“Che c’entra l’età anagrafica? Io son giovane dentro”. Bella sfida. La ricerca degli alibi nel non riconoscere del tutto il tempo che passa è molto diffusa. I segni dell’età possono essere annunciati come improvvisi.
Ne scrivevamo l’altra settimana a proposito dell’estate che aiuta a disvelare i segni dell’età inducendoci a scoprire pezzi di corpo che in altre stagioni tieni rigorosamente mascherati. La loro accettazione è parte della nostra costruzione dell’armonia e della felicità momentanea: si chiama adattamento. Se hai la ruga devi fartene una ragione, se ti compare una macchiolina devi conviverci.
Accanto a quelli fisici epidermici ci sono i segni comportamentali: cioè –diciamocelo- tra i 20 e i 50 anni i nostri comportamenti sulle stesse azioni cambiano. I gesti più rallentati, lo sguardo più riflessivo, un sospiro in più. E’ la natura bellezza.
Per questa nuova puntata di autocoscienza sui segni dell’età e sui giovani dentro mi sono appuntato alcuni atteggiamenti che possono essere più diffusi di quanto pensiamo. Ovviamente -come sempre- provati da me.
Sei giovane solo dentro e non nelle gambe quando inciampi in un gradino che era lì anche l’anno scorso solo che adesso il tuo piede ha ceduto un poco o il calcolo dell’altezza non è più lo stesso dell’anno prima, così ti ritrovi un po’ steso nel lato sinistro e in ginocchio col destro tra uno zaino e un giornale volati dalle mani sul pianerottolo di una casa che credevi amica.
Già. Sei giovane dentro e meno di fuori quando vedi più pericoli che occasioni, più rischi che opportunità, più in imprevisti che probabilità, ricordando Monopoli degli anni che furono.
Sei meno vecchio se ti dai un obiettivo: restaurare mobili, disegnare fumetti, pitturare, scrivere, inventare sistemi di parcheggio o anche fare alleanze con i più giovani asserendo che, più che vecchio, sei diversamente anziano.
E quello è il bello: che ti stanno a sentire perché in fondo dare un minuto ad un saggio cosa ti costa.
Sei vecchio quando racconti lo stesso aneddoto per tre volte nello stesso giorno alla stessa persona e rischi che ti stia ad ascoltare con lo stesso interesse della prima volta. Si chiama misericordia. O comprensione.
Sei un po’ vecchio quando entrando in un albergo hai uno scatto di disagio perché ti ricordi che la reception era di fronte e adesso quella nuova disposizione ti destabilizza. Sei vecchio quando continui a dirti che sei vecchio, ma anche quando ti dici che sei giovane di spirito. Ci sarà una bella via di mezzo.
Sei un po’ vecchio quando alla notizia di una malattia o di una cosiddetta dipartita di un tuo conoscente amico o collega la prima cosa che pensi e che chiedi è : quanti anni aveva?
Umano, più che umano il confronto
Sei un po’ vecchio quando sospirando sentenzi che questa città non è più quella di una volta senza considerare anche tu o soprattutto tu non sei più quello di una volta o di quella volta lì.
Sei vecchio quando fissi una persona e, accidenti, non ti viene in mente dove l’hai vista l’ultima volta forse vent’anni prima e soprattutto come si chiama, e speri che ti dia indizi inequivocabili per evitare di apparire vecchio e indovinare subito.
Sei un po’ vecchio quando la prima cosa che chiedi ad un amico o amica è “mi vedi in forma?” e loro non ti fanno neanche finire e ti sbattono le mani sulle spalle e ti danno dei pugnetti sullo sterno e ti dicono oh ma come ti vedo in forma!
Sei giovane anche se hai superato i sessanta quando ad un amico che ti dice “oh ma ti vedo nervoso” tu gli rispondi adesso che ti ho visto forse sì, ma possiamo rimediare
Sei vecchio quando entrando in un ristorante chiedi al cameriere vorrei il mio solito tavolo e magari non vai lì da un anno e quello è un cameriere arrivato la scorsa settimana.
Sei giovane anche se sei vecchio se entrando in un ristorante ti fiondi al tuo solito tavolo e contento di sederti lì, ordini il piatto tipico del ristorante di fronte. Ma la butti in ridere.
In fondo si è un po’ giovani anche da vecchi se ti guardi attorno con curiosità ed ironia e pensi che quando sei caduto sul pianerottolo poteva andare anche peggio. Che potevi fratturarti la rotula ma soprattutto che poteva uscire la signora di fronte e cominciare a ridere come ad uno spettacolo di Gino Bramieri. Accipicchia questa citazione di Bramieri è proprio da vecchio. Pazienza.
Fabrizio Binacchi

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