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Goro, le barricate, i confini e l’ipocrisia

di Alessandro Gallucci | 26 Ottobre 2016

Un pullman che trasporta 11 migranti, un ostello requisito in un paese e i suoi abitanti che fanno le barricate per non accettarli. Questa è la cronaca, nota più o meno a tutti, dei fatti che hanno portato agli onori della cronaca Goro, sconosciuta ai più fino alla mattina del 25 ottobre.

L’inutilità attuale dell’invenzione dei confini nazionali (anche le frontiere naturali sono un’invenzione) è ormai così evidente che solo il più oltranzista tra i conservatori fa finta di non accorgersene. Non è più un sogno, di pochi, un mondo senza confini, ma una necessità sempre più palese. E non perché si voglia credere che sia possibile vivere tutti assieme in un unico luogo geografico, ma solamente in quanto l’unico luogo geografico è il pianeta e limitare il naturale spostamento delle persone è stupido come pensare d’imporre ad altri – cioè a noi – di stare fermi. Avessero imposto ai sapiens di stare a casa loro…

Chissà quali sarebbero le reazioni dei cittadini italiani se fosse approvata una legge che gli impedisse di andare a vivere in un qualunque altro paese, o magari più semplicemente in un’altra città? Cittadini che posso spostarsi e non solo per vacanza, dove e quando vogliono, ma se sentono minacciato il proprio territorio decidono di fare le barricate – nel senso letterale del termine – e non lasciar passare nessuno. Pare sbagliato cercare aggravanti guardando al fatto che nel pullman ci fossero solo donne e bambini: sarebbe bene aiutare sempre tutti, al là del sesso, ecc. ecc. Nel limite del possibile chiaramente. Oppure no? Ma si possono davvero condannare gli abitanti di Goro che reagiscono in quel modo? Chi ha mai visto rimproverare un asino che segue la carota appesa al filo; che se scoprisse il trucco, forse, cambierebbe la storia. Dopo anni ed anni nei quali l’educazione civica è stata per molti un’appendice dell’ora scolastica di storia, mai davvero approfondita, ci si poteva aspettare davvero qualcosa di diverso? Ci vuole esercizio anche solamente per sapere impugnare correttamente un cucchiaio, figuriamoci per sforzarsi di provare a comprendere fenomeni decisamente più complessi del nostro quotidiano pensare; ma forse sarebbe il caso di iniziare a farlo, visto che la delega (in bianco) alla politica non produce grandi risultati.

Certo che, se con chi scappa non ce la si può prendere e a colore che non vogliono accogliere è difficile dare addosso pensando al retroterra culturale dal quale provengono, è più difficile giustificare chi dà (nel migliore dei casi) del razzista ad un asino con la carota, mentre non tollera la tv ad alto volume della vecchietta del piano “di sotto” e spera “nel santo in paradiso” per sistemare la propria vita e vivere asinamente contento. Ma forse è sbagliato prendersela anche con lui perché, in fondo, l’educazione civica è stata e resta un’appendice dell’ora scolastica di storia, mai davvero approfondita.

Una menzione particolare, infine, meritano quelli che difronte al comportamento dei goresi dicono che sono i nuovi eroi nazionali oppure che si vergognano di essere italiani come loro: in un caso e nell’altro pongono enfasi su un aspetti come la nazione e la nazionalità che non esistono più: intempestivi.

Alessandro Gallucci

Pubblicato su ADUC

Pubblicato in : Tutela e diritti - A cura di ADUCTag: accoglienza, aduc, anni, cittadini italiani, Goro, la nazione, migranti, mondo, nazione, persone, sconosciuta

Info Alessandro Gallucci

legale, delegato Aduc per Lecce-www.aduc.it

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