Bruciava e brucia ancora Maidan, di fiamme altissime, nei cuori degli ucraini. Ancora, dopo due anni dai fatti cruciali del 18 febbraio 2014, dove furono uccise dalla polizia di Yanukovic, dai cecchini russi, 75 persone colpite mortalmente alla testa e alla gola, mentre furono più di cinquecento i feriti dopo l’assalto dei blindati governativi. Molti di questi, poi, uccisi o fatti sparire dagli ospedali. Il Mondo dichiarò quegli eventi orribili, e il satrapo di Putin dovette fuggire ignominiosamente da Kiev come i suoi collaboratori, notte tempo in Russia con valige piene di dollari al posto di mutande e camicie, al momento che la Suprema Rada fece cadere il governo. Maidan, era colma di diecimila ucraini che protestavano davanti ai palazzi governativi, quando la polizia di Yanukovic, i Beirkut, e i Tituski, paragonabili a ragazzacci assoldati per picchiare ed uccidere, circondarono i manifestanti. I cecchini russi sparavano dalle terrazze dell’albergo “ Ucrainia” sopra la grande piazza di Kiev. Contemporaneamente i blindati erano riusciti a fare breccia lanciando bombe, provocando morti e feriti. Il dramma si stava compiendo. La reazione fu preparata bene. Una cortina di fumo provocata dall’incendio di pneumatici creò una prima barriera ai blindati subito colpiti da Molotov e sanpietrini sradicati dal suolo, che rigettarono la polizia oltre la piazza dove questi nel frattempo avevano creato una difesa con blocchi di cemento. Maidan era in fiamme e diventò un rogo mortale poco dopo, quando nel palazzo del sindacato, che diventò il ricovero di più cinquecento feriti provocati dagli scontri, fu appiccato il fuoco. I medici testimoniarono di aver salvato almeno cinquecento persone dall’incendio ma che molte altre perirono tra le fiamme. Il ministro degli Interni, Vitali Zakharcenko, ordinò di sparare proiettili veri sulla popolazione in quel drammatico momento. Per risposta, entrò in azione la catapulta che era stata costruita per rispondere all’assedio, assemblata facendo arrivare i pezzi dall’ultima fermata della metropolitana di via Kreshchatyk. Il sangue scorreva nel caos della guerriglia, i Beirkut continuavano a colpire duro indistintamente tra donne e uomini provenienti da tutta Ucraina per protestare. Ancora non si conosce il numero definitivo di chi fu fatto sparire e ucciso in quei tre giorni che decisero le sorti del Paese. La Suprema Rada, il parlamento, impose ad Yanukovic di firmare il ritiro della polizia dalla piazza, ma il presidente non volle. Fu il segno della fuga che il governo stava preparando da giorni. Dal rifiuto di firmare gli accordi di Vilnius, che avrebbero permesso all’Ucraina di voltarsi verso occidente abbandonando a se stessa la Russia, Yanukovich aveva costruito la sua sconfitta. Oggi in tutta Ucraina da Kiev ad Odessa, passando per tutte le città Ucraine, dalla storica Poltava a Kharkov, da Dnipropetrovsk a Nikolaev, i cittadini ricordano quei giorni che cambiarono tutto e provocarono l’invasione e l’occupazione del suolo ucraino da parte dei russi in Crimea e la guerra negli oblast di Luhans’k e Donets’k, nonostante le libere elezioni presidenziali e parlamentari, che dopo la fuga di Yanukovich furono indette in tutto il Paese. Ogni città ha la sua Maidan, dove in questi giorni tutti ricordano e abbracciano i loro cari caduti, o ritornati da quei duri mesi di protesta passati giorno e notte nella piazza di Kiev e sui campi di battaglia del Donbass. Sulle tavole delle famiglie, imbandite di Borsh e varenichi, accanto ai commensali, sta nel posto vuoto, il bicchiere di gorilca con sopra del pane per il povero, per il ricordo; l’eroe che siede vicino, ma è altrove.
I tre giorni più sanguinosi di Maidan che hanno cambiato tutto
Maidan, era colma di diecimila ucraini che protestavano davanti ai palazzi governativi, quando la polizia di Yanukovic, i Beirkut, e i Tituski, paragonabili a ragazzacci assoldati per picchiare ed uccidere, circondarono i manifestanti.

la domanda da un milione di dollari oppure di yuan ! non ci sono stati processi ai “colpevoli” nessuno e’ andato in galera … motivo ? dovevano mettere (e lo faranno) in galera gli “eroi”