Dirigente dell’impianto dell’Anconella a Firenze, poi ingegnere capo del Comune,
l’ingegner d’Elia è stato sovrintendente a tutti i lavori, a tutte le opere riguardanti i servizi pubblici: strade e marciapiedi; acquedotto e fognature; illuminazione pubblica fino alla costituzione della S.IL.FI. ( società mista pubblico-privato ), nata dalla collaborazione con l’imprenditore Piero Branzanti di Ravenna e Claudio Bini di Firenze ….
Ricordo in particolare il biennio – 1989/1990 – della realizzazione delle prime piste ciclabili, promosse dagli assessori al traffico ( al traffico, si diceva semplicemente così, allora ) e all’ambiente. Progettisti gli architetti Aldo e Neri Andreoli per la pista-anello sui viali di circonvallazione, l’architetto Mario Preti per quella da piazza della Libertà allo stadio del Campo di Marte. Ricordo i sindaci Massimo Bogianckino e Giorgio Morales, i vicesindaci Nicola Cariglia, assessore ai lavori pubblici, e Michele Ventura, assessore allo sport, nonchè l’assessore Paolo Cappelletti che proprio insieme a Paolo d’Elia ingegnere e a Roberto Tamburri ispettore della Vigilanza Urbana condussero a realizzazione l’opera, con i finanziamenti chiesti e ottenuti grazie a “Italia Novanta”. Determinanti anche in quella occasione la guida e il controllo dell’ingegnere capo: competenza indiscussa, presenza sul posto, attenzione, puntualità. E una dote su tutte: capacità non solo di individuare tempestivamente difficoltà e problemi, ma insieme intelligenza e concretezza di proposte per risolverli. Di qualsiasi “colore” fosse l’amministrazione, chiunque fosse il sindaco ( l’indimenticato Elio Gabbuggiani comunista, o il caro Alessandro Bonsanti repubblicano, o il famoso musicista Massimo Bogianckino, socialista ), Paolo d’Elia metteva al servizio di Firenze la sua sempre preziosa, talora geniale professionalità. Al servizio della cittadinanza. Servitore dello Stato, si diceva. E lo si considerava il migliore riconoscimento.
Ha lasciato la vita terrena “dopo lunga malattia”, come ha scritto Franco Morabito in un bell’articolo, in cui D’Elia viene ricordato anche per un’altra sua felice, generosa attività, quella di presidente – e animatore! -della Canottieri Comunali in riva all’Arno. E della lunga malattia dispiace. Perchè da tempo non lo vedevamo. E perchè è difficile immaginarlo in un luogo di cura o di “riposo”. Lui che della vitalità era personale espressione, cultore del bello, della cordialità umana, del “fare” non purchessìa, ma del fare bene.
Un abbraccio ancora, caro ingegnere.
Adalberto Scarlino
(già assessore al traffico e poi al commercio di Firenze)
Citato in questo commosso ricordo di Adalberto Scarlino aggiungo due parole che mi vengono spontaneamente dal bagaglio, ora pesante, della vita che ho alle spalle. Paolo D’Elia è stato un grande Dirigente pubblico. Ricordo anch’io il suo tratto signorile e cordiale e la finissima ironia e auto-ironia: “ricordatevi – una delle frasi che più venivano ricordate da chi lavorava tra le spesse mura di Palazzo Vecchio – gli assessori passano, i dirigenti restano”. Non era una minaccia. Al contrario, era un invito a non lasciarsi tentare da atteggiamenti ruffiani e tenere la schiena dritta: consiglio sacrosanto. A me piace ricordare soprattutto una qualità dell’Ing. Paolo D’Elia: anche nelle questioni più difficili e ingarbugliate, cercava il modo di sbrogliare la matassa. Non era di quei dirigenti solleticati dalla tentazione di pronunciare “non possumus” a ripetizione, lasciando morire idee e progetti. Cercava soluzioni e si assumeva responsabilità. Basterebbe solo questo per misurare il suo spessore ed il vuoto che lascia. (n.c,)

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