L’autocefalia della Chiesa ortodossa Ucraina riconosciuta dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, cioè il diritto di costituire una chiesa ortodossa indipendente, è per Putin e la Russia una dura sconfitta politica. Lo è anche dal punto di vista religioso, ma lo è molto di più da quello politico. Migliaia di persone si sono in questi giorni riunite nella piazza Sofijvs’ka a Kyiv per mostrare riconoscenza al Patriarca. Dal punto di vista dell’emancipazione dell’ Ucraina, questo è secondo solo alla loro indipendenza raggiunta ufficialmente nell’agosto del 1991. Finisce così un giogo, che si era manifestato dai tempi di Ivan il Terribile e che con la crisi dell’ Hetmanato, nel 1689 aveva visto la sottomissione della più antica chiesa ortodossa di Kyiv a quella di Mosca. Alcuni, dal punto di vista religioso, ritengono l’autocefalia ucraina, un evento pari allo scisma della Chiesa d’Occidente con quella d’Oriente avvenuta nel 1054. Il pericolo, però, è evidente e temuto. Putin rischia la faccia e dopo la guerra in Cecenia, l’occupazione di parte della Georgia e della penisola ucraina di Crimea potrebbe facilmente cominciare altre pressioni militari terrestri e marittime sia nel Mar Nero che in quello d’Azov. E’ un pericolo concreto e storico allo stesso tempo. La scusa è la medesima di sempre: difendere il diritto di proteggere i cittadini russi e la chiesa di Mosca in Ucraina. Poco dopo, infatti, il riconoscimento dell’indipendenza della Chiesa Ortodossa di Kyiv, Mosca ha dichiarato il suo distacco da quella di Costantinopoli. L’arroganza di Mosca si ripete. Nella Storia questo fu uno dei motivi del conflitto con l’Impero Ottomano che infine sfociò con la guerra di Crimea del 1854. Ma la scusa della difesa del popolo sovietico fu usata anche nel 1939 da Stalin per occupare l’Ucraina occidentale e la Bielorussia, annettendole. Oggi potrebbe toccare alle città ucraine di Mariupol o a Odessa, che fu anche terra di mazziniani e garibaldini. Dunque, nulla di veramente religioso si nasconde dietro questa sconfitta, ma l’arroganza di una chiesa, quella di Mosca che da generazioni era infiltrata da uomini del KGB e oggi dall’FSB. La teologia, qui entra da una porta sola e non è quella di Mosca abituata a minacciare. Le conseguenze di scuse del genere sono preoccupanti e il rischio di provocazioni e azioni da guerriglia, potrebbero portare a drammatiche circostanze da non sottovalutare. Perché tutto questo accanimento ? Perché il mito dell’impero sovietico e Russo si sta sgretolando sotto gli occhi della nomenclatura russa che ne ha fatto un pilastro del nuovo regime, sensibile alle aspettative dei russi che rimpiangono i giorni per loro gloriosi del secolo trascorso. Fu Elzin a portare alla ribalta Putin che già aveva affamato Pietroburgo per una mera questione di alta speculazione. Questo passo trasformò la possibilità di far divenire una democrazia di tipo occidentale un paese che era ormai ai limiti della sua esistenza. Sarebbe stata una logica conseguenza e un elemento importante di pace e prosperità. Al contrario, innestato in un contesto di banditismo estremo sfociato dal crollo del muro, Putin, ha incarnato il peggio dell’animo umano riecheggiando esempi terribili del passato.
Enrico Martelloni

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