Dopo Massa, anche a Grosseto una accoglienza che non si vedeva da tempo per il candidato del c-sx toscano, Eugenio Giani.
Evento organizzato dal PD, con tutti i sindaci piddini della povincia presenti, il consigliere Marras e il segretario provinciale Termine. Ma anche per i gruppi attualmente fuori dal PD, la cui presenza è stata aprezzata dagli organizzatori.
Proprio quella Grosseto che nel 2016 vide prevalere Vivarelli Colonna che strappò il Comune al c-sx. Uno dei possibili nomi che sono circolati in questi mesi, come competitor del candidato “delle 18 sigle” (per adesso, ma ancora le bocce non sono ferme).
Candidato in pectore che però ha mandato a dire che per i suoi gusti i tempi sono ormai troppo ristretti per pensare ad un suo impegno in tal senso.
Una bacchettata non da poco ai vertici nazionali, e che anche l’attuale Presidente del Consiglio regionale non manca di rilanciare sottolineando la criticità di una scelta che si aspetta da Roma, quando avrebbe dovuto essere la politica toscana di parte avversaria, ad esprimersi.
Quindi a fronte della compagine di centro-destra che ancora non ha risolto il problema dello sfidante, abbiamo un Giani tonico che prosegue imperterrito la sua lunga corsa e sul tema delle alleanze che ancora non è del tutto definito, si è detto ancora disponibile rispetto ad un accordo con i 5 Stelle.
E proprio dal fronte degli alleati del Governo nazionale, arrivano le novità più frizzanti, se così si può dire.
Renzi che ha terminato il 2 Febbraio la kermesse romana di Italia Viva, lancia stilettate a destra e manca, anche ai presunti frondisti interni che invita a tornare nel PD (ma chi sono, sarebbe interessante sapere almeno qualche nome di figliol prodigo…) assicura che il Governo durerà fino al 2023, ma dice anche che occorre una fase nuova di riforme, invita il PD a sostenere i propri emendamenti sulla questione calda del momento, quella sui tempi di prescrizione dei processi oltre il primo grado (e per inciso, anche per chi scrive, la c.d. “riforma” di Bonafede ha aspetti incostituzionali) e a Conte che non può ascriversi “ a leader dei progressisti del mondo”.
Evidentemente l’ex ragazzo di Rignano ha un qualche timore che il Primo Ministro, franato il Movimento 5 Stelle, possa essere sostenuto e riconfermato proprio dal PD per il dopo 2023 (o nel caso sempre possibile di elezioni anticipate) e strapazza anche Zingaretti reo secondo lui, di voler fare un partito unico coi pentastellati.
Ma nel frattempo è proprio sul versante delle regionali 2020 che assisteremo alle “labbrate” quelle vere, che gli alleati a Roma, non si risparmieranno (speriamo cavallerescamente) in tutta la penisola.
Ed infatti nel PD toscano circola con insistenza l’idea di fare come altrove (in E.Romagna è risultata mossa decisiva) ovvero una “Lista Giani” che raccolga quei sostenitori “di area” ma non riconducibili ai principali partiti, atto visto come fumo negli occhi dai renziani che contano di debuttare elettoralmente proprio in Toscana.
E Matteo Renzi che di certo ha molti difetti, ma non è fesso, pare abbia imposto l’aut aut e stia pensando anzi di candidarsi come capolista di Italia Viva nell’area fiorentina.
Una querelle che rimbalza immediatamente sul tavolo nazionale dato che lo stesso Renzi ha dichiarato che in Puglia non sosterrà Michele Emiliano, e questo atteggiamento “binario” al nazareno non lo incasseranno certo col sorriso sulle labbra.
Insomma c’è di che non annoiarsi fino al 24 maggio, e pure oltre.
Alessandro Silvestri

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