Renzi portato al governo dai famosi e fumosi circoli di potere americani? E, a conferma di tutto questo, antiche vicende fiorentine che parlano di uno strettissimo intreccio di interessi con Denis Verdini, all’epoca signore incontrastato di Forza Italia in Toscana? Mentre le logge più riservate della Massoneria vegliavano e all’occorrenza facilitavano queste manovre? Balle buone per i gonzi. Bilanciate da quelle di segno opposto che vorrebbero l’attuale presidente del consiglio come una specie di Re Mida della politica che in quattro balletti “ha fatto le cose che tutti attendevano da decenni”, ha rimesso in sesto l’Italia ed ora la sta addirittura proiettando verso posizioni di potenza economica internazionale quali non si erano mai viste.
Gli opposti spacciatori di balle, e gli opposti schieramenti che vi abboccano, se ne facciano una ragione. Le cose non stanno così. E’ solo l’incapacità e la paura di guardare in faccia la realtà che,agli uni e agli altri, lo fa credere.
Il 2015 è stato senza dubbio, in Italia, l’anno di Renzi. La sua parabola, il suo potere e la sua popolarità, al culmine. Ha portato a casa la legge elettorale, che voleva per esserne sfacciatamente favorito, e quasi completato l’iter della riforma costituzionale. Ha frantumato il centrodestra, ridotto in una sorta di riserva indiana l’opposizione interna. Ma già sono visibili i segni della parte discendente della parabola. La gente non gli crede più, perché alle promesse non sono seguiti fatti nella medesima quantità. E Re Mida non è più tale, se è vero che la legge elettorale da lui fortemente voluta potrebbe essere la sua rovina: favorire altri e mettere lui fuori gioco. Senza appello.
I suoi avversari farebbero meglio a riflettere su questa situazione per dare vita ad un progetto capace di attirare consensi per loro. E non fantasticare su storie fatte circolare nella speranza di fare fuori Renzi per fattori esterni alla politica. Perché più insistono e più risalta la loro impotenza (e incapacità).
Matteo Renzi è arrivato dove è arrivato alla sua verdissima età, per una intuizione geniale di cui gli va dato atto, altro che storie. Non ha cercato la scalata ai vertici, come avevano fatto (fallendo) tanti altri giovani. Ai quali erano gli stessi anziani a fare posto, mettendoli sotto tutela e neutralizzandoli. Invece di puntare alla lenta scalata, ha capito che poteva e doveva tentare la spallata. Pochi ci avrebbero scommesso. E, invece, il sistema dei partiti era talmente cotto che gli è andata bene. Gli appoggi internazionali sono venuti dopo, quando già era arrivato in cima. Secondo logica e tradizione. Il Giglio magico e Verdini? Bubbole, chi conosce la storia lo sa bene. Quando era il Ras di Forza Italia in Toscana, Verdini ha sempre avuto un atteggiamento dialogante con il potere rosso della regione. Non ha mai, nemmeno per finta, tentato di scalfirlo. Alla presidenza della Regione e alla carica di sindaco di Firenze ha sempre presentato non veri candidati ma controfigure. Lo ha fatto con tutti, mica solo con Renzi. E, non a caso, suoi uomini sedevano ai vertici del Monte dei Paschi di Siena e certo non si opponevano allo sfacelo della Banca. Contro Renzi, il candidato fu Giovanni Galli, portiere della nazionale di calcio e, per molti anni, della Fiorentina. Il quale non sfigurò affatto, perché costrinse l’ex rottamatore al ballottaggio. C’è piuttosto da dire che Galli, amatissimo a Firenze, ce la poteva fare. Ma prima di essere candidato fu ammosciato. Il suo nome appariva e scompariva in una girandola di altri candidati durata per mesi. E quando iniziò la sua corsa aveva più che l’immagine del campione quale era stato nello sport, quella del ripiego. Ma non si è mai saputo se ciò fosse dovuto a calcolo sottile e cinico o alla capacità autodistruttiva di un centrodestra rissoso e poco versato alle battaglie politiche, se non sotto l’ala di Berlusconi.
E’ un fatto, tuttavia, che Galli mantenne per cinque anni il suo scranno di consigliere in Palazzo Vecchio, a capo di un suo gruppo autonomo e ostentando distacco dal PDL e da Verdini in particolare.
Farebbe bene a tutti ristabilire la verità. I sostenitori di Renzi, se vogliono bene al Paese, la smettano di considerarlo un Padreterno che ha sempre ragione. Cerchino piuttosto il modo di riparare alle pecche di un uomo che con i problemi della gente non ha mai avuto dimestichezza. Ha fatto il presidente di Provincia (cioè del nulla) attribuendosi da solo l’incarico quando, nel 2004, condusse le trattative con i DS fiorentini come segretario della Margherita. Da sindaco di Firenze si è occupato esclusivamente (e con successo) della sua immagine. Se deve promettere la luna nel pozzo al popolo è perfettamente a suo agio. Ma di fronte a chi non arriva alla fine del mese o non ha un tetto sarebbe come davanti all’ignoto.
Parimenti, chi lo avversa non rincorra pseudo complotti e storie fantastiche. Si applichi, se ne è capace, a costruire una alternativa. Vale per il centrodestra ma anche per i Cinquestelle. Che, oltretutto, devono emendarsi dall’essere seguaci di un duo (Grillo e Casaleggio) che, quanto a non essere mai messo in discussione fa mangiare la polvere perfino a Renzi.
Così si conclude il 2015. Che, se non altro, ci da motivo di credere che il 2016 non possa essere peggio.

Credo che una analisi così lucida sia rara da trovare quando si argomenta su Renzi!
il vuoto di potere in Italia ha creato varie figure di non eletti – ultimo Renzi
causa del parlamento di nominati – lontano dai cittadini
Forse sarebbe utile inquadrare il tutto nelle convulsioni e nel trasformismo del cattolicesimo politico arricchito dal sistema cooperativo, nelle vecchie generazioni in mano ai cattocomunisti, nei figli in mano a imprenditori, banchieri e massoni della porta accanto, insomma gentucola con la prima laurea di famiglia che tenta la scalata a tutto, costi quel che costi. In questa convulsione il tessuto sociale toscano offre campioni di studio unici, perché tutti concentrati e debitori al ” Viva Maria ” di sinistra di cui il papa boy di Palazzo Chigi è l’esponente aggiornato. Quant’è squallida vero l’Italia? Un popolo randagio, niente più.
Conosco molto poco della tua Toscana e Firenze, ma sono totalmente d’accordo con te nell’analisi politica.
Ma quando arriverà qualche bambino a dirci che questo RE è NUDO?