Circola su Facebook una lista di esponenti PD inquisiti e successivamente prosciolti da magistrati di varie parti di Italia. Fa impressione. Non per il numero (cospicuo, peraltro). Ma perché sono, appunto, tutti esponenti del PD.
Se avessero voluto allungarla quella lista, non avrebbero avuto difficoltà alcuna. Politici della seconda e della prima repubblica inquisiti e poi completamente prosciolti, non appartenenti al PD, ce ne sono molti di più.
Perché allora i compilatori di quella lista, e coloro che la diffondono condividendola, ad occhio tutti piddini di osservanza renziana, non l’anno allungata con le vittime di errori giudiziari degli altri partiti? Volevano dimostrare che i magistrati ce l’hanno con Renzi e solo con lui? Per un sussulto di quella spocchia da superiorità morale che li spinge a non mescolarsi, visto che gli “altri” l’hanno fatta franca ma solo perché errori giudiziari sono sempre possibili?
Interrogativi legittimi che, assieme al ritardo di questa presa di coscienza garantista, conferma l’imbarazzo che coglie il PD ogni volta che deve affrontare il tema della giustizia e, soprattutto, il tormentone del rapporto politica-giustizia. Un imbarazzo tanto maggiore perché per molti militanti le inchieste che prendono di mira i “compagni” appaiono come una sorta di micidiale “fuoco amico”, visto l’acritico appoggio da sempre garantito ai magistrati quando le inchieste colpivano politici degli altri partiti.
Ne fa fede la marcia indietro di Giuseppe Fanfani, membro del CSM di nomina del PD che si è rimangiato il proposito espresso di chiedere l’apertura di una pratica sui magistrati di Lodi che, a suo avviso, e non solo, avrebbero esagerato nel chiedere e nel decidere l’arresto del sindaco accusato di semplice turbativa d’asta.
Ma è soprattutto il comportamento di Renzi a dare l’impressione che non si vogliano affrontare i nodi della giustizia per non turbare equilibri e provocare reazioni. Le recenti “esternazioni” del presidente dell’Associazione Nazionale dei Magistrati, Davigo e del membro togato del CSM, Morosini, da sole, sono sonori schiaffi a tutto il sistema politico. E da Renzi, che non molti giorni fa aveva tuonato per rivendicare il primato della politica, ci sarebbe stato da attendersi ben altro vigore che qualche battuta in romanesco (“complotto de che?”).
Ancora una volta Renzi si avvia a tradire la fiducia di chi attende i fatti dopo le roboanti affermazioni. Berlusconi fece l’errore di privilegiare soluzioni ai suoi personali problemi con la giustizia rispetto a radicali riforme. Renzi sembra incamminato sulla via di un improbabile compromesso. Ci sarebbe bisogno di discutere di obbligatorietà dell’azione penale, separazione della carriere, diverso equilibrio nella composizione del Consiglio Superiore della Magistratura. E invece, tramite il ministro Orlando, offre l’indecente possibilità di allungare i processi come improbabile ramoscello d’ulivo alla componente più oltranzista della magistratura.
Quando lo abbiamo sentito denunciare con vigore che “In questo Paese abbiamo avuto giudici eroi che hanno lottato contro la mafia e la camorra ma negli ultimi 25 anni abbiamo assistito anche a una pagina di autentica barbarie legata al giustizialismo”, lo abbiamo spronato a fare seguire alle parole i fatti. Ora che ha tirato il freno a mano di fronte agli eccessi del presidente dell’ANM e di un membro togato del CSM, gli ricordiamo sommessamente che persino i Paesi più pacifici, non trascurano, per garantirsi la pace, di dotarsi di loro armamenti.
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Stim.mo Direttore, non possiamo scandalizzarci che alla generazione dei quasi cinquantenni facciano difetto gli attributi per affermare con i fatti il primato della politica. Se proviamo ad arretrare fino ai settantenni e passa, gli attributi li troviamo solo di specie diversa, appesi nella macelleria. E se arretriamo ancora al 1947 quando i nostri illustrissimi Padri Costituenti si inventarono quella che a gran voce tutti definiscono la più bella Costituzione del mondo, non erano granchè attrezzzati nemmeno loro, se hanno attribuito alle istituzioni italiane poteri talmente squilibrati da metterle in guerra per sette decenni e impedire un decente funzionamento a 360 gradi di tutte le istituzioni dalle sale parto ai posti tomba.
Caro Gianfranco,
con uno sforzo di memoria ulteriore, si potrebbe andare anche più indietro….