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MILANO COME LONDRA? SÌ, MA MEGLIO CON QUALCHE REGOLA IN PIÙ

Una Londra italiana non sarà forse facilmente realizzabile, ma se Francia e Germania hanno in Parigi e Francoforte i loro indiscussi centri finanziari di livello internazionale, anche Milano potrebbe facilmente assurgere ad esempio di efficienza e moralità laburista, come è sempre stata. Di Leonardo Scimmi

di Leonardo Scimmi | 18 Aprile 2011

Il Ministro Tremonti, nel suo intervento al Salone del Risparmio, ha lanciato una proposta interessante e cioè attirare a Milano le società di gestione del risparmio estere attraverso un modello fiscale agevolato, come avvenuto in Irlanda negli anni passati.
Dopo la crisi finanziaria del 2008 assistiamo al tentativo degli Stati di riorganizzare i sistemi di controllo sul sistema finanziario, per evitare che crisi finanziarie globali si verifichino nuovamente e con lo stesso tragico impatto.
Negli Stati Uniti l’Amministrazione Obama ha emanato il Dodd Frank Act in tal senso, mentre in Europa nascono quattro nuove autorità: L’European Sistemic Risk Bord (ESRB) con finalità e poteri di carattere macro-prudenziale e l’European System of Financial Supervision (ESFS) rappresentato da un network di tre autorità dedicate alla vigilanza micro-prudenziale; per il settore bancario l’European Banking Authority (EBA), per il settore dei mercati mobiliari, l’European Securities and Markets Authority (ESMA) e per il settore delle assicurazioni e dei fondi pensione, l’European Insurance and Occupational Pension Authority (EIOPA).
Nella speranza che il moltiplicarsi di regole ed autorità riesca da solo ad evitare future crisi sistemiche, la proposta del Ministro Tremonti giunge nel momento della ripresa del settore e deve essere presa seriamente in considerazione dall’industria dei fondi di investimento e dalle Istituzioni.
I punti all’ordine del giorno dovrebbero essere due:
attrarre a Milano società di gestione del risparmio dall’estero – anche e soprattutto in considerazione delle novità introdotte dalla Direttiva europea UCITS IV – garantendo alle imprese una tassazione agevolata a livello “corporate”, oltre ad un ambiente finanziario professionale, multilingue e logisticamente attrezzato;
convogliare le masse del risparmio italiano verso le piccole e medie imprese che faticano a trovare finanziamenti ed a crescere, per poter competere con le aziende degli altri Paesi che hanno maggiori capacità di investimento – che si traduce in qualità e tecnologia – e godono di economie di scala che le rendono competitive nonostante la globalizzazione ed il dumping di Paesi senza i medesimi standard di garanzie e sicurezza.
Queste le due sfide del risparmio italiano, la seconda nota da tempo, la prima rilanciata invece dall’intervento del Ministro Tremonti che ha trovato parole e tempo giusti per esprimere quello che oramai in molti avevano notato: la mancanza in Italia di un centro finanziario veramente internazionale, capace di trainare il Paese sia economicamente che come immagine.
Una Londra italiana non sarà forse facilmente realizzabile, ma se Francia e Germania hanno in Parigi e Francoforte i loro indiscussi centri finanziari di livello internazionale, anche Milano potrebbe facilmente assurgere ad esempio di efficienza e moralità laburista, come è sempre stata, ed in futuro essere internazionalmente nota ai livelli di Lussemburgo e Dublino, cosi da aggiungere alla moda ed al turismo il settore del risparmio gestito internazionale, sicuramente un elemento trainante per l’occupazione della Regione e del Paese.
Il Ministro Tremonti, considerato il suo passato socialista, potrebbe trovare il modo di unire le sue ultime proposte – Milano centro finanziario internazionale e l’introduzione di regole di democrazia industriale nel mondo delle imprese – sollecitando la creazione di un centro finanziario internazionale si, ma etico, partecipato, quale modello per un rinnovamento della Finanza mondiale, tale che non sia più, quello finanziario, un mondo autoreferenziale e separato dal sottostante mondo industriale e reale, ma condivida le regole di partecipazione e di cogestione, quel metodo stakeholders value che pone al centro delle decisioni aziendali, in qualunque settore, l’Uomo e non il mero profitto.

Leonardo Scimmi (avantidelladomenica.it)

Pubblicato in : Primo piano

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