Fu chiamata Grande Guerra, quella del 1914-1918. E drammaticamente grande fu per il numero dei paesi coinvolti (27) e delle vittime, solo per l’Italia se ne contarono 1 milione tra militari e civili. Su scala mondiale 37 milioni fu il triste computo di morti, feriti, mutilati. Una sciagura che nel nostro Paese spazzò via quasi un’intera generazione. Provocò trasformazioni politiche, economiche, culturali, di costume, di identità nazionale. Perciò la narrazione ‘vera’ della Grande Guerra non ce lo consegnano tanto i libri di storia, quanto i fatti e le testimonianze di milioni di eroi-non-eroi che ne furono, volenti o no, protagonisti, insieme alle loro famiglie in pena, ai piccoli mondi (rurali, di paese, urbani) da cui provenivano. Sono quelli i racconti che ci offrono la reale percezione di cosa significò il conflitto mondiale in termini umani e sociali. C’è poi da dire che la storiografia – anche quella riferita a fatti e personaggi di piccola scala – raramente racconta delle donne, che furono vittime ed eroine non meno degli uomini. A restituirci la memoria di alcune di esse è uscito un bellissimo libro di Ilaria Tuti, “Fiore di roccia” (Longanesi). Narra di coloro che venivano chiamate “le Portatrici”. Donne di tutte le età (qualcuna ancora bambina) che ogni mattina riempivano le loro gerle di viveri, medicinali, munizioni, e camminando per ore con la neve alle ginocchia raggiungevano i soldati al fronte: “Anin, senò chei biadaz ai murin encje di fan” (“Andiamo, altrimenti quei poveretti muoiono anche di fame”). Furono, queste, le parole di Maria Plozner Mentil, una di quelle donne esistite veramente che il 15 febbraio 1916, mentre si stava riposando assieme all’amica Rosalia Primus Bellina di Cleulis, venne colpita a morte da un cecchino austriaco. Le Portatrici percorrevano gli antichi sentieri della fienagione, si arrampicavano con gli scarpetz ai piedi, si aggrappavano agli speroni con tutte le loro forze come fanno le stelle alpine, i “fiori di roccia”. Trasportavano vita, ma anche sofferenza e morte, come quando, svuotate le gerle, riscendevano con le barelle dei feriti da curare o i defunti da seppellire. Il romanzo di Ilaria Tuti narra il sacrificio e il coraggio di queste donne contadine, umili e tenaci, concrete e generose: “Se non rispondiamo noi donne a questo grido d’aiuto, non lo farà nessun altro. Non c’è nessun altro”. Donne in guerra, ma donne di pace. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/ilaria-tuti-ricorda-le-portatrici-eroine-della-grande-guerra_3062.html
Ilaria Tuti ricorda le “portatrici”, eroine della Grande Guerra
Info Luigi Oliveto
giornalista e scrittore. Ha pubblicato i saggi: La grazia del dubbio (1990), La festa difficile (2001; 2003; seconda edizione accresciuta), Il paesaggio senese nelle pagine della letteratura (2002), Siena d’Autore. Guida letteraria della città e delle sue terre (2004). Suoi scritti sono compresi nei volumi collettanei: Musica senza schemi per una società nuova (1977), La poesia italiana negli anni Settanta (1980), Discorsi per il Tricolore (1999). Arricchiti con propri contributi critici, ha curato il libri: InCanti di Siena (1988), Di Siena, del Palio e d’altre storie. Biografia e bibliografia degli scritti di Arrigo Pecchili (1988), Dina Ferri. Quaderno del nulla (1999), la silloge poetica di Arrigo Pecchioli L’amata mia di pietra (2002), Di Siena la canzone. Canti della tradizione popolare senese (2004). Così come è curatore, insieme a Carlo Fini, del libro di Pecchioli Chi la sa non la insegna. Raccolta di proverbi e modi di dire senesi (1995), dell’intervista di Mario Luzi realizzata per il calendario – libro Le Crete e la Val d’Orcia. Un terra di celeste stella (2000), dei volumi Mi guarda Siena con testi di Mario Luzi e immagini fotografiche di Pepi Merisio (2002) e Toscana Mater (2004) con testi di Mario Luzi e foto degli Archivi Alinari. Suoi anche i testi della guida Castelnuovo Berardenga. Storia, arte, natura e tradizioni (2007) e dell’album Indy e Lib (la “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” adatta per i bambini delle scuole elementari) giunto alla terza edizione. Oliveto è anche autore/sceneggiatore del documentario televisivo La città raccontata (2004) e, per la parte dei testi, del documentario Palio (2006) pubblicato in dvd. Nel 2007 ha curato il libro Qui sostò l’eroe. Garibaldi in terra di Siena (2007, primamedia editore). Nel 2011 ha scritto Giosué Carducci.Una vita da poeta e nel 2012 Giovanni Pascoli. Il poeta delle cose (primamedia editore). Da oltre dieci anni tiene una rubrica (Aforismi del giorno dopo) sul Corriere di Siena. Nel 2006 la sua attività pubblicistica trova un significativo riconoscimento con la menzione speciale al Premio giornalistico “Paolo Frajese”. È direttore responsabile di Sienalibri.it, portale di cultura e promozione libraria.

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