Parrà strano: ma il mio anticomunismo – sia politico che di tipo filosofico – si è consolidato anche grazie a libri di testo che ficcavano, per così dire, la lotta di classe persino nella storia antica. Se ritenesse che i libri ‘comunisti’ avessero sortito questi effetti su molti, magari su tantissimi cittadini, forse oggi Berlusconi (e chi con lui) non condurrebbe la propria campagna contro certi testi scolastici. E infatti il problema, a questo punto, è il seguente: se l’iniziativa parte da una constatazione grosso modo corretta (almeno per la mia esperienza di studente, che comunque è già risalente nel tempo), che cosa succederà dopo, a quale scopo essa è diretta? Per intendersi: voi vi fidereste della obiettività di un libro di storia ‘commissionato’ o ispirato, in qualche modo, da Silvio Berlusconi? E ampliando l’orizzonte: vi fidate di un qualunque libro di testo su cui un politico o la politica hanno in qualche modo lasciato la propria impronta? E’ giusto che la storia sia piegata, violentata alla logica della contrapposizione politica? Qual’è effettivamente l’importanza che la classe politica riconosce all’educazione, istruzione e formazione dei giovani? A tutte le domande, tranne l’ultima, rispondo con un secco “no!”. All’ultima, rispondo che della istruzione e formazione delle nuove generazioni poco importa a certi lestofanti (che sono, per lo più, i politici), poiché una politica che si concentrasse davvero su questo tema strategico, dispererebbe di trarne consenso nel breve periodo. Non ho mai sopportato l’invadenza della cultura della sinistra, che ha avuto spazio e radicamento quasi esclusivi fino a pochissimi decenni fa nell’editoria, nell’informazione, nello spettacolo, nella scuola e in altri numerosi ambiti della società. Ma questo non vuol dire che al tendenziale monopolio, alla cappa opprimente della cultura di sinistra, io sia o sarei desideroso fosse sostituito qualcosa di analogo da destra. E’ il pluralismo la risorsa, è la concorrenza di idee divergenti o contrapposte a favorire lo sviluppo di una opinione pubblica consapevole, libera; mentre la dittatura culturale e il conformismo sono la morte civile di una società.
Rammento, a distanza di anni, due particolari della mia esperienza di studente liceale: un libro di storia, appunto, ‘sinistro’ e del tutto fuorviante, che sarebbe (stato) degno del fuoco; e un professore di lettere dichiaratamente marxista, che mi ha insegnato che cosa significa intelligenza critica e mi ha fornito uno strumento di lavoro che avrei utilizzato negli anni a venire, all’università, nelle attività intellettuali di vario tipo e oggi soprattutto nella professione: la ricerca della sintesi, impegno sempre difficile. Cosa intendo, con ciò, significare? Che più e prima dell’orientamento di un testo o di una persona, conta il modo in cui si esplica, si declina, si fa avvertire questo orientamento. C’è un modo trasparente, corretto; e c’è un modo subdolo, strumentale, quasi subliminale.
La assoluta obiettività è un risultato impossibile; tuttavia esiste un discrimine ragionevole e comprensibile tra fatti e interpretazione dei fatti; pertanto, un testo serio e di qualità non è necessariamente quello che propone una versione tutta asettica delle vicende storiche, bensì quello che tenta la pur difficile operazione di distinguere i fatti dalle elaborazioni successive e che dunque, piuttosto, accompagna ad una ricostruzione tendenzialmente obiettiva un apparato critico consistente. Un testo siffatto ha doppia valenza educativa: insegna la storia – intesa come successione di fatti di una data epoca – e mostra come la storia viene o può essere trattata dopo che i fatti si sono ‘depositati’ nel tempo; propone non un ‘prodotto’ ma un ‘processo’ di apprendimento, di cui l’interpretazione storiografica è un elemento costitutivo.
La scuola deve contribuire a formare dei cittadini, individui dotati di capacità di pensiero e di lettura critica della realtà. Per far questo, non servono libri ‘militanti’. Se la politica intende procurare agli studenti di domani strumenti formativi davvero utili, faccia una cosa sola: tenga (finalmente) lontane le mani da questa materia e lasci che a scrivere la storia siano soltanto autentici storici e storiografi, qualunque sia il colore del vessillo per cui batte il loro cuore (e non è certo l’unica cosa in cui la politica, per fare bene, può soltanto astenersi, anzi: radicalmente astenersi).
Paolo Marini

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