Succede che viene organizzato un rave proprio nelle terre che sono casa. Vicino al Lago di Mezzano.
Un rave di dimensioni europee con ragazzi che arrivano da tutta Europa. In poche ore tirano su una cittadella nel campo privato di un ricco imprenditore della zona. Inizia la musica ed è potentissima.
Neanche il tempo di iniziare che partono le proteste su Facebook. Va detto che dopo i primi cittadini sfogatisi in quel modo un po’ spontaneo, un po’ becero tipico di questo spazio, a dare il là sono state le pagine di alcune amministrazioni locali. Da un lato lamentandosi di una festa illegale mentre loro osservano le leggi, dall’altro prendendosela con le forze dell’ordine, colpevoli di non aver saputo impedire il realizzarsi di questa grande festa illegale,
Due argomenti infantili, ad essere buoni. Il primo letteralmente tale, infantile nel fare un paragone tra un amministrazione pubblica e un rave. Il secondo anche peggiore perché invoca lo Stato nel mentre che un pezzo dello Stato ne attacca un altro. Geniale.
Il populismo, del resto, è cifra dei nostri giorni al di là della destra, al di là di Salvini, al di là della televisione. È diventato – come forse naturalmente è – la cifra del discorso da bar. Per dare sempre la colpa a qualcun altro e nel mentre che lo si fa, pensare di stare assolvendo al proprio dovere.
E invece il dovere di un’amministrazione sarebbe altro in un caso del genere. Ci sono migliaia di persone sul territorio e questo, che lo si voglia o no, è un dato di fatto. Nel prendere atto di questa realtà si può considerare che l’interesse/dovere di un’amministrazione pubblica sia quello di operare per ridurre i danni potenziali.
Per farlo occorre trovare una forma di dialogo con quell’indesiderato dato di fatto che è sul territorio.
Sono migliaia di ragazzi che devono mangiare, bere, evitare di scatenare incendi, possibilmente pulire il terreno dove si trovano, evitare di fare danni ulteriori rispetto a quelli già fatti e magari evitare loro stessi di farsene.
È un compito gravoso, antipatico e forse improbo per qualcuno. Ma è ciò che mi aspetterei da un sindaco.
E invece i sindaci della zona hanno avviato una canea che è montata di post in post. Tra inviti – i soliti demenziali leoni da tastiera – a sgomberare, con la forza dei bravi cittadini, il rave e celebrazioni per la morte di uno dei ragazzi (annegato nel vicino lago di Mezzano).
La canea è montata risalendo la filiera dello sciacallaggio, fino ad arrivare a coinvolgere i principi di questa antica e miserabile arte. E così ecco che Salvini ha preso la palla al balzo per continuare la sua polemica con il ministero dell’Interno.
In tutto questo i mezzi d’informazione non hanno mancato di dare il proprio contributo e stamani il Tirreno è uscito urlando in prima pagina la notizia di un secondo morto durante il rave (nei commenti vi metto le immagini).
L’articolo era un mirabile esempio di come non si debba fare giornalismo, dato che la notizia, urlata nel titolo, nel pezzo non aveva fonte. Veniva detto che c’era un secondo morto ma senza dire da dove veniva la notizia.
Nel breve volgere di qualche ora, l’ annuncio si è rivelato falso. Il Tirreno avrà forse venduto qualche copia in più, ma il prezzo pagato è una figura che ciascuno può giudicare da sè.
Dispiace dire che nelle edizioni online anche altri hanno seguito la panzana del secondo morto senza fonte.
Tralascio, per carità di patria, di soffermarmi sui commenti indegni letti su Facebook intorno a questa vicenda. Allego giusto un esempio di ciò che si trovava a commento della notizia del ragazzo di 24 anni morto annegato nel lago di Mezzano.
Nel frattempo siamo giunti al punto in cui chiunque di sente autorizzato a dire alle forze dell’ordine come fare il proprio mestiere. E si leggono deliri di ogni sorta.
È una vicenda nata male e che probabilmente finirà peggio.
L’idea che si debba cercare una forma di dialogo, di confronto, di inevitabile agire politico è ormai del tutto tramontata. Quelle migliaia di ragazzi vanno semplicemente rifiutati, come non avessero diritto ad esistere. Eppure ci sono. E allora che si fa?
Si fa a scaricabarile. Come si fa con gli zingari’ad esempio. Li si ghettizza e li si usa per fare campagna elettorale. Come si fa con tutto ciò che non ci piace e che non vogliamo affrontare. E se un atteggiamento del genere posso almeno capirlo nel signore intimorito che si fa leone da tastiera al grido di “l’ammazzerei tutti”, non posso accettarlo o giustificarlo da amministratori e politici, che preferiscono fare gli sciacalli invece del loro difficile mestiere.
Tommaso Ino Ciuffoletti (da Facebook)

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