E’ stato un piccolo cataclisma. Con una mossa, in parte annunciata, il gruppo regionale di Forza Italia ha cambiato il suo capogruppo. Maurizio Dinelli al posto di Lorenzo Zirri. 5 consiglieri su 9 a favore di Dinelli (Dinelli, Pizzi, Celesti, Pollina e Ferri), 4 per Zirri (Zirri, Caverni, Marcheschi, Provenzali). La ragione della sostituzione: la poca osservanza da parte del gruppo della direttive provenienti dal segretario regionale del partito, cioè Denis Verdini. Ora siccome l’unica vera direttiva venuta dal partito negli ultimi mesi è stata quella relativa all’accordo stipulato con i DS sull’aumento del numero dei consiglieri e sull’abolizione delle preferenze, l’avvicendamento è stato fatto per questa ragione, anche se bisogna dire che il gruppo. Sia pure a malavoglia, aveva finito per votare secondo le direttive ricevute. Sotto questa ragione però è possibile trovarne un ‘altra, più politica. La parte del gruppo consiliare ostile all’abolizione delle preferenze è quella che non solo si riconosce in Zirri ma soprattutto in Bartolozzi, il parlamentare europeo giubilato alle ultime elezioni per Strasburgo per una manciata di voti. La giubilazione è stata anche conseguenza dell’eccessivo numero di candidati toscani in lista, tanto che nessun candidato espresso dalla Toscana è risultato eletto. Per Bartolozzi quell’eccessivo inserimento non è stato casuale. E siccome a dar retta ad Andreotti a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina, sarebbe stato il segretario Verdini a creare le condizioni per la giubilazione di Bartolozzi. Secondo questa interpretazione ottenuto il primo risultato lo stesso Verdini avrebbe cercato di completare l’opera tagliando le gambe anche a Zirri, da sempre amico di Bartolozzi. La scusa: il poco entusiasmo dello stesso Zirri e dei suoi per l’accordo di cui sopra. Resta ora da vedere cosa succede. Intanto c’è da registrare che la prima riunione del direttivo regionale dopo il fatto non ha affrontato il problema. In quella sede Verdini ha detto che presenterà un piano di riorganizzazione generale di tutto il partito per affrontare nel migliore dei modi le prossime elezioni regionali. Il gruppo di Bartolozzi e Zirri aspetta ora di vedere le carte. Se queste saranno soddisfacenti, nel senso che il ruolo di questa componente, che poi è quella di ispirazione cattolica, verrà valorizzato, allora il dissenso rientrerà, in caso contrario i dissidenti potrebbero anche uscire dal partito, magari creando in Consiglio regionale un secondo gruppo di Forza Italia, oppure andando ad ingrossare le fila dell’UDC che a quel punto diventerebbe in Toscana il raggruppamento più forte nell’ambito del centrodestra.
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