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Chiodo non scaccia chiodo

Ogni stupro, fisico o psicologico, conclamato o ipotetico fa storia a sè.

di Carla Ceretelli | 18 Settembre 2017

E allora prendiamo ancora una volta  coscienza che non c’è,  nella storia lontana e recente, nulla di nuovo. Le donne hanno fatto battaglie senza sosta, ci hanno rimesso anche  la pelle , ma hanno ottenuto poco. Oh certo sulla carta, a livello di pari opportunità, parità di genere, eccome! Possono fare anche il militare,  il carabiniere. No, non ci casco nel tranello. Ne è stato detto anche troppo. E poi la ferita è ancora  aperta, quasi sanguinante. Da bambini  e adolescenti ci dicevano, se ti trovi in difficoltà, o meglio e più semplicemente,  se ti succede qualcosa cerca  di rivolgerti  a qualcuno con la divisa, possibilmente un carabiniere. Allora non c’erano i cellulari. Ma una divisa intravista anche da lontano, ci rassicurava.
Ma poi gli eventi si sono susseguiti, e mentre quotidianamente o anche più volte al dì, si sente di donne, spesso   giovanissime,  ammazzate o stuprate o violentate,  si rimane sgomenti al pensiero che in fondo la donna ha ottenuto poco, nonostante leggi, come quella del delitto d’onore.  Il maschio continua a essere cacciatore e  carnefice e la donna preda e vittima. E sovviene la metafora del cavernicolo che la  trascina per i capelli.
Pleonastico dire che sono un numero ristrettissimo, ma  purtroppo sembra aumentare giorno per giorno. Forse si è scoperchiato  il vaso di Pandora o si è ampliata la punta dell’iceberg.
C’è l’imbarazzo della scelta, purtroppo, quanto a tragedie, familiari intestine estere.
Mentre chi dovrebbe  adoperarsi alla soluzione dei problemi, si scanna vieppiù in logorroiche diatribe che servono zero, per motivi capziosi, futili e inutili.
Fino ad arrivare a esternazioni inusitate, fino ad ascoltare increduli  un’ avvocato, femmina, ma non la chiamerò mai avvocata,  che si occupa di donne e della loro sicurezza, proferire  cose allucinanti  senza  che nessuno sia intervenuto e l’abbia  tacitata all’istante. Testuali.
“La prevenzione del terrorismo passa per la regolamentazione e per la disciplina degli ingressi degli extracomunitari in Italia e per l’educazione alle regole di chi viene nel nostro Paese.
Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare; probabilmente lui non conosce questa regola”.
Si rivolge poi al Questore, Pasquale Errico, che l’ascolta: “Lei sa dove sono gli oltre cinquemila migranti sbarcati a Salerno? Io no ma so che, potenzialmente, sono arruolabili da associazioni criminali”. Quindi “educando al nostro principio di legalità gli extracomunitari che sono in mezzo a noi li allontaniamo dai fondamentalismi, li de-radicalizziamo. Altrimenti siamo a forte rischio”.
Non è la sguattera del Guatemala, che magari conosce meglio  il problema, ma una signora. Una signora  italiana relatore  al “Convegno nazionale sulla sicurezza e legalità” organizzato dall’Associazione Street Kali, dalla Federazione Italiana Krav Maga e da Servizi Sicurezza Italia. Risponde al nome di Carmen Di Genio, avvocato e membro del Comitato Pari Opportunità Corte d’Appello di Salerno. Lo scempio è avvenuto il 13 settembre 2017.

Intanto il nostro  Dario,  Nardella per gli amici,  è intervenuto sulla vicenda dei due carabinieri indagati . Con un pensierino profondo e di una novità sconcertante.
“Serve maggiore integrazione”
E nel frattempo emana una specie di editto per punire  severamente  gli utenti delle signore/i della notte ma anche del giorno. Minori o meno.
Ma tiene a specificare che questo è solo un primo passo per debellare il mestiere più antico del mondo.
Attendiamo con ansia il secondo e gli altri  venire.
Ah dimenticavo di dire che la pena sarà pecuniaria. In tutta evidenza avrà fatto du’ conti , insomma li ha fatti fare, e avrà con raccapriccio notato che il bilancio non torna.
Dopo avere sonoramente e giustamente  difeso la nostra città, dove  non si è adusi  allo sballo sfrenato,  una città vivace, accogliente, plurale, ricca di opportunità culturali, ma con le stesse  regole di  comportamento  di  tante città americane. Dove evidentemente il controllo è maggiore, caro sindaco. Perchè  non possiamo  educare gli stranieri da qualunque parte provengano.  Dovrebbero arrivarci da soli e rispettare chi li ospita. Certo tutti noi cittadini gradiremmo che fossero più integrati nella nostra  vita culturale e collettiva, “e non considerassero Firenze soltanto una Disneyland dello sballo”. Parole sue.
Ma cosa possiamo pretendere in un paese dove qualcuno fa ancora  proprio uno slogan degli anni settanta “Uccidere un Fascista non è reato”, mentre le B.R.   giustificavano gli omicidi asserendo che non veniva colpita la persona, ma solo il simbolo che rappresentava. Dunque niente lapide per la creatura.
Che senso ha l’ Anpi se non quello di mantenere un cordone ombelicale con il passato  nel quale si sono compiute nefandezze dall’una e dall’altra parte.
Ma c’è chi non accetta di  voltare pagina  e resta aggrappato a ciò che fu  acriticamente. Dall’una e dall’altra parte.
“Il Segretario provinciale dell’Anpi, è sdegnato, scandalizzato, offeso:
“Giuseppina Ghersi era una fascista. Protesteremo col Comune di Noli e con la prefettura”.
“La pietà per una giovane vita violata e stroncata non allontana la sua responsabilità per la scelta di schierarsi ed operare con accanimento a fianco degli aguzzini fascisti e nazisti”.
Non un  gerarca del regime o di un fucilatore; ma   una ragazzina  violentata, seviziata da belve feroci che solo l’indecenza morale può non  condannare.
Mentre si  assiste a violenze quotidiane  sulle donne, questi vecchi residuati  di un antifascismo militante, sostenuto economicamnte dai cittadini,  manifestano impietosamente il disprezzo per il corpo e la dignità di una donna. di tredici anni.
Non una sola parola contro gli Orchi, anzi quasi una giustificazione: “lei era una spia!”, tuona un esponente politico della sinistra ligure.
L’importante non è andare avanti ma andare oltre.

 

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, anni settanta, conti, disprezzo, extracomunitari, firenze, integrazione, italia, mondo, nardella, regime, slogan, soluzione, stranieri

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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