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THE NEXT THREE DAYS

Un gioco di sguardi, una domanda: “Dove può arrivare l’amore?”, una risposta:” in amore bisogna dare più di quanto si riceve”. Un film di Paul Haggis grande sceneggiatore alla sua terza prova dietro la macchina da presa. di Maria Rita Monaco

di Maria Rita Monaco | 18 Aprile 2011

Un remake quello con cu/b>i si confronta Paul Haggis, sceneggiatore di Clint Eastwood (Million Dollar Baby, Lettere da Iwo Jima), degli ultimi 007 (Casinò Royale, Quatum of Solace), regista di Crash (Oscar 2005) e di Nella valle di Elah, per rispondere ad una domanda “Fino a che punto può arrivare l’amore?”
“Pour elle <-dichiara Haggis- mi era piaciuto tantissimo volevo porre ai protagonisti dei quesiti che nell'originale non sono stati affrontati: mi piace indagare sulla natura del credere, e continuerò a farlo; la natura dell'amore è un tema che affascina" E per rispondere a questa domanda scrive e dirige un thriller in cui la tensione sale , nelle due ore di proiezione, in maniera straordinaria per lasciarci poi quasi privi di forza e, nonostante la voglia di lieto fine, con un dubbio: "è questa la verità che abbiamo visto?" Mentre scorrono le prime scene del film che presentano i protagonisti una didascalia informa "Tre anni prima" e Russel Crowe "attore incredibilmente generoso", come lo ha definito lo stesso regista, si appresta a diventare protagonista pressoché unico, vediamo John Brennan (Crawe) guidare una macchina e guardare, preoccupato qualcuno che si lamenta alla sua destra. Quando una nuova didascalia informa che ci aspettano i prossimi tre giorni, vediamo la stessa scena (la macchina guidata da un John Brennan sempre più preoccupato) ma a quel punto la storia ha compiuto un cerchio perfetto e si appresta alla conclusione. Torniamo alla scena iniziale ma ormai sappiamo tutto: chi si lamenta, cosa è successo, cosa sta per succedere o perlomeno cosa vorremmo che succedesse. John Brennan, Lara e Luke, il loro piccolo figlio, sono una bella e solida famiglia : genitori innamorati e attenti al loro figlio, una bella casa, John insegna letteratura all'Università, Lara ha un lavoro che le piace anche se ha qualche contrasto con il suo capo: una donna. L'irruzione violenta della polizia nella loro casa per accusare Lara di omicidio e arrestarla interrompe la colazione del mattino ma interrompe anche uno stile di vita e le sicurezze di un bambino. Tutto gira attorno alla frase che John pronuncia nel corso di una sua lezione, attorno alla domanda che si pone e pone ai suoi allievi, domanda che fa riflettere lo spettatore, lo mette sull'avviso: il professore sta cambiando, si sta trasformando in un uomo disperato che sceglie la "follia" "Passiamo tanto tempo a cercare di organizzare il mondo, costruiamo orologi, calcolatori, cerchiamo di prevedere che tempo farà. Ma quale parte della nostra vita è davvero sotto il nostro controllo? E se scegliessimo di vivere unicamente una realtà costruita da noi? Questo ci rende folli? E se è così... non è meglio di una vita di disperazione?" anche perchè: "Il pensiero razionale distrugge l'anima." e la sua anima è tesa, come ogni sua azione a riprendersi la propria vita rappresentata da sua moglie. John, innamoratissimo della moglie è sicuro della sua innocenza e si batte per tre anni per dimostrare la sua innocenza. Quando la giustizia condanna inesorabilmente Lara e questa tenta il suicidio a John non resta che mettere in moto la sua intelligenza, il suo coraggio, la sua incoscienza, il suo amore per salvarla. E non importa se per attuare il suo piano dovrà sporcarsi le mani, dovrà mettere a repentaglio la sua stessa vita, dovrà frequentare spacciatori, truffatori, dovrà subire botte e offese. Non importa se per mettere in sicurezza il suo piano anche a lungo termine dovrà ricattare per non essere ricattato, dovrà uccidere, per non essere ucciso. Lara vale e merita ogni suo sforzo, ogni suo pensiero, ogni sua decisione. Maria Rita Monaco

Pubblicato in : Cultura ed eventi

Info Maria Rita Monaco

Insegnante di lettere nelle scuole medie, alla fine degli anni settanta è tra i fondatori del Laboratorio Immagine Donna con il quale, sino al 2008, promuove festival cinematografici. Dal 1981 al 1987 è assistente in “Teoria e tecnica delle comunicazioni di Massa” del professor Baldelli presso l’Università di Firenze. Ha partecipato a progetti di educazione e comunicazione cinematografica e curato vari cineforum. Collaborato attivamente con la Biblioteca delle Donne di Soverato e con la Commissione Pari Opportunità di Catanzaro. Dal 2008 scrive recensioni di film e libri su Pensalibero.it

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