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La chiusura dei minimarket a Roma è un fallimento della politica

Quando la politica non sa risolvere un problema, sovente sceglie la scorciatoia di trovare un capro espiatorio.

di Redazione Pensalibero.it | 13 Febbraio 2022

Obbligo di chiusura dei minimarket alle 22. Duecentocinquanta controlli e undici sanzioni nel primo giorno di applicazione, venerdì scorso. E’ questa la ricetta del sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, contro la “movida violenta”. Il divieto si applica nel Primo e Secondo Municipio della Capitale durante i fine settimana e punta a limitare il consumo di bevande alcoliche e superalcoliche da asporto.

Roma non è il primo comune italiano ad adottare un provvedimento del genere. La vendita di alcolici e superalcolici da asporto è vietata dopo le 22 (o lo è stata) in Campania, a Milano, a Rimini e in molte altre località. Generalmente è consentita la consumazione al tavolo. Ma solo in pochissimi casi la proibizione si estende dall’oggetto dello scandalo (la bevanda alcolica) al soggetto che lo vende (gli esercizi di vicinato del settore alimentari e misto). Si tratta di una feroce applicazione di un principio sbagliato dovuta alla rinuncia degli organismi pubblici a svolgere con efficacia il proprio compito.

Il principio sbagliato: punire chi vende una pluralità di prodotti per il fatto che alcuni consumatori ne cercano uno in particolare, e punire i consumatori di quel prodotto perché una ristretta minoranza ne abusa. L’applicazione feroce: prendersela con esercizi che garantiscono 24 ore su 24 la possibilità di acquistare svariati beni, danneggiando anche chi di quei beni ha l’esigenza e che dunque non li potrà più reperire nella notte di venerdì, sabato e domenica (o comunque dovrà andarli a cercare in altre parti della città). Il fallimento del pubblico: garantire l’ordine e il decoro è uno dei compiti fondamentali di un Comune. Non sapendo come raggiungere questo risultato si tenta di impedire indiscriminatamente attività di per sé lecite ma che, a seconda del luogo e dell’ora, si presume possano attirare una clientela che crea disagio al resto della cittadinanza.

Purtroppo non è difficile immaginare come andrà a finire: chi si vuole ubriacare troverà altri modi di farlo, acquistando le bottiglie poco prima delle 22 oppure spostandosi in altri e meno prestigiosi quartieri, o ancora al banco di un bar. Tutti gli altri subiranno un danno, o perché dovranno rinunciare a un reddito (i gestori dei negozietti), o perché avranno maggiori difficoltà a procurarsi prodotti di cui hanno bisogno. E purtroppo il catalogo delle ordinanze assurde dei comuni è sterminato: alcuni anni fa l’IBL ne ha raccolti numerosi esempi nel pamphlet D’amore di morte e di altri divieti. Ci sarebbe di che farne un’enciclopedia, più che un aggiornamento. 

Quando la politica non sa risolvere un problema, sovente sceglie la scorciatoia di trovare un capro espiatorio. L’abuso sistematico dei poteri pubblici nei confronti dei cittadini e degli imprenditori (spesso stranieri) dei minimarket è molto più grave e pericoloso dell’abuso occasionale di alcol da parte di qualcuno.

Leggi sul sito dell’Istituto Bruno Leoni

Istituto Bruno Leoni

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, consumatori, fallimento, fine settimana, milano, pamphlet, rimini, roma, stranieri

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