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Paradosso PD: ieri aggressivo coi socialisti oggi remissivo coi 5Stelle

Al PD converrebbe guardare al partito che non c’è e farsi promotore di una aggregazione che comprenda i ceti produttivi sempre più smarriti, e tutti coloro che sentendo il richiamo non del populismo ma della cultura laica e riformista, guardano all’Europa.

di Nicola Cariglia | 29 Giugno 2020

E’ paradossale, ma si spiega benissimo alla luce della storia della sinistra italiana dell’ultimo secolo. Il PD si trova oggi imbrigliato in una situazione dalla quale è difficilissimo uscire perché è con gli alleati 5Stelle tanto remissivo quanto il PCI, PDS,DS fu aggressivo nei confronti dei partiti riformisti.

Fino dalla nascita, ovvero dalla scissione di Livorno del 1921, il PCI si dimostrò tanto leninista che di più sarebbe stato impossibile. Subito orientò la sua azione attraverso due pilastri ideologici: il primo, ‘pas d’ennemis à gauche’ , ovvero non avrai altra sinistra che noi e chi ci prova è un impostore che fa il gioco del nemico. Il secondo pilastro partiva dal medesimo presupposto di essere i soli ad avere ragione: i riformisti non sono di sinistra. Mentono e sono venduti al capitale: per cui, meglio impedire le loro riforme per mantenere una situazione idonea a quella rivoluzione che presto saremo noi a fare. Ed è questo secondo pilastro che ha impedito all’Italia, unico fra i paesi europei, di avere una moderna sinistra riformista in alternativa feconda ad uno schieramento di destra moderata.

Fu così, infatti, che Giacomo Matteotti fu giudicato da Antonio Gramsci, dopo il suo assassinio fascista, “cavaliere del nulla”, Saragat ed i socialdemocratici furono moralmente linciati nelle piazze per la loro scelta per la democrazia e contro il comunismo, e Bettino Craxi aggredito continuamente per avere spostato il PSI nel solco del socialismo riformista europeo. Dopo la caduta del muro di Berlino, il PCI cambiò pelle, essendo il comunismo diventato un prodotto senza adeguato mercato. Dopo vari tentativi, ritenne di avere trovato la soluzione dando vita al PD con gli eredi della sinistra democristiana, senza nemmeno provare ad aggregare gli eredi del socialismo riformista. E siccome i pregiudizi sono duri a morire e parlano più delle declamazioni di principio, il nuovo partito si presentò subito in contraddizione con se medesimo. Veltroni, il primo segretario, dopo avere proclamato la “vocazione maggioritaria” della nuova creatura, negò per le elezioni del 2008, l’apparentamento, cioè la sopravvivenza parlamentare al PSI, ma la concesse a Di Pietro. Nessuno ha mai spiegato perché a Di Pietro venne fatto questo favore, dopo che già gli era stato regalato un seggio parlamentare nella roccaforte toscana del Mugello. Motivi di gratitudine? Convinzione di un radioso futuro, rivoluzionario o riformista con il PM di mani pulite? Interrogativi che, forse, saranno sciolti dagli storici.

Ai dirigenti attuali del PD spetta, invece, uscire dalla gabbia dell’ alleanza con i 5Stelle. Ovvero, dal modo in cui la stanno gestendo. Perché stringerla, per un partito che aspira a rappresentare l’architrave del sistema, non è stata una decisione sbagliata. Sbagliato sarebbe, però, pensare di farne il perno per costruire il futuro, ripetendo, oltretutto, gli errori del passato. Assecondare gli alleati di governo nelle loro impuntature demagogiche (taglio dei parlamentari, vitalizi, Mes, abolizione della prescrizione e simili giaculatorie fasciostaliniste) lascerebbe il PD con un pugno di mosche e con l’immagine di una forza incapace di adeguarsi alle democrazie occidentali. Così come coltivare l’illusione di mettersi al traino della popolarità di Conte, dovuta anche alla remissività del PD. Piuttosto converrebbe guardare al partito che non c’è e farsi promotore di una aggregazione che comprenda i ceti produttivi sempre più smarriti, e tutti coloro che sentendo il richiamo non del populismo ma della cultura laica e riformista, guardano all’Europa. E’ venuto il momento, per il PD, di giocare in proprio e farsi promotore di questa nuova aggregazione. Non è detto che porti alla vittoria. Ma, almeno, servirà a rimettere sui giusti binari il convoglio.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: abolizione, bettino craxi, caduta del muro, comunismo, craxi, democrazia, di pietro, elezioni, futuro, governo, livorno, mani pulite, mercato, paesi europei, pd, psi, riforme, sinistra italiana, sinistra riformista, Socialdemocratici, socialismo, socialismo riformista, socialisti, soluzione, toscana

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giampaolo Mercanzin

    29 Giugno 2020 alle 13:56

    Il PD è il partito degli SCONFITTI DALLA STORIA!

    Rispondi
  2. Daniela Piesco

    29 Giugno 2020 alle 13:50

    Fu così, infatti, che Giacomo Matteotti fu giudicato da Antonio Gramsci, dopo il suo assassinio fascista, “cavaliere del nulla”, Saragat ed i socialdemocratici furono moralmente linciati nelle piazze per la loro scelta per la democrazia e contro il comunismo, e Bettino Craxi aggredito continuamente peravere spostato il PSI nel solco del socialismo riformista europeo.

    Rispondi
  3. FAUSTO ORAZI

    29 Giugno 2020 alle 12:16

    paragonare il PCI al PD è veramente ridicolo. Non so se lo fa per ignoranza, oppure perchè pensa che comunque tutti abbiano l’anello al naso. Non so se ha ragione o no su riformisti, Gramsci, ecc. Ma paragonare le due cose è veramente da terza elementare. Il treno PCI-PDS-DS-PD è veramente un falso storico e politico. E Turati ha questo qui come erede? Si rivolta nella tomba.

    Rispondi
    • Giampaolo Mercanzin

      29 Giugno 2020 alle 14:03

      iI PCI ed i suoi surrogati, hanno costituito con la “sinistra DC” (ex dossettiani e lapirani) un partIto di integralisti senza ideali, ma impregnati di ideologia. Già lo diceva Macchiavelli: Non si governa con i PADRENOSTRI!

      Rispondi
    • n.c.

      29 Giugno 2020 alle 15:04

      Temo che lei non conosca nemmeno il significato della parola “paragonare”, visto che la usa a sproposito. Il resto della sua crassa ignoranza rende inutile proseguire una pur minima e superficiale discussione. Ma non disperi: spesso nella ignoranza si può rinvenire una via per la serenità.

      Rispondi

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