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Macron ha vinto anche per l’Europa

Ma per rafforzare l’Europa la conferma di Macron da sola non basta. Perché, ora, tocca proprio all’Italia offrire una prova analoga. E sarà molto piu’ complicato. Di Nicola Cariglia

di Nicola Cariglia | 25 Aprile 2022

La vittoria di Macron in Francia, che non si poteva dare per scontata, almeno fino all’esito del primo turno, ha fatto tirare un sospiro di sollievo a quella larga parte di cittadini europei che desiderano una Europa sempre piu’ forte, ma che sono da tempo in apprensione per i fenomeni di sovranismo e populismo presenti in molti paesi dell’UE.

La conferma di Macron è importante, perché dopo il ritiro di Angela Merkel il presidente francese è visto come il riferimento piu’ attendibile per spingere in avanti il processo di integrazione. Una aspettativa che Macron sembra volere pienamente rispettare, visto che immediatamente dopo avere conosciuto l’esito del voto ha voluto raggiungere il palco dei festeggiamenti accompagnato dalle note dell’inno alla gioia che è anche l’inno all’Europa.

Ma per rafforzare  l’Europa la conferma di Macron da sola non basta. Perché, ora, tocca proprio all’Italia offrire una prova analoga. E sarà molto piu’ complicato.

Infatti, in Francia, grazie al diverso sistema elettorale, pur in presenza di una dispersione partitica non dissimile da quella italiana, alla fine la scelta si riduce a due personalità. E, alla fine chi vince ha la garanzia del governo effettivo del paese per cinque anni, con il rischio, nella peggiore delle ipotesi, di “coabitazione” con un presidente del consiglio non di suo gradimento nel caso, fino ad oggi rarissimo, di una maggioranza diversa in Parlamento.

Nel sistema politico italiano, invece, se c’è qualcosa di stabile, è la precarietà. E viceversa. Per due volte, negli ultimi 10 anni, si è dovuto ricorrere a personalità estranee: di grande livello come Monti e Draghi, ma fuori dai partiti. Mentre in Francia Macron si è prima conquistato una posizione politica centrale e poi il governo del paese per i passati e per i prossimi 5 anni, svuotando i vecchi partiti dai loro elettori. 

E’ possibile qualcosa di simile, a breve in Italia dove una miriade di piccoli e grandi partiti sopravvivono a loro stessi, con avvilenti sotterfugi, componendosi e scomponendosi in continuazione e cambiando idee, programmi e alleanze in continuazione? A meno di un anno dalle elezioni politiche avremo quel governo europeista che guarda ad occidente di cui c’è bisogno dopo le sbornie populiste, sovraniste, filoputiniane e filocinesi? La domanda è sconsolatamente retorica. Ancora non sappiamo, a circa dodici mesi dal voto, quale sarà la legge elettorale!

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: angela merkel, anni, cittadini europei, draghi, elezioni, elezioni politiche, europa, francia, governo, integrazione, italia, legge elettorale, merkel, monti, parlamento, presidente del consiglio, processo, sistema elettorale, sistema politico

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Dr Anvilon

    25 Aprile 2022 alle 23:06

    Restiamo vigilanti nell’attesa per verificare quanto – a livello europeo – è veramente “bravo” dopo il ritiro della Merkel, che ne ha coperto l’insufficienza rilasciandogli diverse lettere di patronage, di cui ora, all’apparir del vero, ne sta emergendo l’inaffidabilità.

    Rispondi
  2. Gian Franco Orsini

    25 Aprile 2022 alle 12:39

    Impossibile fare un confronto fra i sistemi costituzionali della Francia e dell’Italia. Il sistema costituzionale francese assicura alla Francia la stabilità di governo, mentre il sistema costituzionale italiano ne assicura l’instabilità. E’ dagli ottanta del secolo scorso che l’Italia tenta di cambiare il suo sistema costituzionale senza riuscirvi perchè i partiti politici, a cui il sistema attuale assicura potere, si oppongono. Charles de Gaulle per combattere il sistema corrotto dei partiti politici rottamò la costituzione della quarta repubblica francese e fu il fondatore della attuale repubblica semi presidenziale francese, il cui modello è originale e tuttora non copiato. Fino a quando l’Italia si affiderà ancora al corrotto sistema dei partiti il cui modello massimo è stato il M5S?

    Rispondi

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