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scintille di dei del  20 dicembre 2015 – n. 21

di franchini | 21 Dicembre 2015

SCINTILLE DI DEI

 

 

Estia

 

Estia, nella mitologia greca, era la dea della casa e del focolare.

È una delle meno conosciute fra le divinità dell’antica Grecia. Era tuttavia tenuta in grande onore, veniva invocata e riceveva la prima offerta nei sacrifici effettuati nell’ambiente domestico.

 

Genealogia

Esiodo la indica come figlia primogenita di Crono e di Rea, la più anziana della prima generazione degli dèi dell’Olimpo. Suoi fratelli e sorelle, in ordine di nascita, sono: Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus. Apparteneva quindi al ristretto gruppo delle dodici maggiori divinità dell’Olimpo. Essa sacrificò il suo trono sull’Olimpo quando Dioniso divenne dio, infatti venne chiamata anche “ultima dea”.

 

Estia e Vesta

Insieme alla sua equivalente divinità romana, Vesta, non era nota per i miti e le rappresentazioni che la riguardavano, e fu raramente rappresentata da pittori e scultori con sembianze umane, in quanto non aveva un aspetto esteriore caratteristico: la sua importanza stava nei rituali simboleggiati dal fuoco.

 

Racconti mitologici

Fece voto di castità, non perché non fosse bella; infatti sia Poseidone che Apollo chiesero la sua mano a Zeus, che però, data la decisione della sorella di restare vergine ed evitando così un possibile concorrente al trono, respinse le loro proposte.

Dopo un banchetto Priapo, ubriaco, tentò di farle violenza, ma un asino, col suo raglio, svegliò la dea che dormiva e gli altri dèi, che lo costrinsero a darsi alla fuga. L’episodio ha un carattere di avvertimento aneddotico per chi pensi di abusare delle donne accolte in casa come ospiti, sotto la protezione del focolare domestico: anche l’asino, simbolo della lussuria, condanna la follia criminale di Priapo.

Omero narra che Estia riuscì a resistere alle seduzioni e alle persuasioni di Afrodite.

 

Simbologia

Suo simbolo era il cerchio e la sua presenza era avvertita nella fiamma viva posta nel focolare rotondo al centro della casa e nel braciere circolare nel tempio di ogni divinità. Talvolta viene raffigurata assieme ad Ermes, ma mentre quest’ultimo aveva il compito di proteggere dal male e di propiziare una buona sorte, Estia santificava la casa. La sua prima raffigurazione è stata una pietra, denominata erma, dalla forma di una colonna.

 

Culto

Ogni città, nell’edificio principale, aveva un braciere comune, il pritaneo, dove ardeva il fuoco sacro di Estia, che non doveva spegnersi mai. Poiché le città erano considerate un allargamento del nucleo familiare, era adorata anche come protettrice di tutte le città greche.

Nelle famiglie, il fuoco di Estia provvedeva a riscaldare la casa e a cuocere i cibi.

Il neonato diventava membro della famiglia cinque giorni dopo la nascita, con un rito (anfidromie) in cui il padre lo portava in braccio girando attorno al focolare.

La novella sposa portava il fuoco preso dal braciere della famiglia di origine nella sua nuova casa, che solo così veniva consacrata.

I coloni che lasciavano la Grecia, portavano con sé una torcia accesa al pritaneo della loro città natale, il cui fuoco sarebbe servito a consacrare ogni nuovo tempio ed edificio. Un rito che sopravvive anche nelle Olimpiadi moderne.

Estia provvedeva il luogo dove sia la famiglia che la comunità si riunivano insieme: il luogo dove si ricevevano gli ospiti, il luogo dove fare ritorno a casa, un rifugio per i supplici. La dea e il fuoco erano una cosa sola e formavano il punto di congiunzione e il sentimento della comunità, sia familiare che civile.

“Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta, ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue. Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessun’effigie, come non ne ha neppure il fuoco.”  (Ovidio, Fasti, VI, 255-258)

Pubblicato in : Primo pianoTag: antica grecia, grecia, importanza, natale, sposa

Info franchini

Poeta, drammaturgo e pittore, presente già all’età di 28 anni in circa 30 strutture museografiche internazionali -dal Tel Aviv Museum al Miami Museum (così che, in una corrispondenza, I. Antonova, Direttore del Puschin Museum di Mosca, ebbe a scrivergli: “Maestro credo che le sue opere allarghino la nostra conoscenza dell’arte italiana moderna” e Paolo Ricci “…pittore colto che ha il pregio di non mostrare la sua cultura” ) -presentò la sua prima produzione ad olio (che seguiva quella del “segno” grafico) presso la Galleria “la barcaccia” di Napoli nel 1970. Dedicatosi ad una intensa attività politico-sociale ed alla ricerca di una espressione estetica adeguata a consolidare e rappresentare la personale condizione esistenziale, produce “a vomito”, e per periodi, sino al 2006, isolandosi dal mercato per non esserne contaminato.
Proteso alla costituzione di una fondazione, in funzione di questa si costituisce il “Comitato Fondazione Franchini” –cui aderisce, tra gli altri, Francesco De Martino (tra i maggiori storici contemporanei del diritto romano, già vice-Presidente del Consiglio e Segretario del PSI)-.
Teorico del movimento socialista, franchini ha fondato, tra gli altri, il circolo “il ‘99”, il “premio giornalistico Buccico”, il “centro studi di politica mediterranea”, e, attento osservatore dei problemi dell’immigrazione, sin dal 1981, la “FILI ’99” –primo tentativo di sindacato europeo della immigrazione legale. Ha firmato, tra l’altro, l’inno “I socialisti”, con la musica del M° Enzo Amato.

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