
“Noi siamo noi e voi non siete un c…”. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha reagito come noi ci aspettavamo: facendo spallucce. Il Consiglio di Stato, organo supremo della Giustizia amministrativa, aveva bocciato sonoramente le nomine di Pietro Curzio, primo presidente, e Margherita Cassano, presidente aggiunto della Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso di un altro alto magistrato, Angelo Spirito? Ma per carità di Dio! Che nessuno osi giudicare i giudicanti. Ecco che l’apposita Commissione dell’organo di autogoverno delle toghe ha riproposto le stesse nomine, ovvero gli stessi nomi. E’ bastato ritoccare il giudizio sui titoli dei “vincitori”. Il Consiglio di Stato li aveva giudicati inadeguati per permettere loro di passare avanti a Spirito? La Commissione li ha “adeguati”, ha approfondito il giudizio e…tutto come prima. Resta da capire come mai le ulteriori considerazioni a favore dei “vincitori” non fossero state proposte in prima battuta.
La situazione è veramente paradossale e non basta il silenzio dei grandi giornali e della politica a cancellare la gravità di quanto sta accadendo. Perché il consiglio di Stato, con linguaggio giuridichese, dunque assai forbito, aveva in pratica detto che il risultato non era sostenuto da una equa comparazione dei meriti dei candidati. Dunque, aveva seguito altre logiche. E quali se non le logiche spartitorie del gioco delle correnti della magistratura?
Ora, le condizioni della magistratura italiana, dopo una lunga serie di scandali, sono tali che tutto possono consentire, ma non la mordacchia. Accadrà quello che molti avevano preconizzato. Tra ricorsi e controricorsi, passerà tantissimo tempo e la disputa si risolverà senza un giudizio definitivo. La pacificazione avverrà con il pensionamento delle parti in causa, e tanti saluti alle ragioni del diritto. E, invece, al di là di chi possa avere ragione o torto, c’è un bisogno irreprimibile di affrontare alla luce del sole questi temi che sono fondamentali per uno stato di diritto. Ne va dell’equilibrio dei poteri, in un Paese, come l’Italia, nel quale questo equilibrio è già venuto meno. E sorprende che i più distratti siano gli esponenti del potere politico, il più mortificato da questo squilibrio tutto a vantaggio del potere giudiziario. (n.c.)

Domanda: “Perché il Consiglio di Stato … aveva in pratica detto che il risultato non era sostenuto da una equa comparazione dei meriti dei candidati”?
Risposta: Non perché “aveva seguito altre logiche”, ma perché, nello specifico, può fare solo valutazioni di merito e non anche seminare in un terreno arato da altri.