E allora prendiamo ancora una volta coscienza che non c’è, nella storia lontana e recente, nulla di nuovo. Le donne hanno fatto battaglie senza sosta, ci hanno rimesso anche la pelle , ma hanno ottenuto poco. Oh certo sulla carta, a livello di pari opportunità, parità di genere, eccome! Possono fare anche il militare, il carabiniere. No, non ci casco nel tranello. Ne è stato detto anche troppo. E poi la ferita è ancora aperta, quasi sanguinante. Da bambini e adolescenti ci dicevano, se ti trovi in difficoltà, o meglio e più semplicemente, se ti succede qualcosa cerca di rivolgerti a qualcuno con la divisa, possibilmente un carabiniere. Allora non c’erano i cellulari. Ma una divisa intravista anche da lontano, ci rassicurava.
Ma poi gli eventi si sono susseguiti, e mentre quotidianamente o anche più volte al dì, si sente di donne, spesso giovanissime, ammazzate o stuprate o violentate, si rimane sgomenti al pensiero che in fondo la donna ha ottenuto poco, nonostante leggi, come quella del delitto d’onore. Il maschio continua a essere cacciatore e carnefice e la donna preda e vittima. E sovviene la metafora del cavernicolo che la trascina per i capelli.
Pleonastico dire che sono un numero ristrettissimo, ma purtroppo sembra aumentare giorno per giorno. Forse si è scoperchiato il vaso di Pandora o si è ampliata la punta dell’iceberg.
C’è l’imbarazzo della scelta, purtroppo, quanto a tragedie, familiari intestine estere.
Mentre chi dovrebbe adoperarsi alla soluzione dei problemi, si scanna vieppiù in logorroiche diatribe che servono zero, per motivi capziosi, futili e inutili.
Fino ad arrivare a esternazioni inusitate, fino ad ascoltare increduli un’ avvocato, femmina, ma non la chiamerò mai avvocata, che si occupa di donne e della loro sicurezza, proferire cose allucinanti senza che nessuno sia intervenuto e l’abbia tacitata all’istante. Testuali.
“La prevenzione del terrorismo passa per la regolamentazione e per la disciplina degli ingressi degli extracomunitari in Italia e per l’educazione alle regole di chi viene nel nostro Paese.
Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare; probabilmente lui non conosce questa regola”.
Si rivolge poi al Questore, Pasquale Errico, che l’ascolta: “Lei sa dove sono gli oltre cinquemila migranti sbarcati a Salerno? Io no ma so che, potenzialmente, sono arruolabili da associazioni criminali”. Quindi “educando al nostro principio di legalità gli extracomunitari che sono in mezzo a noi li allontaniamo dai fondamentalismi, li de-radicalizziamo. Altrimenti siamo a forte rischio”.
Non è la sguattera del Guatemala, che magari conosce meglio il problema, ma una signora. Una signora italiana relatore al “Convegno nazionale sulla sicurezza e legalità” organizzato dall’Associazione Street Kali, dalla Federazione Italiana Krav Maga e da Servizi Sicurezza Italia. Risponde al nome di Carmen Di Genio, avvocato e membro del Comitato Pari Opportunità Corte d’Appello di Salerno. Lo scempio è avvenuto il 13 settembre 2017.
Intanto il nostro Dario, Nardella per gli amici, è intervenuto sulla vicenda dei due carabinieri indagati . Con un pensierino profondo e di una novità sconcertante.
“Serve maggiore integrazione”
E nel frattempo emana una specie di editto per punire severamente gli utenti delle signore/i della notte ma anche del giorno. Minori o meno.
Ma tiene a specificare che questo è solo un primo passo per debellare il mestiere più antico del mondo.
Attendiamo con ansia il secondo e gli altri venire.
Ah dimenticavo di dire che la pena sarà pecuniaria. In tutta evidenza avrà fatto du’ conti , insomma li ha fatti fare, e avrà con raccapriccio notato che il bilancio non torna.
Dopo avere sonoramente e giustamente difeso la nostra città, dove non si è adusi allo sballo sfrenato, una città vivace, accogliente, plurale, ricca di opportunità culturali, ma con le stesse regole di comportamento di tante città americane. Dove evidentemente il controllo è maggiore, caro sindaco. Perchè non possiamo educare gli stranieri da qualunque parte provengano. Dovrebbero arrivarci da soli e rispettare chi li ospita. Certo tutti noi cittadini gradiremmo che fossero più integrati nella nostra vita culturale e collettiva, “e non considerassero Firenze soltanto una Disneyland dello sballo”. Parole sue.
Ma cosa possiamo pretendere in un paese dove qualcuno fa ancora proprio uno slogan degli anni settanta “Uccidere un Fascista non è reato”, mentre le B.R. giustificavano gli omicidi asserendo che non veniva colpita la persona, ma solo il simbolo che rappresentava. Dunque niente lapide per la creatura.
Che senso ha l’ Anpi se non quello di mantenere un cordone ombelicale con il passato nel quale si sono compiute nefandezze dall’una e dall’altra parte.
Ma c’è chi non accetta di voltare pagina e resta aggrappato a ciò che fu acriticamente. Dall’una e dall’altra parte.
“Il Segretario provinciale dell’Anpi, è sdegnato, scandalizzato, offeso:
“Giuseppina Ghersi era una fascista. Protesteremo col Comune di Noli e con la prefettura”.
“La pietà per una giovane vita violata e stroncata non allontana la sua responsabilità per la scelta di schierarsi ed operare con accanimento a fianco degli aguzzini fascisti e nazisti”.
Non un gerarca del regime o di un fucilatore; ma una ragazzina violentata, seviziata da belve feroci che solo l’indecenza morale può non condannare.
Mentre si assiste a violenze quotidiane sulle donne, questi vecchi residuati di un antifascismo militante, sostenuto economicamnte dai cittadini, manifestano impietosamente il disprezzo per il corpo e la dignità di una donna. di tredici anni.
Non una sola parola contro gli Orchi, anzi quasi una giustificazione: “lei era una spia!”, tuona un esponente politico della sinistra ligure.
L’importante non è andare avanti ma andare oltre.
Carla Ceretelli

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