
Logica vorrebbe che il governo andasse avanti fino al termine della legislatura, cioè fino al 2023. La forte impennata della pandemia e il bisogno urgente di provvedimenti per l’economia, con la valanga di miliardi da utilizzare, lo richiedono fortemente. Ma sappiamo anche che la logica, nelle vicende politiche italiane, viene troppo spesso mandata in soffitta, soprattutto se i motivi che la contrastano sono futili. E, infatti, non è da escludere che a compromettere la durata in vita del Conte 2 siano i contorcimenti di uno dei partiti di governo, il 5Stelle, e, persino, le ambizioni niente di meno che di Alessandro Di Battista, smanioso di recuperare un ruolo di primo piano nei piani alti del movimento.
E’ un motivo in più per prepararsi alla bisogna: sia che si vada alle urne nel 2023, sia che le consultazioni si svolgano in tempi più ravvicinati, magari per evitare il fastidio di una nuova legge elettorale che non tutti sembrano desiderare, avendo valutato che non a tutti converrebbe. Indubbiamente, lo schieramento già pronto ad affrontare il voto, e smanioso di farlo, è quello di centrodestra, favorito dai sondaggi. E, nonostante le impreviste delusioni, persino il responso delle ultime elezioni regionali dimostra che, se si votasse per il nuovo parlamento, vincitrice sarebbe la coalizione di centrodestra. Infatti, le vittorie di Giani in Toscana, De Luca in Campania e Emiliano in Puglia, cioè nelle tre Regioni conquistate da centrosinistra, sono dovute a condizioni non presenti sul piano nazionale. La elezione diretta del Presidente, prevista dal sistema elettorale in vigore ha consentito ai tre candidati di centrosinistra, candidati forti ognuno a modo suo, di coagulare consensi che invece, per la maggior parte, restano inutilizzati quando si vota per le Assemblee parlamentari. Ancora più chiaramente: Giani, De Luca ed Emiliano erano candidati del PD, partito ben lontano dalla percentuale di voti necessaria alla vittoria. Colmare questa differenza, come è riuscito loro, e prima ancora al presidente della Emilia-Romagna, Bonaccini, è impossibile senza qualche evento capace di incidere, modificandolo, sull’attuale rapporto di forze. Il PD è troppo solo e troppo piccolo per colmare la differenza rispetto al centrodestra. Le vie possono essere due. La più logica sarebbe quella della nascita di una forza ispirata dalla cultura laica e liberalsocialista, alla quale potrebbero intanto aderire le piccole formazioni di Renzi, Calenda, Bonino e l’insieme dello sparpagliatissima galassia che si richiama ai valori che furono dei partiti socialisti e laici. Dico subito che è la via più logica, ma anche la più difficile. Si tratta di un universo troppo autoreferenziale, come singoli e come soggetti politici. Non ce la fanno a stare insieme per cinque minuti, senza litigare e guardarsi con diffidenza vicendevolmente. Dunque, non ci credo. La seconda via è proprio quella che ha avuto successo nelle recenti elezioni regionali. Un’opera paziente di aggregazione di tantissime realtà in sintonia con i valori della modernità, del riformismo, della laicità, dello sviluppo rispettoso dell’ambiente, della tutela delle categorie più deboli e dei soggetti fragili. Una aggregazione alla quale dovrebbe lavorare pazientemente Zingaretti con il suo PD, per i quali potrebbe rivelarsi tragica l’illusione di coltivare un futuro poggiato su Conte e sui 5Stelle investiti da una crisi irreversibile. Non è detto che le vie non debbano essere perseguite entrambe. A cominciare da ieri, non da domani: di tempo se ne è perso anche troppo. A danno del centrosinistra ed anche del Paese che ha bisogno di trovare un sistema di alternanza basato su pilastri solidi.
Nicola Cariglia

Caro direttore non condivido la tua analisi in quanto la relazione tra candidati regionali e il segretario Pd e’ illogica per me . Emiliano e’ un populista e arraffa da ogni dove , DeLuca e’ un leghista di dx prestatosi per comodita’ alla sx , Giani probabilmente e’ il piu puro ma vive in una regione dove impera la sx da sempre per meriti gestionali ma anche clientelari .
Ergo il confronto con il “povero” segretario nazionale chiunque sia diventa impietoso . Gc
Caro Guido,
lei mette a confronto le persone. Io ho scritto, nel mio articolo, del metodo. Difficile dire se siamo in accordo o in disaccordo quando parliamo di cose diverse.
Le vie possono essere due. La più logica sarebbe quella della nascita di una forza ispirata dalla cultura laica e liberalsocialista, alla quale potrebbero intanto aderire le piccole formazioni di Renzi, Calenda, Bonino e l’insieme dello sparpagliatissima galassia che si richiama ai valori che furono dei partiti socialisti e laici. Dico subito che è la via più logica, ma anche la più difficile. Si tratta di un universo troppo autoreferenziale, come singoli e come soggetti politici. Non ce la fanno a stare insieme per cinque minuti, senza litigare e guardarsi con diffidenza vicendevolmente. Dunque, non ci credo. La seconda via è proprio quella che ha avuto successo nelle recenti elezioni regionali. Un’opera paziente di aggregazione di tantissime realtà in sintonia con i valori della modernità, del riformismo, della laicità, dello sviluppo rispettoso dell’ambiente, della tutela delle categorie più deboli e dei soggetti fragili. Una aggregazione alla quale dovrebbe lavorare pazientemente Zingaretti con il suo PD, per i quali potrebbe rivelarsi tragica l’illusione di coltivare un futuro poggiato su Conte e sui 5Stelle investiti da una crisi irreversibile.