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Psi: quello che in tanti non capiscono (o fanno finta di non capire)

di Mauro Del Bue | 2 Aprile 2012

La questione socialista rinascerà con l’Europa e con il ritorno al proporzionale. Ma a prescindere da chi sarà segretario del Psi, suo vice, o membro della segreteria.

In tanti continuano, legittimamente, a sperare in una resurrezione socialista in Italia. Per la verità è dal 1994 che questo auspicio è nel cuore di molti militanti. Eppure in pochi si sono chiesti, in questi diciotto anni, di quale resurrezione parlassero e di quale socialismo. In una prima fase la sensazione prevalente era quella della resurrezione del vecchio Psi (magari senza il vecchio gruppo dirigente), che però si è scontrata con la necessità di una netta scelta di campo, richiesta dalle nuove norme maggioritarie. I socialisti del Psi erano infatti tendenzialmente anticomunisti e soprattutto antigiustizialisti, e dunque preferivano votare a destra piuttosto che a sinistra, ma un partito socialista (il Si e poi lo Sdi di Boselli) era ovviamente collocato dov’era collocata la forza e la tradizione del socialismo europeo, e cioè a sinistra. Così si formarono partiti socialisti senza voti (ma con un discreto numero di parlamentari, grazie alla rendita del maggioritario e a un’allenza sul proporzionale che mai metteva in evidenza un ‘identità socialista). Si tentò allora, l’anno dopo la morte di Craxi, nel 2001, di formare un soggetto d’impronta socialista e alleato, sia pur solo elettoralmente e non politicamente, col centro-destra, per tentare di togliere voti a Forza Italia. Il progetto naufragò per i veti di Berlusconi, e per l’indisponibilità dell’elettorato socialista anche solo a deberlusconizzarsi parzialmente, anche se il Nuovo Psi raggiunse alle europee del 2004 un positivo 2,1%, subito vanificato da nuove divisioni e scissioni. La Rosa nel pugno fu il primo tentativo, operato nel 2006, di abbandonare una scelta tattica ed elettorale in cambio di un progetto politico. E il progetto non era la costituzione di un soggetto socialista, ma di un soggetto liberalsocialista, con radicali, laici, liberali e socialisti. Anche questo tentativo naufragò (oltre che per responsabilità di Pannella), per la decisione dello Sdi di scegliere la Costituente socialista a partire dal 2007. Si pensò che si sarebbe potuto puntare sulla formazione di un un soggetto socialista europeo in Italia composto dai vecchi aderenti al Psi, dunque dallo Sdi, da una parte del Nuvo Psi, da socialisti variamente collocati si dovessero alleare con una parte di ex comunisti e poi diessini che non intendevano aderire al Partito democratico in funzione del mantenimento dell’identità del socialismo europeo. Poi la maggioranza di costoro preferì, invece, allearsi con soggetti che nulla avevano a che spartire col socialismo europeo tornando nell’alveo originario. Così la costituente venne svolta solo dallo Sdi, da una parte del Nuovo Psi e da una piccola componente di ex diessini che facevao capo a Gavino Angius. Il mancato apparentamento veltroniano provocò la messa al bando del nuovo partito che in splendida autonomia, anzichè essere premiato da coloro che sempre avevano sollecitato una simile coraggiosa, temeraria scelta (no ai posti, sì alla difesa dell’identità) dovette innalzare da solo, e senza il supporto neppure del voto militante, il suo rogo politico. Gli ultimi tre anni sono quelli del più difficile dei tentativi. Quello di vivere senza vita parlamentare e spesso anche senza vita televisiva. Un tentativo ai limiti dell’impossbile. Vita artificiale e vita passionale sono elementi sufficienti per mantenere un organismo politico? Se il problema fosse quello di una resurrezione qualsiasi per un socialismo qualsiasi la strada percorsa nel 2009 con l’alleanza di Sinistra e libertà doveva essere portata a fondo. Avrebbe consentito di partecipare a un progetto dato per vincente anche oggi e portato a Montecitorio un buon numero di socialisti. Ma era quella la strada? La mia no. La mia resurrezione socialista è una resurerzione che legge la storia del riformismo e del socialismo liberale, che combatte gli estremismi e i massimalismi, e anche le figure messianiche e populiste. Mi fa piacere che alla fine l’intero Psi mi abbia dato ragione. Dunque non è vero che i dirigenti del Psi hanno voluto fare solo quello che loro conveniva. Anzi con la rottura con Vendola sapevano di fare una scelta difficile e che avrebbe potuto riportarli nell’isolamento. Adesso che si profila una nuova legge con sbarramento al 4-5% il cammino è ancora più in salita. Vedremo quali scelte operare. Però quello che non accetto è questo continuo nevrotico chiacchiericcio su Nencini, sulle dimissioni del segretario, magari dell’intera segreteria, e anche su Boselli (oggi, perchè fino a ieri era in minoranza sempre chi lo contestava), come se la mancata resurrezione dipendesse da un segretario, dal suo vice, da un dirigente, da un ex dirigente. Esiste oggi il Pci? Esiste la Dc? La Dc sì, è allo 0,4% con Rotondi. Esiste il Pri? Oggi è allo 0,2% perché anche La Malfa è uscito. Esiste il Psdi? Perchè dovrebbe esistere il Psi con più dell’1%? Qualcuno me lo spiega? Altra cosa è invece la questione socialista, che rinascerà con l’Europa e con il ritorno al proporzionale. Ma a prescindere da chi sarà segretario del Psi, suo vice, o membro della segreteria, da chi sciverà male su facebook e da chi invece facebook non saprà neppure cosa sia, ve lo assicuro.

Pubblicato in : Primo piano

Info Mauro Del Bue

Mauro Del Bue è un politico, giornalista e storico italiano. Già deputato per lo storico PSI e per il Nuovo PSI, attualmente è membro della Segreteria Nazionale del ricostituito PSI, direttore del quotidiano socialista Avanti!

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