responsabile degli affari Europei. si espone con una frase indegna. “Vigileremo su Giorgia, l’Ue l’ha già fatto con Polonia e Ungheria”. “Rispetteremo la scelta democratica degli italiani” E ci mancherebbe altro. Ma questa ci fa o ci è. perché se ci è diventa pericolosamente rozza e indecente.
Chi era costei?
Dunque, insieme a contestazioni, note di biasimo e perfino rimproveri preventivi intra moenia, su quanto ancora non è stato fatto e ancora non si è iniziato a fare giungono anche le entrate a gamba tesa e le maestrine dalla penna rossa con i ditini alzati dalle varie parti di Europa. Prevalentemente tate.
Donne che finalmente hanno avuto la giusta realizzazione e gratificazione, ma già cominciano ad abusarne.
Forse dimenticano, i cugini francesi e l’Unione Europea, che siamo una nazione autonoma incentrata e sostenuta da una costituzione ben radicata, e che “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
Si sta lavorando a un governo, prosegue imperterrita la Giorgia, “politico, forte e coeso, con un programma chiaro, un mandato popolare e un presidente politico”. Un Esecutivo che “porterà avanti politiche in discontinuità rispetto a quelle messe in piedi in questi anni dagli esecutivi a trazione Pd”, come richiesto a chiari voti dai cittadini che ne avevano facoltà e ne hanno esercitato il diritto dovere..
“Non mi pare che ci sia uno scontro” con il premier Mario Draghi sul Pnrr, “però il governo scrive nella Nadef che entro la fine dell’anno noi spenderemo 21 miliardi dei 29,4 che avevamo, e quindi lo diciamo con spirito costruttivo per dire che dobbiamo fare ancora meglio”. Dice Meloni arrivando alla Camera. Dopo giorni di silenzio. Per il quale è stata criticata da alcuni. Esattamente quelli che l’avrebbero comunque contestata e forse biasimata se avessei festeggiato e iniziato a parlare esprimendo troppa gioia e soddisfazione.
“Un’altra giornata di lavoro sui dossier più dedicati per essere pronti il prima possibile, sono molto ottimista”.
Il presidente del Consiglio ancora in carica per affari correnti, nella relazione sul Pnrr inviata al Parlamento, illustra “l’intensa attività svolta dall’inizio dell’anno e i risultati raggiunti e molto significativi” con il conseguimento di tutti gli obiettivi del primo semestre e l’Italia “presto potrà ricevere altri 21 miliardi di euro”. Ora l’attuazione “procede più velocemente dei cronoprogrammi originari. La fine della legislatura ha richiesto uno sforzo supplementare, per fare in modo che, dopo le elezioni, si potesse ripartire da una posizione il più avanzata possibile”.
Ce lo auguriamo tutti.
Carla Ceretelli

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