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NOTIZIE DAGLI SCAVI

di Maria Rita Monaco

di Maria Rita Monaco | 2 Maggio 2011

Presentato a Venezia fuori concorso, visto grazie al passaparola negli ultimi giorni convulsi di un festival con tanti film e una sala in meno, causa lavori nuovo palazzo del Cinema, “Notizie dagli Scavi” è un gioiellino, una ventata d’aria fresca e una prova di bravura e di pazienza da parte di Emidio Greco.
Parlo di pazienza perchè vorrei vedere quale altro regista avrebbe continuato a tenere nel cassetto la sceneggiatura scritta da più di quaranta anni, continuando ad accarezzare il sogno di trasformarla, prima o poi, in un film.
Valeva la pena vederlo, dopo essere rimasti annientati la mattina dalla freddezza de “La solitudine dei numeri primi” per scoprire la preziosità dei numeri secondi, terzi, ultimi, per scoprire anche la bravura dei due interpreti principali: un’Ambra Angioini (la contessa) piacevole sorpresa e un Giuseppe Battiston (il professore) che, se ci era sembrato grande nelle parti di comprimario, (sempre a Venezia lo avevamo visto accanto a Silvio Orlando nel film di Mazzacurati “La passione”) è eccelso nel suo spiazzante smarrimento, come protagonista.
Tratto da un racconto di Lucentini scritto negli anni ’60, nella sceneggiatura Greco cerca di mantenere l’ambiente di quegli anni, almeno nella prima parte del film; così come il linguaggio.
In quegli interni in cui trascorre la sua vita questo strano guardiano/factotum, (lava i piatti, fa la spesa, prepara il caffè) vivono le “signore” di una casa d’appuntamenti che si approfittano della disponibilità e dell’ingenuo approccio alla vita di questo omone che non farebbe male ad una mosca.

Lo chiamano “professore”, forse per il suo eloquio che lo porta ad esprimersi in uno strano romanesco rivisitato da un italiano oggi un po’ desueto, ma non esitano ad insultarlo con tutti gli epiteti da “cretino” a “deficiente” a “incapace”. Bistrattato ma protetto e difeso, allo stesso tempo, dalla Gina che fa da paciera con la Signora anche quando questa vorrebbe licenziarlo solo perché per sbaglio ha comprato del formaggio che nessuno gli aveva chiesto.

Tutto parte da una telefonata: una ex inquilina della casa affida al Professore l’incarico di occuparsi della Marchesa che ha tentato il suicidio e si trova in ospedale.
Lo troviamo nell’atrio del San Filippo Neri, pieno di marmi, mentre tenta di capire come fare per arrivare al capezzale della Marchesa (non è un parente e non è orario di visite) ma il suo stupore e il suo candore, nonostante il suo handicap, lo fanno arrivare puntuale per assistere al risveglio della Marchesa.
Nonostante i suoi calzini bianchi debitamente bucati, evidenti nei sandali, non riesce ad essere patetico tanto è partecipata, quanto muta, la sua empatia nei confronti della ragazza che si ritrova in quel letto per aver tentato di fuggire per sempre dalla malinconia e dagli schiaffi della vita.

Non sa come confortare la marchesa nelle sue frequenti visite in ospedale, non sa cosa dire, tenta di interessarla al suo concetto di “dettagliante”, ma finirà per leggerle una guida turistica sugli scavi di Tivoli.

Lui c’è capitato una volta per caso. Doveva far passare il tempo per riportare indietro la Gina che aveva accompagnato con il pulman appunto a Tivoli, da un cliente.

Ci ritorna tutte le volte che ha lo stesso incarico di accompagnatore, guardato con curiosità ma anche con simpatia dai guardiani che lo vedono sempre assorto e interessato.

Dalla guida ha imparato un linguaggio “acculturato”, quello stesso che fa sbottare la Marchesa: “…ma devi fare sempre questo strazio?”

Una storia semplice, dei personaggi apparentemente semplici ma particolarmente complicati. Il professore e la marchesa si allontanano a braccetto accompagnati dalla voce di Ornella Vanoni (le parole della canzone sono scritte dallo stesso Emidio Greco).

Quando si sa fare cinema si mette lo spettatore in condizione di conoscere, con gli occhi e con il cuore, una realtà che le parole non sanno spiegare.

Maria Rita Monaco

Pubblicato in : Cultura ed eventi

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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