“Crescere, crescere, crescere”. L’ ammonimento di Enzo Boccia nel suo discorso di insediamento come nuovo Presidente di Confindustria, scrolla dalle sue spalle il peso di essere soprattutto il rappresentante della piccola industria. Punto di forza, in un Paese di piccole imprese, ma possibile debolezza nella rappresentatività.
Con un intervento netto e di alto profilo, Boccia ha fatto capire che identità e rappresentanza si congiungono rendendo Confindustria quello che ha definito un “bene comune” nazionale. C’é naturalmente ancora il problema di farlo capire a un Paese che nei sondaggi crede nell’impresa ma sempre meno nell’associazionismo, anche se ora la disintermediazione renziana sembra meno aspra.
Non a caso, il discorso di commiato di Giorgio Squinzi, nell’Assemblea a porte chiuse del giorno precedente, era terminato con una citazione di Italo Calvino sull’importanza dello stare insieme.
Boccia ha risposto con G.B. Shaw sull’immaginazione come inizio della creazione.
Una scelta alla Steve Jobs, in linea con una relazione che ha lanciato messaggi alle Banche (vengano di più a vedere come lavoriamo), e alla burocrazia che é ancora troppo ossessiva. Naturalmente, il tono era soprattutto quello di un dialogo aperto con il Governo, e qui Boccia è stato forse fin troppo filogovernativo con l’apertura di credito, senza riserve e critiche, sulle riforme costituzionali. Un’apertura di credito che ricorda quelle di Abete negli anni lontani dei referendum di Mariotto Segni, poi non proprio così felici per il Paese e per la stessa economia.
Una relazione comunque a 360 gradi, illuminata su temi difficili come le migrazioni e sferzante sull’illegalità “che si estirpa solo quando il mercato é libero”, o sulla competitività come frutto decisivo della produttività, a sua volta condizione di salari più alti.
Cauto con il Sindacato, a cui ha riproposto il tema della contrattazione, sapendo di trovare orecchi attenti anche sullo spinoso rapporto tra livello nazionale e aziendale.
Questione ripresa dal Ministro Calenda, accompagnata da un “fare presto” a lettere cubitali, per precedere eventuali interventi del Governo.
Insomma, un Boccia che inciderà sulla scena politico sociale, perché ha dimostrato di non essere il presidente che legge solo le note preparate dall’ufficio studi, ma di saper dare una propria impronta culturale al nuovo corso di viale dell’Astronomia.
Lo dimostrano i 22 applausi a scena aperta di una platea man mano sempre più convinta, che ha dato l’impressione di voltar pagina anche rispetto a quel 13% che il giorno prima aveva votato contro la sua nomina.
Un buon inizio, insomma, anche grazie a un fatto praticamente inedito, anche a lunga memoria di chi scrive, e cioè il grande successo ottenuto dai Ministri che hanno chiuso l’assemblea: Franceschini, molto incisivo nel rapporto cultura-economia e ancor più Carlo Calenda, che ha promesso con fatti precisi di voler rivoltare il sonnacchioso ministero di via Veneto.
Mai accaduto che il Governo fosse tanto applaudito, neppure ai tempi in cui Berlusconi aveva offerto, coram populo, ad Emma Marcegaglia il Ministero dell’Industria, trovando la risposta di una platea silenziosa.

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