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La “razza padrona” al Governo

Non lapidate la Guidi: il conflitto di interesse è sistemico

di Nicola Cariglia | 3 Aprile 2016

Due aspetti colpiscono dell’ennesimo “scandalo” che ha portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi, del quale vogliamo parlare solo dal punto di vista politico, senza entrare in quello penale e giudiziario. In primo luogo, Renzi che avverte i suoi che si è creata “una santa alleanza per mandarci a casa”. Poi, la Guidi che, nell’annunciare le dimissioni, rivendica la sua totale buona fede. Sono entrambi segnali di insensibilità, arroganza e totale mancanza di considerazione per l’intelligenza dell’opinione pubblica. Infatti, nel momento stesso in cui il Presidente del Consiglio si è atteggiato a vittima, ha immediatamente ingiunto alla RAI di essere ospitato nella trasmissione di Lucia Annunziata per dispensare la sua verità (altri canali televisivi e giornali lo hanno fatto da soli, senza essere sollecitati. Ci sarà, dunque, una alleanza di cattivi per sfrattare da Palazzo Chigi il Governo; ma i mezzi di difesa e offesa non mancano all’illustre inquilino, che ne fa ampiamente uso.

Ancora più rivelatore l’atteggiamento della ministra. Che si sentisse in buona fede, significa che le appariva normale interessarsi, o avere parte, in provvedimenti che favorivano il compagno. Non sentiva il bisogno di astenersi per questo conflitto di interessi. Per un fatto semplicissimo: siamo al terzo governo imposto dall’alto, al di fuori della linearità costituzionale che avrebbe richiesto il ricorso a nuove elezioni in mancanza di una nitida maggioranza parlamentare. Per tre volte un Parlamento fatto di nominati e non di eletti, popolato di trasformisti, ha barattato voti di fiducia in cambio del mantenimento del seggio. E per tre volte ancora la gran parte dei ministri sono stati pescati sempre nello stesso bacino: le famiglie del capitalismo italiano, banchieri, finanzieri, alti burocrati. Con lo stesso criterio sono stati scelti i responsabili di molte aziende pubbliche o semipubbliche. Insomma, il conflitto di interessi non riguarda più i singoli. E’ sistemico, complessivo e gigantesco.

Un tempo si parlava di “razza padrona” per indicare una casta che, nell’ombra tirava le fila del potere condizionando la politica ed ottenendone i favori. Oggi non c’è alcun bisogno di “condizionare”: la razza padrona già da prima di Renzi, è al governo e sembra volerci restare, procrastinando oltre ogni limite la sospensione della democrazia in Italia. Sia chiaro, le responsabilità sono diffuse: Napolitano è andato fuori dalla Costituzione, ma la classe politica, in massima parte, accettando e ratificando, si è fatta complice.

Stando così le cose, il peccato del ministro Guidi rappresenta ormai la regola ed appare persino veniale, dal momento che ben più gravi matrimoni di interesse si intravedono in filigrana tra la nostra screditata classe politica ed un capitalismo incapace di rinunziare ai benefici di questi sponsali.

Renzi che si è adagiato, contro tutte le Leopolde, su una situazione preesistente, limitandosi a promuovere persone amiche al posto di altre, ha ormai bruciato tutta la sua riserva di credibilità (che non era poca). Nel Paese della Commedia dell’arte, ha scelto di indossare una maschera fra le più tipiche dell’italianità: quella di capitan Fracassa, fanfarone e millantatore. Ed è un peccato, perché le premesse erano altre.

Per uscirne, non basta andare al voto. E’ necessario ripristinare per intero le regole della democrazia ed il primato della politica e, dunque, modificare la legge elettorale appena approvata che è disegnata su misura per questo sistema oligarchico e per niente trasparente. Questo Parlamento non lo farà mai. Tutte le speranze sono riposte nella Corte Costituzionale che dovrà pronunciarsi sull’Italicum nel prossimo autunno. Non a caso su ricorso di un gruppo di giuristi di tradizione laica, liberale e socialista. L’unica tradizione ad avere dimostrato, sempre, un fortissimo senso dello Stato di diritto.

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: aziende pubbliche, capitalismo, casta, classe politica, conflitto di interessi, corte costituzionale, costituzione, democrazia, dimissioni, elezioni, giornali, governo, italia, legge elettorale, napolitano, palazzo chigi, parlamento, persone, presidente del consiglio, provvedimenti, punto di vista, rai, renzi, responsabili

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marzio Siracusa

    5 Aprile 2016 alle 20:18

    Caro Nicola, nessun timore. Dove stiano in Italia le forze armate non lo sappiamo né tu né io.

    Rispondi
  2. NICOLA CARIGLIA

    5 Aprile 2016 alle 11:46

    Caro Marzio,

    per carità, le Forze Armate lasciamole dove stanno. Di gente che combina guai ce ne è già abbastanza…

    Rispondi
  3. paolo francia

    5 Aprile 2016 alle 08:17

    c’é un *fare” di troppo

    Rispondi
  4. paolo francia

    5 Aprile 2016 alle 08:16

    Quando si vede la tracotanza sfacciata della Boschi, con il sorriso beffardo per i cronisti, non si puo’ fare ragionare con le armi ottocentesche della cavalleria in politica, per questa gente urge una rivoluzione, questi non eletti e furbissimi personaggi vanno mandati via a calci nel sedere.

    Rispondi
  5. Marzio Siracusa

    4 Aprile 2016 alle 18:04

    Caro Nicola, nel tuo giusto ragionamento sembra mancare un collegamento centrale, ed è il familismo che lega alla nuova razza padrona l’attuale classe politica che definisci di sprovveduti. Tra i sessanta e i novanta la società italiana si mosse scompostamente all’arrembaggio della ricchezza, e non solo del portafoglio, ricchezza spesso estorta o ottenuta contro o scivolando intorno alla legge, molto più nel micro sociale che nel macro, di cui solo si parla per alzare un permanente e inutile polverone. Quasi mezzo secolo di arrembaggio alla ricchezza fu non solo un allargamento naturale di milioni di soggetti come dici, ma un processo generazionale a cui si dedicarono nonni e padri zelanti benedetti dal supremo amore per la famiglia, ed ora i loro nipoti e figli esigono la santificazione di quella ricchezza, non solo del portafoglio, fondandola nella sacralità della poltrona, sia istituzionale, burocratica, culturale o dell’informazione non importa, purché serva a cancellare il malaffare diffuso che permise a centinaia di migliaia di famiglie di accedere al nuovo status, e non solo, ripeto, del portafoglio. Noi vivendo in Toscana, sapendo quello che hanno combinato le ex banche rosse e bianche e il sistema cosiddetto cooperativo abbiamo sotto gli occhi centinaia di esempi di anamnesi familiari coinvolte in questo processo selvaggio i cui nodi vengono ora al pettine, perché fu processo benevolmente accolto dalla nostra variante del “ politically correct “, il nostro osceno “ politically catholic “ che ci scorre nelle vene come un veleno e che ha spinto alla politica e al governo i figli e i nipoti degli arricchiti. Non si tratta allora di una classe politica di sprovveduti, come dici molto “ politically catholic “, ma di un’orda di gente in malafede, all’assalto del pubblico, dopo che padri e nonni assalirono il privato. E per carità non caschiamo nella solita retorica del “ politically catholic “ per cui esistono milioni di onesti che ogni giorno fanno il loro dovere. Quei milioni esistono, ma sono annichiliti e lo saranno sempre più finché i moderati non sapranno cosa fare delle orde rampanti in malafede familistica, al punto da girarsi dall’altra parte non appena sospettano che la malafede sociale e diffusa esiste davvero. E qua Luigi da Treviso per quanto bizzarro tocca un problema focale. I rappresentanti della forza armata che hanno giurato fedeltà alla Repubblica fondata sulla Costituzione del 1947, una volta accertato che la Repubblica veleggia su altro binario storico e politico, cosa dovrebbero fare? Scrivere una lettera di raccomandazione ai politici sprovveduti per il corretto piazzamento del figlio all’Accademie di Modena o Livorno in vista dei nuovi orientamenti della costituzione materiale voluta da nessun eletto?

    Rispondi
  6. paolo francia

    4 Aprile 2016 alle 15:04

    Nicola, l’ombva di Scalfavo e il suo “tintinnav di manette” vitovna, ciclicamente. Ova tocca alla Guidi, la Boschi segue, e Venzi si avvicina…..peccato che siano sempve i giudici a sbavazzavci dei politici.

    Rispondi
  7. NICOLA CARIGLIA

    4 Aprile 2016 alle 12:39

    Caro Paolo e Caro Marzio,
    mettiamola così: vari attori della società hanno la naturale tendenza ad allargarsi. Non è un reato se fatto nel rispetto della legge. Se non fosse fatto nel rispetto della legge, entreremmo nella patologia e nel campo penale. Di ciò non mi occupo. Il problema è che la politica non svolge il proprio compito, che sarebbe quello di trovare soluzioni ai conflitti, il più possibile aderenti all’interesse generale. Ma gli italiani dovrebbero avere un briciolo di capacità autocritica in più. Perchè abitualmente accompagnano con gran tripudio ogni colpo inferto alla politica. Rabbrividisco ancora per il tifo da stadio che accompagnava i selettivi arresti di Tangentopoli, osannati dai giornali i cui padroni si sarebbero poi arricchiti per le svendite di aziende e altri beni pubblici e per i favori di una nuova e sprovveduta classe politica. Che all’inizio era un paravento; poi, data la sua totale incapacità è stata messa da parte per lasciare direttamente la gestione del governo a chi di dovere.Ci voleva tanto a prevederlo?

    Caro PippoSanese,

    a parte la provocazione del governo tirato a sorte, le sue sono considerazioni condivisibili. Non posso purtroppo concordare con l’inizio del suo post. Se non potessi ricordare la razza padrona a cui lei fa riferimento, sarebbe per il motivo opposto a quello da lei chiamato in causa.

    Rispondi
  8. Marzio Siracusa

    4 Aprile 2016 alle 10:48

    Per smontarla è importante capire dove e come è maturata questa nuova razza padrona di arricchiti con la pretesa pure di imporsi a status culturale, sociale e quindi politico. Il PD come sommatoria della feccia ex DC, ex PCI, ed ex PSI. Urge uno studio approfondito sull’Italia come laboratorio finalizzato alla selezione e promozione del peggio del peggio in tutte le forme del pubblico e quindi, purtroppo ,del privato. Tutte!

    Rispondi
  9. paolo francia

    4 Aprile 2016 alle 00:34

    Bravissimo Nicola, hai centrato il bersaglio, non potevi scrivere cosa piu giusta e condivisibile. Ma, permettimi di aggiungere, non è un male dell’italietta quello di cui parli, ma in altra scala applicabile alla situazione europea e mondiale. I governi sono ormai fantocci, messi la dai poteri forti e occulti dell’economia. Come ti spieghi il fatto che, qui in Francia, un governo sedicente di sinistra voglia imporre in modo ignobile un ritorno a prima del 1919 per quello che riguarda le leggi del codice del lavoro? Come ti spieghi che i terroristi scorrazzino ovunque, e noi comuni mortali appena facciamo una virgola di fuori siamo additati e incastrati dal sistema, che sia il fisco o altro? Cosa piu significano le parole destra e sinistra, se tanto è sempre il banco che decide delle nostre sorti? E le guerre in Africa e nel medio oriente, non fanno forse comodo all’occidente per imporre la propria egemonia? Perché parlano di guerra qui, quando la guerra vera è da loro, e qui ne ammazzano al massimo un centinaio alla volta? Certo, il momento in cui una centrale nucleare sarà attaccata, in maniera irreversibile, allora si, saremo in tantissimi a morire e si potrà a ragion veduta parlare di guerra.
    Troppe domande, troppi dubbi, ma quello che scrivi è incontestabile.
    Renzi, un fantoccio che prende ordini da chi comanda l’Italia dal dopoguerra, l’ultimo della lista, neppure eletto, tanto abbiamo capito che anche le elezioni sono una grossa pagliacciata.

    Rispondi
  10. PippoSanese

    4 Aprile 2016 alle 00:14

    Egregio signor Cariglia, Lei è troppo giovane per ricordarsi della vera “razza padrona” cioè i Cefis ,i Rovelli e gli altri grandi Lestofanti. Avevano comunque uno stile. Questi no ! Sono degli arraffa arraffa … Non possiamo aspettare aiuti da una magistratura che è la prima responsabile del disfacimento materiale e morale della nostra repubblica. Siamo totalmente allo sbando. Renzi è un esempio di quanto peggio possa esistere. Con la “politica” non ha niente a che spartire. D’altra parte abbiamo avuto il quasi peggior presidente della Repubblica in Napolitano . Peggio di lui c’è stato solo l’insuperabile Scalfaro ,detto il coccodrillo, per inciso può informarsi ed informarci se la “chiacchiera” che la figlia usufruisca ancora di emolumenti da parte dello stato , dovuti alla posizione dell’ Oscar Luigi ? (di non rimpianta presenza ). Per futuri governo non votiamo più ma estraiamo a sorte ! Potrebbe darsi che capitino delle persone oneste ed intelligenti . Comunque peggio di oggi non può andare.

    Rispondi
  11. NICOLA CARIGLIA

    3 Aprile 2016 alle 23:12

    Caro Luigi,

    ancora un altro colpo di Stato?

    Rispondi
  12. Luigi da Treviso

    3 Aprile 2016 alle 21:08

    Caro Nicola,
    Dal punto di vista politico e giuridico, ai militari che vedono gli Italiani scappare all’estero peggio che dal muro di Berlino e persino gli Africani insufficienti a sostituirli, posso chiedere cosa aspettano a ridare dignità al paese con un bel colpo di Stato?

    Rispondi

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