Un anno difficile questo 2020 anche per la piccola editoria anche se il Governo ha ignorato l’esistenza di questa categoria di professionisti che da sempre faticosamente contendono ai grandi network editoriali quei risicati spazi di visibilità nelle librerie e sui media.
“Anno diaboli” che ha condizionato la vita e l’economia di milioni di persone nel nostro Paese e di miliardi di persone nel mondo costringendoci a rivedere quella normalità che davamo per scontata da decenni e ci faceva sentire liberi di scegliere la nostra vita.
Le “prigioni” dei vari DPCM ma più ancora quelle più subdole e letali di una massiva pressione psicologica dei media locali e nazionali ha progressivamente spento quei facili entusiasmi di una rapida ripresa e di un ritorno alla vita cui eravamo abituati: al “festoso” lockdown della prima ondata della pandemia ha fatto seguito il ping pong delle zone gialle-arancioni e rosse mentre l’inquietante martellamento di nuovi contagi, di morti, di ricoverati in terapia intensiva, di asintomatici diventati pericolosi “untori”, di ospedali ai limiti del collasso, ha fiaccato lo spirito anche dei più coraggiosi rendendo la “seconda ondata” un incubo dal quale non ci siamo ancora ripresi nonostante “la luce” di un salvivifico vaccino giunto con fin troppa rapidità a metter fine ad un virus che lascerà strascichi non meno letali nell’economia nazionale e internazionale.
Dentro questo scenario si è mossa, ma forse muoversi è quasi un ottimistico eufemismo, la piccola editoria della quale faccio ormai parte, in qualità di editore, da circa un lustro dopo aver speso per un quarto di secolo la mia opera all’interno di case editrici piccole e grandi. Pubblicare un libro è un impegno economico non indifferente ma più ancora è un impegno morale verso l’autore al quale si promette di portarlo, attraverso i collaudati strumenti delle presentazioni, delle fiere, delle manifestazioni culturali, delle librerie, a contatto con i lettori ai quali il suo lavoro è destinato.
Se non è cosa facile normalmente, in questo 2020 è stata impresa ai limiti dell’impossibilità: fiere annullate, presentazioni dal vivo praticamente quasi inesistenti, manifestazioni idem, librerie chiuse o quasi interdette al pubblico al quale o era vietato uscire di casa o limitato l’ingresso nei negozi. È esploso l’on line e il web si è caricato di eventi in diretta o registrati che si affannavano a imitare ciò che si era fatto dal vivo. Meritorio sforzo per ridurre i danni ma sinceramente ben lontano da quel rapporto dal vivo nel quale l’emozione passa a fil di pelle anziché a fil di schermo e dove autore e pubblico si parlano con un gesto istintivo, con uno sguardo più profondo, col solo prendere in mano il libro per sfogliarlo. Gesti apparentemente normali che, dopo ciò che abbiamo vissuto (e stiamo ancora vivendo), comprendiamo che valore possono avere, che capacità hanno di creare quel ponte emozionale che può legare un libro ad un lettore, un autore al suo pubblico che conquista in una sala pubblica o in una libreria.
Ma a dispetto di queste limitazioni, delle difficoltà, dello stato d’animo generale che non è stato sempre predisposto alla lettura nonostante il maggior tempo a disposizione, molti libri sono usciti; in molti casi, titoli che si sono caratterizzati per un maggiore “spessore” di contenuti quasi che il clima che stavamo vivendo richiedesse storie più consistenti perché meritasse leggerle.
Anche dreamBOOK, la mia “piccola” casa editrice, non si è tirata indietro e tra le molte proposte che mi erano giunte, ho cercato di far uscire storie che potessero lasciare un segno: linguaggi e stili diversi, diversi generi, ma in ognuno ho trovato “un senso” per questi nostri giorni, una ragione per la quale potessero trovare spazio in questo assurdo 2020 “anno bisesto, anno funesto” come dice un vecchio adagio.

E’, per esempio, il caso dell’autore pisano Daniele Scasseddu che con il suo thriller HIMA, ambientato a Pisa, ci conduce nell’oscuro e torbido mondo del dark web in un intreccio che dal capoluogo toscano ci porta nel mondo in un rocambolesco gioco di identità segrete e colpi di scena.

Di tutt’altro genere, ma non meno suggestivo, il romanzo di Tiziana De Felice, La Novia, ambientato nella Calabria dei primi anni ’60. Il dramma di una giovane donna costretta ad un matrimonio di convenienza coinvolge figure chiave del piccolo paese, prigioniere e vittime delle regole sociali che alimentano sordide manipolazioni e assurde violenze.
Un altro thriller, La notte del predatore di Enrico Zàrin, ambientato in una Savona nella quale i mutamenti climatici hanno ridotto a solo tre ore di luce rendendo la vita precaria e sottoposta alle violenze delle bande che terrorizzano la città, vede la presenza, accanto a killer spietati, di una creatura mostruosa nata dall’intreccio di faune locali delle isole Galapagos, il Depredador. l’Agente dell’FBI Oran, la detective Marvel e un dj locale avranno il difficile compito di riportare ordine nella città allontanando l’ombra terrifica del mostro.

Annamaria Bianchi, psicoterapeuta a indirizzo junghiano, ci offre invece una suggestiva saga familiare, Parlerò di te. “…due donne una di fronte all’altra. Il racconto di una storia. Anna Giulia è una cantante lirica, e in Teatro deve interpretare la Tosca di Giacomo Puccini. Ha appena saputo di alcune lettere ritrovate dentro una valigia. Sono del Maestro. Parlano di una donna e di un amore segreto di cento anni prima. Il nome della donna è Giulia Manfredi. Una corrente invisibile trascina la protagonista verso una storia che pretende di essere scoperta”.

Ultima uscita il romanzo a due mani di Regina Caterina e Duilio Loi Panni Sporchi: nella camera dell’hospice dove Mauro vive gli ultimi giorni della sua vita, sedato permanentemente per sua scelta, si consuma l’estremo tentativo di Anna di dare un significato alle sofferenze, ai soprusi, alle violenze e alle umiliazioni subite nei lunghi anni di matrimonio, cercando risposte che resteranno chiuse nel silenzio di un uomo che, a sua volta, porta con sé un doloroso segreto mai condiviso.

E come non ricordare, proprio in questi giorni, ‘0 Presepe d’ ‘e fetiente, ironica, istruttiva e irriverente favola di Natale per adulti ambientata a Napoli scritta dalla giovane autrice partenopea Annunziata Zinardi.

Anche OBIZUTH La ladra di bambini di Deborah Somma ha un posto importante in questa carrellata di titoli: Linda Tedeschi è l’architetto di punta di un prestigioso studio di Milano con sedi in tutto il mondo. Da qualche tempo il suo capo, piccato da un suo rifiuto, le sta affidando solo lavori poco impegnativi. Nuovi stimoli non tarderanno ad arrivare quando, forse per punizione, viene trasferita nella sede di Rio de Janeiro per un anno. Siamo alla vigilia delle Olimpiadi e la città deve essere messa a nuovo per gli ospiti internazionali: miseria, delinquenza, violenza e degrado dovranno essere nascoste o eliminate. Ma Rio è la città delle favelas e non è facile fare i conti con i milioni di abitanti di quegli alveari che sopravvivono al di fuori della legalità rendendo lecita ogni cosa, anche la più aberrante. Due incontri inaspettati la condurranno a scoprire due volti dell’amore: quello per un uomo che davvero lo merita e quello per dei giovanissimi abitanti delle favelas, vittime e carnefici di una violenza che li ha segnati profondamente. Verso di loro si mostrerà capace di agire anche fuori dalla legge certa della bontà delle sue scelte e della necessità di offrire loro un’alternativa al degrado e alla morte fisica e morale.

OK non si fermano alla narrativa: ironico, irriverente, appassionato Cronache della Peste – Ovvero l’Italia al tempo del Covid di Andrea Marcigliano è il ritratto di un’Italia vittima non solo di un virus ma di un sistema capace di alterare gli equilibri economici, sociali e personali. Pagine appassionate e al contempo lucide, testimonianze di una “varia umanità” che l’autore incontra o osserva con spirito di comprensione ma anche di attenta analisi critica. “Non si tratta di un trattato – scrive l’autore – né di un libello polemico. Neppure di un romanzo. Sono cronache. Di fatti e di pensieri, stati d’animo e fantasie nati nella solitudine imposta dal lockdown…”
Stefano Mecenate

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