L’approccio è deprimente: difficile anche per i più indulgenti concedersi cenni di letizia. Gli argomenti sono trattati con cautela formale, talvolta perfino con misurata leggerezza. Ma le tematiche sono immancabilmente improntate all’indiscutibile pensiero unico, assai ferreo e che oggettivamente ne impedisce popolarità e condivisione. I problemi sono ossessivamente elencati: peraltro ben li conosciamo e tanto ci affliggono. Sono questioni sempre ricorrenti poiché insolute e ancora non abbiamo capito se sono tali perché tutti – ma proprio tutti – in qualche modo ci hanno messo mano o più probabilmente nel Belpaese sono ormai insolubili per definizione. E poi palle a iosa così ben confezionate che talvolta ci pare di intravedere i famosi segni positivi e la mitica ripresa. Fiducia e buonismo a mani basse, ma nulla che possa giustificarli, nulla che possa renderli credibili.
La descrizione minuziosa dell’Italia che non c’è, dove addirittura sarebbe bandito l’egoismo, gli sprechi, le ruberie, i manigoldi … ma che resta – eternamente – a portata di mano. Le esortazioni e le miti reprimende rivolte ai settori qualificati dello Stato che non di rado scarseggiano di produttività e di collaborazione pur nutrendosi di risorse immense. Se i saggi del Presidente e i tecnici acclamati, sono passati in seconda fila pur sempre all’erta per subentrare, ci sono stuoli di consulenti e di amministratori a libro paga non per merito ma per clientela o per parentela. Forse abbiamo ispettori accorti che denunciano, redigendo per tempo, l’inadeguatezza, le manchevolezze, il malaffare che rilevano, ma il cui contributo resta per anni lettera morta per dabbenaggine e spesso per convenienza. Al solito ci penseranno le commissioni d’inchiesta – bicamerali, ci mancherebbe – che lemme lemme ci porteranno in un ginepraio che anticiperà l’oblio.
All’allegra brigata di Montecitorio ci sono voluti diciassette mesi di desolanti baratti e ben trentadue votazioni per riuscire ad eleggere i tre membri di sua spettanza presso la Corte Costituzionale. Peraltro non hanno trovato il tempo per mettere insieme la legge sull’omicidio stradale, pur promessa da oltre un anno per porre rimedio ad un vuoto legislativo – fosse l’unico – e sanzionare finalmente chi al volante ubriaco o fatto di cannabis può falciare innocenti cavandosela disgraziatamente con poco danno. Però il tempo l’hanno trovato per la riforma della Rai: al governo maggior controllo sulle informazioni, sugli uomini da piazzare e direttamente al carrozzone, del cosiddetto servizio pubblico, 420 milioni di canone previsti e in aggiunta a quelli che usualmente già rastrella.
Ad ogni euro speso per la sicurezza, un euro per la cultura. Un bonus di 500 euro – vedi marchetta elettorale – per i neo diciottenni 2016 da utilizzare in libri e concerti. Ma non ci sono soldi sufficienti per risarcire le migliaia di vittime dei processi che superano i sei anni tanto da dimezzare i rimborsi e vanificare la legge Pinto. Si trovano invece per anticiparli ai coniugi il cui ex è inadempiente e non paga gli alimenti. Se la cantano e se la suonano. Ora tre settimane di vacanza: avevano appena disfatto le valige per il ponte dell’Immacolata che già gli è toccato di rifarle. Difficile sperare che una risata possa mai seppellirli.
L’Europa, pur tanto perfettibile, è indiscutibile anche così com’è ed è fatto d’obbligo coglierne tutti i vantaggi. Qui da noi l’Isis terrorista e bombarolo si combatte colla civiltà e specialmente non cambiando le abitudini. Perché non provare con le torte in faccia? Non c’è alcun nesso tra terrorismo e immigrazione. Guai ai muri, al filo spinato, alla Ungheria, Polonia, Bulgaria, Slovenia, Danimarca. Ma in fondo ognuno si muova come gli riesce e come gli pare. Viva la Merkel piuttosto che dopo i siriani, lodevoli per il sostegno contributivo che daranno al sistema previdenziale tedesco, s’è persuasa ad accogliere ora anche la giovane Reem che l’estate scorsa, senza obiezioni di Bruxelles, fece piangere perché al tempo i migranti dovevano tornarsene a casa loro.
Utopie reiterate, simulazione e miele, retorica e malafede. Quante belle intenzioni, ma sotto il tappeto, dietro il palco, al piano di sotto, se davvero aprissimo gli occhi?
Sì, sarà proprio l’anno della Misericordia. E ce ne vorrà tanta.

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