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Fuori dall’euro: sempre meno fantapolitica

Un romanzo, un libro, un recente convegno segnalano un crescente allarme per un tema che sembrava solo un esercizio elettorale, e che molti cominciano invece a prendere maledettamente sul serio.

di Beppe Facchetti | 15 Ottobre 2018

Un romanzo, un libro, un recente convegno segnalano un crescente allarme per un tema, l’uscita dall’euro, che sembrava solo un esercizio elettorale, e che molti cominciano invece a prendere maledettamente sul serio. Specie se ogni giorno c’é qualcuno, in genere il presidente di commissione Borghi, che si muove nella logica del “qui lo dico e qui lo nego”, dicendolo però con insistenza quasi beffarda.

Il romanzo è di Sergio Rizzo (“02.02.2020, La notte che uscimmo dall’euro”, Feltrinelli), il libro è di Carlo Stagnaro (“Cosa succede se usciamo dall’euro”, IBL Libri) e il Convegno è stato celebrato al Teatro Parenti di Milano, sempre per presentare il libro, con relatori di qualità come Angelo Panebianco, Luigi Perotti, Veronica De Romanis, Oscar Giannino, e dibattito politico, cui hanno preso parte Giorgio Gori, Stefano Parisi, Maria Stella Gelmini.

Che il tema sia stato trattato in un romanzo lascia pensare alla fantapolitica. Peccato che Sergio Rizzo sia fortemente realistico e molto documentato nel raccontare la strategia adottata da un nuovo Governo a guida sovranista (i 5Stelle nella finzione sembrano tagliati fuori), e varata col nome operazione Morris, davanti ad un piatto di spaghetti alla carbonara, simbolo di segretezza.

L’adozione di misure straordinarie nel corso di un week end prendendo di sorpresa tutti, è effettivamente l’unica linea possibile da perseguire – lo hanno condiviso tutti i partecipanti al convegno – per un blitz del genere. Non lo deve sapere quasi nessuno. Poi, quel qualcuno che sa cosa sta succedendo, può arricchirsi alla grande, ma sono pochi privilegiati.  Nel romanzo, 27 persone, a cominciare dallo stampatore notturno di lire e del governatore della Banca d’Italia, che parla di “suicidio” per il Paese e ottiene per risposta la richiesta di dimissioni immediate, anche perché bisogna subito nazionalizzare l’istituto e capitalizzare un valore di circa 7 miliardi (in euro…). A poco serve il monito della disoccupazione che salirà alle stelle e delle grandi aziende che delocalizzeranno (c’è una legge del 2018 che lo impedirà, è la replica).

Quel che è inquietante è la vicinanza della data, cioè febbraio 2020, ma Rizzo non scrive per fortuna una cronaca, lavora speriamo di fantasia, proseguendo nel percorso di ravvedimento operoso rispetto ad un altro libro, di grande successo, che compie 10 anni, in cui ha avuto il torto di ridurre “tutta” la politica a una rappresentazione castale. Una bella operazione editoriale diventata peraltro un manuale di antipolitica sfuggito di mano ai suoi autori. Un programma di governo per il populismo (ma anche per il Renzi abolitore delle Province), al di là delle intenzioni di chi l’aveva scritto. Ma sopprimere le comunità montane perché ce n’erano alcune che arrivavano sulla riva del mare è stato un caso di bambino buttato via con l’acqua sporca. E nel Convegno, Angelo Panebianco non ha mancato di notare che trent’anni di bombardamento mediatico anti politico non potevano per l’appunto che impedire qualunque distinzione: tutti ladri.

Il libro di Stagnaro è invece una raccolta di contributi di economisti sul tema dell’Italexit. Le conclusioni sono pressochè unanimi. Si va da Paolo Manasse che spiega i costi altissimi e i benefici minimi di un’uscita, a Alberto Seravalle sull’impossibilità giuridica dell’operazione, a Natale D’Amico che la definisce un disastro per la finanza pubblica, con una veloce svalutazione della lira del 20/30% (per cominciare) e una inflazione anch’essa immediata del 7,5%.  Un vantaggio apparente per il Tesoro in quanto gran debitore e (forse) una riduzione iniziale del debito al 124%, ma – come osserva Gian Paolo Galli – con 1000 miliardi di debito estero in euro che sono subito 1430, per il doppio effetto della svalutazione della lira del 30% e della rivalutazione dell’euro del 43%. Con contemporaneamente un taglio di tutti gli attivi finanziari delle famiglie e delle imprese. Una gigantesca patrimoniale, 12,5 volte quella del famoso prelievo forzoso di Amato del 1992.  La dose è ulteriormente appesantita dalle considerazioni di Filippo Taddei sul crollo degli investimenti privati e pubblici, e di Carlo Armenta sul fatto che il sistema produttivo italiano avrebbe tutto da perdere e nulla da guadagnare, dopo un breve miglioramento drogato per gli esportatori.

Ma il colpo di grazia al semplicismo anti euro viene soprattutto dal saggio di Veronica De Romanis, dedicato al punto più delicato, e cioè l’effetto uscita dall’euro per le classi più deboli, o semplicemente per i percettori di reddito fisso.

Una vera “tassa sui poveri”, su chi usa il contante ed é disinformato. Una specie di reddito di cittadinanza alla rovescia, dal quale i più ricchi e informati, come i fondi che già ritirano miliardi dall’Italia, stanno silenziosamente alla larga fin d’ora, accelerando la fuga ad ogni tweet dell’on. Borghi.

Beppe Facchetti

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, antipolitica, autori, bambino, commissione, considerazioni, costi, dimissioni, estero, euro, governo, lira, mare, milano, misure, natale, nuovo governo, oscar giannino, patrimoniale, persone, renzi, spaghetti, tesoro, usa

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

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