Sull’Ilva una sconcertante partita. I 5 Stelle riaprono il caso. Salvini esulta. Cancellare le “tutele legali” dal decreto salva imprese e’ più che schizofrenia, come teneramente ha detto l’amico Bentivogli. E’ un atto scellerato. Se il governo giallorosso nasce rimettendo la croce sull’Ilva merita di non mangiare il panettone. E si qualificherebbe subito come più che un fallimento: un tradimento. L’avesse fatta il precedente governo questa mossa, Zingaretti, Renzi e Speranza sarebbero in piazza a manifestare. Oggi c’è un imbarazzante silenzio. Ricordiamo di che si tratta: di una ingiustizia italiana. Un importante gruppo internazionale ha deciso di salvare e investire sull’Ilva di Taranto. E salvarla dal fallimento e dalla chiusura. Che sarebbe drammatica per Taranto e per l’Italia. Questo gruppo si impegna a realizzare un piano di ambientalizzazione, costoso e impegnativo. Pretende giustamente che durante l’esecuzione del piano che, ovviamente, ha i suoi tempi di implementazione, la Magistratura (Ilva è sempre sotto sequestro e, formalmente, qualunque attività nelle aree sotto sequestro potrebbero far scattare il fermo giudiziario) non approfitti dei tempi del piano per fermare tutto e colpire penalmente i dirigenti dell’azienda. E’ ovvio che non si può chiedere ad Arcelor-Mittal di sottostare a questa autentica imposizione dispotica. Ma si teme qualcosa di più grave. Perché una reazione così blanda dei sindacati? Qui sotto gatta ci cova! Ilva perde due milioni al giorno. Gli obiettivi produttivi per il 2019 stanno saltando. Si teme una stretta da parte dell’azienda? Che essa possa richiedere sacrifici per uscire dalle difficolta’? Sarebbe un gioco pericoloso e irresponsabile scambiare la “tutela legale”con nuove trattative sindacali. C’e’ il rischio che ora la corda si rompa. Nel governo piu’ di sinistra possibile si puo’ sancire la fine di una grande fabbrica. Qualcuno a Taranto si frega le mani. Arcelor -Mittal non è mai stata accettata: dai 5 Stelle, dal Governatore della Regione, da una sgangherata compagnia di populisti, Verdi e massimalisti che continua a credere nella delirante “riconversione” dell’Ilva. Vogliono che l’azienda se ne vada? Sarebbe un crimine su cui questo governo, se questo è l’esito, meriterebbe di essere chiamato a togliere il disturbo.
Umberto Minopoli (pubblicato su facebook)

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