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Italia: Corrotti e corruttori senza vergogna, cittadini senza indignazione

Quando un individuo sperimenta la corruzione, ne rimane colpito al primo impatto, ma quando questa diventa consuetudine, entra a far parte della quotidianità, allora è tollerata e accettata come fosse legale.

di Vincenzo Musacchio | 4 Giugno 2020

Il malaffare dilaga ovunque. Con metodi sempre più progrediti: non c’è categoria professionale e sociale che non ne sia colpita. I corrotti e i corruttori si sono moltiplicati in maniera esponenziale. Il nostro Paese scambia sempre più spesso la disonestà per abilità. In Italia la lotta alla corruzione, alle mafie, all’evasione fiscale non sarà mai vinta, perché queste aberrazioni fanno parte di un costume diffuso, dove la raccomandazione, la parentela, il nepotismo secolare, la conoscenza, lo scambio di favori, in una parola, la “cupola familistica” ha preso il sopravvento sul riconoscimento dei valori umani e sui diritti della persona. Il merito, i concorsi, gli avanzamenti di carriera, la misurazione della competenza e dell’efficienza, l’attenzione per i bisogni dell’utenza, sono una chimera. Una volta, tanto tempo fa, i delinquenti scoperti provavano vergogna. Vivevano cioè quel profondo e amaro turbamento interiore che assale quando ci si rende conto di aver agito o parlato in maniera riprovevole o disonorevole. Una volta c’era la vergogna che poteva avere effetti di esclusione sociale e costringeva a lunghi percorsi interiori per ritrovare se stessi e il senso dell’onestà. A dire il vero, c’è ancora questo senso, ma, purtroppo, in pochissime persone. Da qualche tempo, disgraziatamente, sembra avanzare e prevalere il suo opposto che si associa all’assoluta mancanza di vergogna e addirittura all’ostentazione della disonestà, quasi fosse un titolo di merito. Non hanno vergogna i politici che fanno promesse esorbitanti, non le mantengono e quando vien loro fatto notare sorridono quasi a dirti “e allora?”, anziché chiedere scusa vergognosamente, con la coda tra le gambe. Aveva ragione Oriana Fallaci quando scriveva che l’Italia fosse “un Paese così fazioso, così avvelenato dalle sue meschinerie tribali dove si odiano anche all’interno dei partiti. Non riescono a stare insieme nemmeno quando hanno lo stesso emblema, lo stesso distintivo. Gelosi, biliosi, vanitosi, piccini, non pensano che ai propri interessi personali”. Non si vergognano i corrotti e i corruttori soprattutto quegli uomini politici, capaci di non battere ciglio di fronte ad un disonore pubblico. Ciò che accade ormai tutti i giorni diventa normale e tollerato. Chi è condannato per corruzione va in televisione a spiegare come si lotta il malaffare! Quando un individuo sperimenta la corruzione, ne rimane colpito al primo impatto, ma quando questa diventa consuetudine, entra a far parte della quotidianità, allora è tollerata e accettata come fosse legale. Un fallimento morale, politico e sociale senza limiti. Per dirla con Corrado Alvaro: “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile”. Non si vergognano gli evasori che in Italia evadono per circa 110 miliardi di euro. Questo individualismo, infatti, ci spinge a occuparci esclusivamente del bene del nostro nucleo familiare, presupponendo che anche tutti gli altri facciano lo stesso e che pensino esclusivamente ai propri interessi: in questo modo non è attivato quel meccanismo di reciproca fiducia nell’altro che permette lo sviluppo di un’idea di bene comune cui la comunità deve tendere e per il quale deve agire. Così in una società dove è forte il “familismo amorale”, difficilmente, si riuscirà a sviluppare il concetto di collettività e di Stato. Di conseguenza anche basilari leggi per la pacifica convivenza come il mettersi in fila davanti ad uno sportello o pagare le tasse non saranno rispettate, proprio perché manca alla base l’idea di un bene comune. Non si vergognano i razzisti e i violenti, anzi si manifestano con orgoglio e lo esternano con autocompiacimento. Si vuole far sapere. Ci si vanta. Questo fa davvero paura. Questo è il male del nostro tempo che dobbiamo combattere con tutta la nostra forza e determinazione. Le persone si voltano dall’altra parte o appoggiano a viso aperto questi sentimenti che fanno orrore. Non c’è vergogna ma condivisione. Non si vergognano oggi quei magistrati che ci hanno fatto assistere a scene aberranti nell’amministrazione della Giustizia! C’è anche tra loro la perdita del senso della vergogna. Nella rissa quotidiana sono sempre gli altri che si devono vergognare e non c’è mai chi ammette di avere sbagliato. Io credo che la capacità di vergognarsi sia uno strumento fondamentale per la salute morale degli individui e della collettività. Se ci si rifiuta di provare vergogna per pratiche sempre più inaccettabili, si scoprirà di essere malati quando la patologia è già a uno stadio avanzato ed è troppo tardi per curarsi. La dimostrazione è nelle risposte stupefacenti dei soggetti coinvolti, i quali dichiarano – e forse ne sono davvero convinti – di non aver fatto nulla di male perché questo è il sistema e così bisogna fare per sopravvivere. Così accade che chi non dovrebbe vergognarsi si vergogna, e chi dovrebbe, invece, ridacchia e ne fa un vanto. La corruzione è promossa a virtù e non ci si vergogna più di rubare, apertamente. Speranze di salvezza? Pochissime. Come dice Aldo Busi, forse è arrivata l’ora che gli italiani scendano in piazza a protestare contro loro stessi!

Vincenzo Musacchio

Pubblicato in : EditorialeTag: convivenza, euro, fallimento, italia, merito, persone, scambio, sviluppo, tasse

Info Vincenzo Musacchio

Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, è associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). E’ ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla criminalità organizzata del Royal United Services Institute di Londra. E’ stato allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Giuseppe C.

    4 Giugno 2020 alle 14:46

    Il mio ex datore di lavoro era il Tricolore, e non i vari Direttori che ho avuto in oltre 41 anni di servizio, dove ne ho visto di tanti colori. Mio nonno Cavaliere di Vittorio Veneto mi ha insegnato l’amor di Patria. Oggi ma anche ieri e tempo fa, mi pare manchino diverse cose; Il Buon Senso, l’Onore, la Coscienza, naturalmente la summenzionata vergogna. Abbiamo tanta capacità che il Mondo ci invidia, però mancano certi attributi che si ammirano generalmente il fine settimana (palle). Auspico una bella R Evoluzione per il Benessere di Tutti

    Rispondi

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