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Lettera aperta di un ergastolano a Giovanni Maria Flick

È bello sapere che, a volte, non solo i cattivi ma anche i buoni possono cambiare il loro modo di pensare.

di Carmelo Musumeci | 7 Febbraio 2016

–Lei non è abbastanza arrendevole, a quanto mi hanno detto.

-Chi glielo ha detto? – Chiese K.(…)

–Non mi chieda nomi, per favore, e corregga piuttosto il suo errore, non sia più così rigido, contro questo tribunale difendersi non si può, bisogna confessare. Faccia la sua confessione, appena può.

Solo dopo se la potrà cavare, solo dopo. (Franz Kafka, Il Processo).

 

 

Gentile Presidente Emerito della Corte Costituzionale, ho letto in questi giorni che ha cambiato parere sull’ergastolo ostativo nonostante, nel lontano 2003 (con la sentenza 135 e come relatore), avesse legittimato (ovviamente collegialmente) l’esistenza in Italia della “Pena di Morte Viva” o, come la chiama Papa Francesco, “Pena di Morte Mascherata”.

Insieme alla Sua dichiarazione ho letto pure, in questo periodo, quella del Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini, che afferma: “Non ho nessuna difficoltà ad aggiungermi a coloro che sono contrari, perché ne sono convinto da tempo: anch’io sono contrario all’ergastolo ostativo. Lo dico perché penso che tutti, parlo da cittadino e non impegno la mia funzione, abbiano diritto ad avere una speranza” (Fonte: Carmine Parantuono, rete8.it, 11 gennaio 2016).

È bello sapere che, a volte, non solo i cattivi ma anche i buoni possono cambiare il loro modo di pensare. E prendo atto che ultimamente molti ex giudici della Corte Costituzionale su questo spinoso e impopolare argomento hanno rivisto le loro posizioni. Per ultimo il Suo collega Presidente Emerito della Corte Costituzionale Gaetano Silvestri che, nella sua prefazione al libro “Gli ergastolani senza scampo. Fenomenologia e criticità costituzionali dell’ergastolo ostativo” (di Carmelo Musumeci, Andrea Pugiotto e Davide Galliani, Editoriale Scientifica), così scrive:

“L’ergastolano ostativo si trova in una condizione differenziata in peius, anche rispetto agli altri ergastolani, finalizzata ad indurlo alla collaborazione. In senso morale, si tratta di una situazione che richiama quella di chi è sottoposto a tortura: ti tolgono qualcosa cui avresti diritto (secondo la legge generale ed i principi costituzionali) e ti sottopongo ad una sofferenza aggiuntiva, che durerà finché non ti deciderai a collaborare”.

 

Gentile Presidente Emerito, sono coatutore del libro “Gli ergastolani senza scampo” ed ho vissuto per anni con la sicurezza di morire in carcere, e i miei figli e la mia compagna con la certezza che di me avrebbero avuto solo il cadavere. Solo nel dicembre 2014 il Tribunale di Sorveglianza di Venezia ha accertato l’impossibilità di una mia utile collaborazione con la giustizia e mi ha riconosciuto la possibilità di usufruire di benefici penitenziari. Dopo venticinque anni di carcere ho appena trascorso per la prima volta alcuni giorni a casa. Al ritorno nella mia cella ho trovato una lettera di un compagno ergastolano che mi scrive:“Sei il nostro compagno eroe. Sei quello che ce l’hai fatta”. Queste parole mi hanno fatto pensare che non sarò un eroe, né sarò mai felice, se non ce la faranno anche gli altri e se tutti gli ergastolani non avranno un calendario in cella e un fine pena.

 

Gentile Presidente Emerito, in qualità di docente di Diritto Penale, ex Ministro della Giustizia e giudice della Corte Costituzionale, Le chiedo di darci una mano per sensibilizzare il mondo politico, i mass media e la società civile con qualche iniziativa o facendosi promotore di una raccolta di firme fra i suoi colleghi ex giudici della Corte Costituzionale. Ci aiuti ad affermare che la pena dell’ergastolo è un crimine contro l’umanità perché non si può essere condannati a essere maledetti, cattivi e colpevoli per sempre e a rimanere vivi così, “di-sperati”, cioè privi di speranza.

 

Per sostenere questa convinzione anche da Lei condivisa, Le trascrivo un brano del libro “Gli ergastolani senza scampo” e Le invio un sorriso fra le sbarre.

 

Ho paura della notte.

Non posso però fare altro che aspettarla.

Ogni tanto apro la finestra perché mi sembra che manchi l’aria.

E aspetto.

Il cielo è scuro.

E fa un freddo polare.

A quest’ora della giornata l’ergastolano senza scampo si sente abbandonato.

Completamente solo al mondo.

Ed ha il vuoto intorno a sé.

 

Di solito resto per lunghe ore davanti alla finestra ad aspettare, con la fronte incollata alle sbarre.

E la notte arriva sempre.

Puntuale come la morte.

E questa notte mi sembra che anche le sbarre della cella siano tristi.

Prima di coricarmi a letto, mi lavo i denti.

Poi vesto il pigiama.

Accendo la televisione, navigando alla ricerca di qualcosa d’interessante.

Se non trovo nulla, la spengo.

E accendo la radiolina.

Mi sintonizzo dove c’è un po’ di musica italiana.

Dopo, per aiutare il sonno, faccio due passi in cella.

Cerco di stancare più che posso il mio corpo.

E anche la mia mente, nella speranza di addormentarmi più facilmente.

 

Di notte è difficile che ti capiti qualcosa.

Pensandoci bene, la cosa più brutta è proprio questa.

La certezza che questa notte non mi capiterà nulla.

Non ci sarà nessun terremoto.

E questo maledetto blindato che ho davanti a me non si spalancherà fino a domani.

Non posso fare altro che stare delle ore alle sbarre della finestra a guardare il buio.

E a seguire i miei sogni.

 

Ad una certa ora, inizio a passeggiare per la cella come una belva in gabbia.

Prima piano.

Poi sempre più veloce.

Pochi passi avanti.

Poi indietro.

In carcere si cammina molto.

Forse perché non si sa dove andare.

E cosa fare.

Di solito cammino tenendo lo sguardo fisso a terra.

In compagnia della mia malinconia.

In carcere siamo circondati da tante persone.

In realtà, però, siamo soli con noi stessi.

È la solitudine la nostra unica compagnia.

Di giorno cammino da solo.

E di notte invece a braccetto della mia ombra.

 

Nella mia cella c’è poco spazio per muoversi.

E quasi nulla per respirare.

C’è solo lo spazio per fare tre passi avanti.

E tre indietro.

La mia tomba è corta.

E stretta.

Ha il soffitto basso.

E c’è poco: una branda, un tavolino, uno sgabello e un televisore sopra una mensola.

 

Con il buio, il cuore degli ergastolani senza scampo diventa pesante.

Smette quasi di vivere.

Non però di far male.

Con il buio mi accorgo maggiormente di quanto mi sento infelice, solo e smarrito.

Così, la morte mi sembra più bella del sole del mattino.

Penso continuamente che sarebbe meglio affrontare l’ergastolo senza scampo da morto, perché ci sono momenti in cui ho la sensazione di essere completamente solo al mondo.

E mi viene il desiderio di aprire il cancello della mia cella da solo.

Per fare uscire almeno il mio cadavere.

 

La notte è l’ora del dolore.

Dei sogni persi.

È il momento più brutto della giornata.

Ti passano tante cose per la testa.

E con il buio hai meno paura di morire.

Ti viene voglia di lasciarti andare alla corrente del dolore perché non riesci più a trovare nulla per cui valga la pena vivere.

È con il buio che trovi tanti motivi per appenderti alle sbarre della finestra.

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, cella, corte costituzionale, italia, lettera aperta, magistratura, mass media, mondo, persone, presidente del consiglio, processo, speranza

Info Carmelo Musumeci

Carmelo Musumeci nasce il 27 luglio 1955 ad Aci Sant’Antonio in provincia di Catania. Condannato all’ergastolo, si trova ora nel carcere di Padova. Entrato con licenza elementare, mentre è all’Asinara in regime di 41 bis riprende gli studi e da autodidatta termina le scuole superiori. Nel 2005 si laurea in giurisprudenza con una tesi in Sociologia del diritto dal titolo “Vivere l’ergastolo”.. Nel Maggio 2011 si è laureato all’Università di Perugia al Corso di Laurea specialistica in Diritto Penitenziario, con una tesi dal titolo “La ‘pena di morte viva’: ergastolo ostativo e profili di costituzionalità”, con relatore il Prof. Carlo Fiorio, docente di Diritto Processuale Penale, e Stefano Anastasia, ricercatore di Filosofia e Sociologia del Diritto e Presidente onorario dell’Associazione Antigone per la difesa dei diritti dei detenuti. Nel 2007 conosce don Oreste Benzi e da allora anni condivide il progetto “Oltre le sbarre”, programma della Comunità Papa Giovanni XXIII.
Promuove da anni una campagna contro il fine pena mai, per l’abolizione dell’ergastolo. I suoi scritti si possono trovare su www.carmelomusumeci.com e su www.urladalsilenzio.wordpress.com. Chi volesse scrivergli può farlo attraverso amici volontari, che tengono per lui questo indirizzo email: zannablumusumeci@libero.it

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