L’America post 11 settembre è come la famiglia Corleone dopo la morte di Don Vito: allo sbando e con la necessità urgente di riorganizzarsi alla luce della nuova situazione per poter sopravvivere. Ma a dispetto del titolo, qui la mafia c’entra ben poco.
Scritta nel 2008, appena pochi mesi prima dell’elezione di Obama alla presidenza La dottrina del Padrino, stuzzicante “parabola dell’arte di governo americana”, esce ora anche in Italia.
In poche pagine Hulsmann e Mitchell, entrambi analisti di politica estera, prendono il capolavoro del cinema americano Il Padrino di Francis Ford Coppola come espediente per proporre una suggestiva analisi della situazione geopolitica degli Stati Uniti nell’ultimo decennio. Se spesso la realtà supera la fantasia, in questo caso la fantasia serve da paradigma della realtà.
La morte di Don Vito Corleone è il simbolo del declino della supremazia globale americana: paralizzata dal punto di vista economico, isolata sotto il profilo diplomatico e sfiancata militarmente. Il prospettarsi di una nuova mappa geopolitica rende necessaria – in tempi rapidissimi – l’adozione di una strategia di politica estera che sia totalmente differente dalle due visioni sinora proposte dai principali partiti, accomunate dalla nostalgia per la potenza passata che vorrebbero restaurare: l’approccio neoconservatore dei repubblicani e l’approccio intellettuale dei democratici. L’unica alternativa possibile per la salvezza nella nuova era multipolare è il realismo, scoraggiante, antiamericano, antiutopico quanto si vuole ma basato su una valutazione effettiva della situazione attuale: l’America deve prendere atto del cambiamento e non può più pensare di imporre il proprio modello al resto del mondo.
Le tre posizioni che gli eredi del Padrino assumono nel governo della famiglia rappresentano secondo gli autori le tre scuole di pensiero della politica estera statunitense che oggi competono per il controllo dell’ordine mondiale: il liberal institutionalism, il neoconservatorismo e il realismo. Tom è un liberal institutionalist e ha fede nella validità delle vecchie regole e nella negoziazione; Sonny è l’incarnazione del neoconservatore dell’era Bush, che “prima spara e poi pensa” ma si rivela un bersaglio facile per i nemici. L’unico che sa affrontare il mondo che cambia, riconoscendo la necessità di combinare in modo flessibile potere forte e potere mite, per mantenere unita la famiglia e per conservarne influenza e sicurezza è il realista Michael. Il suo obiettivo è lo stesso degli Stati Uniti: preservare la propria posizione in un mondo pericoloso. Il pericolo è senza precedenti, ma l’America può farcela secondo Hulsmann e Mitchell.
John C. Hulsman (Cleveland, OH, 1967) è presidente e cofondatore della John Hulsman Enterprises, primaria società di consulenza per le relazioni internazionali. È anche Scholar in Residence Alfred von Oppenheim presso il German Council on Foreign Relations a Berlino, collaboratore del «National Interest», e membro del Council on Foreign Relations.
A.Wess Mitchell (Lubbock, TX, 1977) è cofondatore e direttore delle ricerche del Center for European Policy Analysis, di Washington DC, che studia in particolare la politica dei paesi dell’Europa centrale. Autore di numerose pubblicazioni, collabora con quotidiani e riviste americane ed europee di primo piano. I suoi articoli sono stati tradotti in più di dodici lingue.
John C. Hulsman, A. Wess Mitchell, La dottrina del Padrino, Un’allegoria di politica estera, collana Altrove, Traduzione di Eleonora Ottaviani, pagg. 56, euro 11,00, ISBN 978-88-95481-63-0

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