Paolo Mieli ama contraddirsi. Per mesi e’ stato il fautore di un lodo: se i 5 perdono le elezioni e vanno sotto il Pd, quest’ultimo deve aprire il dialogo con loro. Da posizioni di forza. Le elezioni ci sono state. Il Pd ha scavalcatoi 5 Stelle. Ma il lodo Mieli e’ andato in frantumi: i 5 Stelle hanno rinculato su Salvini, abbandonato i fatui fuochi di paglia della campagna elettorale e accettato, con supino cedimento, agenda e priorita’ della Lega. Persino sul punto piu’ importante: l’Europa. Dove da velleitarie e timide distinzioni dal sovranismo a maggio, si e’ tornati, a giugno, al fronte comune con Salvini per scassare sulla manovra e andare allo scontro con Bruxelles. Si dimostra, ancora una volta, che i lodi alla Mieli sono solo vuote velleita’: la coalizione gialloverde e’ un blocco unico. I 5S non l’hanno abbandonata persino nel momento della piu’ cocente sconfitta e discredito. Chi nel Pd ha vacillato per il lodo Mieli si faccia una ragione: l’illusione di dialogo con i grillini non e’ solo una iattura. E’ un vicolo cieco. Una prospettiva morta. Stamane Mieli, scottato dalla fine incresciosa del suo lodo, fa una giravolta di 180 gradi. E teorizza un lodo opposto. Stavolta pero’ con qualche argomento. E piu difficile da smontare. Prendendo in esame i successi socialisti in Finlandia e Spagna, Mieli vi legge un filo comune: quei due partiti hanno vinto perche’, scrive l’opinionista del Corriere, “sono riusciti a disinnescare lo scontro sui migranti”: hanno tolto alla destra estrema questo cavallo e non si sono fatti stringere su posizioni difensive di accoglienza e basta. La cosa interessante che nota Mieli , pero’, riguarda il Pd. Ed e’ oggettivamente vera. Anche se getta ombre sulla vittoria di Zingaretti (che il suo giornale ha, come altri giornaloni, sostenuto). Il Pd, scrive Mieli, avrebbe potuto anticipare le svolte della politica sui migranti degli unici socialisti ( spagnoli e finlandesi) che vincono in Europa. Aveva Minniti che e’ stato il primo “socialista” a realizzare la svolta che toglieva alla destra il cavallo delle politiche difensive sulle migrazioni. Se avesse scelto Minniti, fa capire Mieli, il Pd avrebbe anticipato i successi di spagnoli e finlandesi. La tesi non e’ peregrina. Mieli ne fa un lodo per il futuro. Nei fatti, abbandona la fissazione del dialogo con i 5S ( morto e sepolto) e indica l’opposto: disinnescare il cavallo della paura e della sicurezza, parlare all’elettorato moderato, seguire l’esempio finlandese e spagnolo e “rivalutare” l’opera del suo ministro dell’Interno. Io, personalmente, avrei tradotto la cosa cosi’: invece di inseguire farfalle o sfogliare la margherita sui 5S, il Pd annunci due ministri-ombra, Padoan all’Economia e Minniti agli Interni. E l’opposizione ai gialloverdi farebbe, finalmente, un salto di qualita’.
Umberto Minopoli (da Facebook)


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