“Il tema delle unioni civili è entrato in questi giorni nella sua fase più accesa. Il 28 gennaio 2016 il disegno di legge Cirinnà (Atto del Senato n. 2081) denominato “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” giungerà all’esame dell’Aula. Le unioni di fatto etero e omo sono ormai una realtà del nostro tempo. Inutile combatterle. A coppie legate da un sentimento di amore però vengono negati alcuni diritti fondamentali: per esempio la possibilità di assistenza al proprio compagno o compagna ricoverato in ospedale, la condivisione di contratti assicurativi, fino all’esclusione dall’eredità dei beni acquistati insieme e condivisi durante la vita e via di seguito. Non capisco perché lo Stato Italiano incontri delle difficoltà nel riconoscere tali unioni. Perchè questo tema mi sta tanto a cuore? Il 28 gennaio 2015 trascrissi nel registro capitolino i matrimoni celebrati da cittadini romani in altri Paesi dell’Unione Europea e del Nord-America. Registrando le prime coppie abbiamo semplicemente riconosciuto l’amore e i diritti. Quel giorno lo ricordo ancora con emozione. A Roma abbiamo semplicemente affermato che “l’amore conta”. Registrando le prime coppie celebrammo l’amore e i diritti e lo ricordo ancora con emozione.”
Grazie , Gnazzio, via Change. Mail ricevuta in questi giorni.
Lui la fa semplice ma semplice non è. Anzi è piuttosto complicata. Il Codice civile italiano, pur non prevedendo nulla a proposito della diversità di sesso degli sposi, in alcuni articoli contiene le parole “moglie” e “marito”, ed è su questa previsione che si fonda l’impossibilità di celebrare un matrimonio omosessuale. Tutto questo in un susseguirsi di sentenze ordinanze e dichiarazioni di incostituzionalità. Le unioni omosex sono altra cosa rispetto al matrimonio secondo la legge del 2010. Non del secolo scorso. C’è la possibilità di salvaguardare i diritti bilaterali, con strumenti alternativi, senza unirsi in matrimonio . Quello tradizionale. Ma se il comune cittadino entra in questi meandri che recitano tutto e il suo contrario, perde completamente la bussola. Dunque da qualche parte bisogna cominciare e anche finire. E l’inizio e la fine è la natura. Aiutata da applicazioni e pratiche tecnologicamente avanzate, come l’inseminazione artificiale o come la si voglia chiamare, ma non sconvolta. Omologa. Aprendo d’altro canto a dismisura la pratica dell’adozione. Da parte di un uomo e una donna. Sposati o coppie di fatto. L’unica accettabile per ovvi motivi di tutela di un minore esistente pare essere la stepchild adoption.
Ma l’eccesso di libertà che è ed è stata una grande conquista , la possibilità di disporre di tutto e di tutti, del mondo, degli altri e di noi stessi, insomma la libertà assoluta è un male assoluto. Preziosa se non è l’origine né lo scopo della nostra vita, se non è l’inizio e il fine, ma è situata tra l’origine e il destino, se è un percorso e non una meta. La libertà come assoluto è un puro andare che scorre dal fare al disfare.
Perchè sappiamo bene che automaticamente dal matrimonio scaturiscono anche i figli. Senza entrare nel merito che è davvero molto oscuro e ombroso e fumoso e nebbioso, c’ è un principio etico e naturale che si scontra con la libertà assoluta. I bambini non si toccano e non possono essere oggetto di scambio. Mai e in qualunque frangente. E questa è una verità assoluta. Qui non trattasi di omofobia ma di tutela del minore. Si dirà che alcuni bambini vengono maltrattati in famiglie normali e altri vivrebbero meglio con due omosex che li amano. Ma si aprirebbero scenari dilaganti fino ad arrivare all’utero in affitto che solo a sentirlo fa rabbrividire, in un eccesso di libertà senza remore. E dovrebbe far rabbrividire soprattutto le donne. Quelle che hanno avuto e covato i figli ma anche quelle che non ne hanno. Le estremizzazioni esistono, le eccezioni e dunque le deroghe all’ordine naturale che si abbattono sull’equilibrio regolato dall’ordine naturale non si possono evitare. Ma legalizzarle sarebbe un delitto.
Grande disonestà intellettuale e anche morale è l’ affiliare il diniego al matrimonio omosex a qualcosa di ecclesiastico, di papalino, di religioso.
Tanti laici come noi vogliono vederci chiaro. E non accettano la rivoluzione e lo sconvolgimento dell’ordine naturale delle cose. Ma chi va in piazza per il family day sa di che cosa si sta parlando.. chi ci va per le unioni civili fa un salto nel buio. Almeno in parte. E il paese come al solito è diviso nettamente in due.
Tanto per alleggerire un tema così pesante ma tanto delicato mi garba citare un commento di un’amica feisbukiana..i cardinali ci tengono così tanto a questo #FamilyDay che questa volta porteranno in piazza anche le loro famiglie.
Note a margine
Boschi in Senato mi ricorda una compagna di scuola che declamava a memoria e a pappagallo, ma in maniera perfetta. Neppure le prof osavano interromperla. Peccato che appena finito, dopo avere incamerato un 8/9 per l’esposizione precisa tutta la classe era imbambolata dalla noia. E aveva capito che la prima a non aver capito nulla era lei. D’altra parte per citare un amico feisbukiano il secchionismo lotta contro di noi.
La sindaca si dimette.
Nel frattempo giunge la notizia che il Papa applicherà la lavanda dei piedi anche alle donne . Per contraccambiare quella della Maria Maddalena qualche anno fa, suppongo.

Bravo Marzio, ci sarebbe da parlare della natura che non fa solo bene le cose, ci crea ma ci uccide la natura, fino a prova contraria. La vita, anche quella dei gay, è troppo corta. Per quanto mi riguarda avrei proposto l’abolozione del matrimonio, che reputo obsoleto e sorpassato, per tutti. Ma essendo questa opzione impossibile per ovvie ragioni, è bene che anche i gay si rovinino la vita col matrimonio come gli etero hanno sempre fatto.
Se c’é un matrimonio felice, che sia etero o gay, meglio per loro. Io col mio Pacs resisto ormai da 12 anni, e di coppie etero sposate e scoppiate ne ho viste passare diverse sulla riva del fiume. La mia vicina di casa è alla terza convivenza e al secondo divorzio, ma volete privarci di queste gioie?!?
Quanto ai bambini, ma per favore, è un fatto naturale farli, ma essere capaci di crescerli bene è altro affare. Io figlioli non ne voglio, ma se alcuni gay hanno la vocazione (di quello si tratta) di crescere un figlio, ma benvengano! Ci saranno meno bimbi negli orfanotrofi. Poi con la storia dell’equilibrio del bimbo coi genitori di sesso diverso, ci sarebbe molto da discutere, io ne sono l’esempio lampante. ;-)
Visto l’andazzo emotivo con cui oggi ci s’innamora e ci si giura eterna fedeltà, non vedo perché debba essere proibito il matrimonio gay con tutti gli annessi e connessi del matrimonio tradizionale. I rapporti umani sono talmente degradati e sottoposti alle leggi del mercato che tutta questa disputa mi sembra assolutamente falsa e fuori dalla realtà fecale in cui viviamo.
Questo tipo di dibattito si è vissuto nel tempo in tutti i Paesi europei e non europei (ricordo che anche il Vietnaam ha da poco approvato le unioni civili per persone dello stesso sesso) che hanno istituito il matrimonio o le unioni civili, o le due cose come qui in Francia.
Non è una questione di natura (la natura fa anche gli eterosessuali sterili), né di verità assoluta come la Ceretelli scrive. Il matrimonio è stato inventato non dalla natura ma dall’uomo, anzi dalla maggioranza eterosessuale della specie umana. Come tale è un contratto tra due persone di sesso diverso che vogliono progettare il loro futuro e organizzare la vita comune. Come tale è quindi discriminante per chi, amandosi e volendo ugualmente definire i dettagli di una unione, non puo’ in Italia farlo.
La Ceretelli poi fa un ragionamento che anch’esso appartiene al passato, visto che anche le nuove generazioni di omosessuali maschi hanno tendenza a definirsi bisessuali, la possibilità quindi che oggi 2016 degli omosessuali possano procreare non è fantasia. Senza contare i figli di coppie “etero” scoppiate dopo che l’uno o l’altro ha scoperto tardivamente la propria natura sessuale. Allora se questa persona si ricostruisce una vita, ha il diritto di potersi occupare col compagno del proprio figlio.
Sarebbe interessante che la Ceretelli puntasse il dito contro le violenze quotidiane, sessuali o psicologiche, che tanti bambini subiscono nel silenzio in Italia ad opera di famiglie “naturali”.
Io sono pacsato dal 2004, potrei sposarmi ma non ritengo utile farlo, due miei amici invece hanno optato per il matrimonio al quale ho assistito qui in Francia, una bellissima cerimonia che da sola dovrebbe far capire a tutti, laici, non laici, bigotti, non bigotti, destri e sinistri, omofobi o omofili, che è l’ora di voltare pagina su questi argomenti anche in Italia. Quindi, matrimonio con adozione per le coppie gay, come per quelle etero.
Altre strade sono solo ipocrisia, poi ognuno decide se sposarsi o adottare, questo riguarda la sfera privata.
Non sono un addetto ai lavori e potrei pure sbagliarmi. Ma io vedo l’informazione come un incontro pugilistico fra il giornalista e l’opinione pubblica che secondo lui sbaglia. Perciò un articolo ben fatto deve colpire come un pugno nello stomaco. Se non ti lascia dolorante e non ti induce a riflettere e a correggerti, non vale manco quanto uno strappo di carta igienica di seconda mano.
Ora provatevi a rimanere dritti e indifferenti a questo pezzo della impareggiabile Carla Ceretelli:
“Ma l’eccesso di libertà che è ed è stata una grande conquista , la possibilità di disporre di tutto e di tutti, del mondo, degli altri e di noi stessi, insomma la libertà assoluta è un male assoluto. Preziosa se non è l’origine né lo scopo della nostra vita, se non è l’inizio e il fine, ma è situata tra l’origine e il destino, se è un percorso e non una meta. La libertà come assoluto è un puro andare che scorre dal fare al disfare.”
E se dopo questa frase siete ancora convinti che in Italia non abbiamo ancora disfatto abbastanza, datevi da fare per ultimare i lavori a regola d’arte.