“Hate speech”, odio mostrato da molti in rete, dai leoni da tastiera che vanno oltre la buona creanza. E di più. Spesso senza motivo. Soltanto perché sono arrabbiati con la vita. E devono sfogarsi con qualcuno. E’ un fenomeno tristemente in espansione che sta lentamente rovinando la comunicazione tra gli utenti che affollano i social. Ma a cosa è dovuta l’aggressività comunicativa presente nei social network. Perché alcuni non riescono ad avere un dialogo sereno con le altre persone che navigano in rete?
La rete è così chiamata per la sua capacità di favorire la comunicazione e l’interconnessione tra individui in tutte le parti del mondo. Ormai la rete rappresenta una realtà che non si limita a una dimensione virtuale, ma che origina tutta una serie di conseguenze anche nella vita reale, con ripercussioni tangibili, di carattere economico, politico e sociale. Gioie e dolori in navigazione. Molti diventano amici reali anche se a distanza e spesso si conoscono più a fondo di quelli fisicamente reali.
In questo momento di tedio generalizzato i social aiutano non poco.
Ma la pandemia ha accelerato e reso esorbitante anche l’ aggressività. Perché tutti siamo esausti. Il disagio sociale e psicologico cresce in maniera esponenziale. Qualche competente in materia sostiene che la situazione porta a stringersi in abbracci anche solo virtualmente e a volersi più bene. Altri dicono esattamente il contrario.
Sì, perché se da un lato l’avvento dei social ha messo in comunicazione tante persone, dall’altro ne ha acuito i contrasti, diventando addirittura disgregante per effetto dell’eccessiva aggressività di molti. Anche senza arrivare al fenomeno degli haters e dei troll, in netta crescita nonostante le restrizioni e i controlli applicati dai social. Con algoritmi che spesso lasciano a desiderare per come e quanto sono costruiti male.
Negli ultimi tempi ho notato che molti amici, e non solo virtuali, vengono sula mia bacheca a polemizzare, spesso sul nulla. O a mettere in discussione alcuni miei post che evidenziano il mio stato d’animo. Provato, come quello di tutti, per una situazione che sta diventando vieppiù insostenibile. La tendenza più evidente è quella di offendere chi non condivide il pensiero altrui, generalmente politico,ma non sempre, sulle linee guida del governo. Indicazioni obbligatorie o meno. Troppo spesso obbligatorie. Che pochi riescono a comprendere , interpretare, assimilare e contestualizzare. E allora da tutte le parti d’Italia si ode un grido. Libertà! in vece dei canti e cori della prima ondata di oltre 1 anno fa.
E poi ci sono le maestrine( non mi sognerei mai di definirle anche “maestrini” in onore al genere bipolare) dalla penna rossa, che sciorinano sapienze tutte personalizzate e non opinioni. Come se fossero il verbo. Ma il social dovrebbe esser una location dove si scambiano, appunto, opinioni e non dogmi. Eppure alcune persone in consuetudine educate sagge equilibrate, si avvicendano, poche ma sempre troppe, e si avventano su chi espone idee diverse dalle loro. Come i pro vax che esprimono semplicemente l’intenzione di vaccinarsi. Seppure con una certa ansia come sempre davanti alla novità, all’ignoto che ritengono comunque una scelta saggia, dopo avere ascoltato i pro e i contro. Ma non istigano nessuno a differenza dei novax che altresì sbraitano e usano termini volgari dando di branco di deficienti ottusi e capre ignoranti nonché malati di cervello, popolo bue che si lascia intruppare e iniettare veleno, mercurio e altri troiai. O inserire microchips sotto pelle. Fino ad arrivare ai negazionisti e complottisti. Che urlano contro i poteri forti, i gruppi di interesse, le lobby, le manine. O, semplicemente, LORO. Ma loro chi?
Il mio post in proposito “Prego amici che hanno voglia di polemizzare e insultare di andare altrove. Grazie. Siamo tutti provati. Per far la vita meno amara, con gentilezza garbo educazione”.
Per uscire dalla pandemia prima possibile, si è detto, fin da quando se ne è avuto sentore, sulla scia del Comitato medico scientifico e dal OMS, che l’unica possibilità è il vaccino. Una vaccinazione di massa, a livello globale per renderla efficace davvero. Ci vorrà tempo, e nessuno sa quanto, se non in ipotesi. E ognuno ha la sua. E dà i numeri. “021..22..23..24..25. Ma pare non ci siano alternative. Se non quella di un massacro dei vecchi, dei più deboli e fragili per far sopravvivere i giovani e sani. E’una scelta, ma il nostro percorso verso la civiltà con i suoi diritti, morali e materiali, è stata una rincorsa al rispetto della vita nella tutela di tutti gli esseri umani. Almeno in occidente.
Carla Ceretelli

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