La posizione dei No Tav è “no” a prescindere. Un “no” divenuto falsamente ideologico, preconcetto. Localistico, poi assurto a posizione generale contro al Tav perchè è su questa che si mobilitano i vari estremismi in tutta Italia.

La posizione dei No Tav è “no” a prescindere. Un “no” divenuto falsamente ideologico, preconcetto. Localistico, poi assurto a posizione generale contro al Tav perchè è su questa che si mobilitano i vari estremismi in tutta Italia.

Mauro Del Bue è un politico, giornalista e storico italiano. Già deputato per lo storico PSI e per il Nuovo PSI, attualmente è membro della Segreteria Nazionale del ricostituito PSI, direttore del quotidiano socialista Avanti!

Non ricomincio con le osservazioni perchè Scarlino ha esattamente centrata la questione. Il problema è che si sceglie la soluzione più cara per la sopportazione dei residenti e per la spesa prevista e prevedibile ( occhio a le variazioni in corso d’ opera!)…e questo travalica ogni questione sulla correttezzaa dell’operazione. Il vero interesse è nella spesa maggiore ,perchè consente anche mance migliori : lo si capisce solo a cose fatte….stranamente !
“La lotta per la salvaguardia dei valori storico-naturali del nostro paese è la lotta stessa per l’affermazione della nostra dignità di cittadini, la lotta per il progresso e la coscienza civica contro la provocazione permanente di pochi privilegiati onnipotenti.” (Antonio Cederna)
Se ci fossero ancora persone come Cederna, Bassani o Croce la lotta contro la provocazione permanente di pochi PRIVILEGIATI ONNIPOTENTI risulterebbe più efficace.
Un tempo per far valere le proprie ragioni si usavano parole che erano come macigni, oggi i manifestanti alle parole preferiscono i macigni. E i risultati si vedono…
Non c’è disprezzo che basti per sottolineare la faziosità, la demagogia, la scorrettezza di figuri come Santoro e Di Pietro. Così come non bastano le parole per denunciare chi provoca carabinieri e polizia, chi pratica la violenza, chi fa il teppista, magari travestito da pacifista.
Solo su questo possiamo essere d’accordo.
Sul resto NO.
La ” alta velocità” – sia quella in val di Susa, sia quella che si è realizzata sull’Appennino, sia quella che si sta realizzando a Firenze – è un’opera di feroce aggressione all’ambiente e al territorio . i danni già arrecati a falde acquifere, piante, abitazioni, sono sotto gli occhi di chiunque voglia guardare; i danni che seguiranno sono stati descritti e segnalati all’attenzione di chiunque voglia onestamente ( onestamente, questo è il punto ) verificare.
Alta velocità : un’eternità per i lavori , un’enormità per i costi. Ai quali non corrispondono, tra l’altro, benefici. Benefici per i cittadini, intendo.
Alternative ai tracciati imposti ci sono – a Firenze, poi, clamorosamente evidenti – e sono state spiegate, illustrate, documentate ; ma la stretta complicità in affari tra la cosiddetta destra e la cosiddetta sinistra ( con le cooperative “rosse” al centro ! ) ha vietato ogni ipotesi di progetti molto meno dannosi, molto meno costosi . E’ questo il partito del NO , al quale liberali, laici, raziocinanti , cittadini dovrebbero ribellarsi, con tutti i mezzi: civili e non violenti, ma decisi.
Permettetemi, inoltre, di ripetere che il progresso – per essere tale; e non solo sviluppo – deve ( dovrebbe ) essere indirizzato a migliorare la qualità della vita. Il progresso non consiste – non solo – nella velocità. Piuttosto, nel caso dei trasporti ferroviari, nella puntualità, nella efficienza e sicurezza ( anche in caso di maltempo ) , nella pulizia, nella ramificazione della rete , in un servizio adeguato per le tante città e non solo per i capoluoghi di metropoli, in costi tollerabili per il cittadino medio.
Invece i governi Prodi, Berlusconi, Passera-Monti, in questo simili se non identici, sono andati e vanno nella direzione opposta, usando come braccio operativo violento Trenitalia , il suo capobanda, la banda di servi complici, tutti – naturalmente – pagati e strapagati.
Scusate la sintesi e la sincerità.
Molte affermazioni di buon senso e dunque largamente condivisibile.
L’unica cosa che mi domando (per non aver presente l’iter osservato e dunque per mia personale non conoscenza del medesimo) è se le consultazioni con i territori e le istituzioni rappresentative siano state gestite, a suo tempo, in modo corretto.
Per il resto, un inseguimento estenuato del consenso senza del quale non si fa alcunché è la democrazia della paralisi e arriva fatalmente alla paralisi della democrazia.
L’accostamento al terrorismo di certo contegno violento mi sembra onestamente eccessivo. Non tutta la violenza è “terrorismo”!