L’opposizione al governo Berlusconi è formata in Parlamento, dal Partito Democratico (Bersani), dall’Italia dei Valori (Di Pietro), dall’UDC (Casini), da Futuro e Libertà (Fini) e dall’Api (Rutelli). Non hanno rappresentanze parlamentari, SeL (partito di Vendola), il PCI (Diliberto) e PRC (Ferrero), che saranno presenti alle prossime elezioni governative.
L’attuale Legge elettorale prevede il Bipolarismo. Ciò significa un accordo tra i partiti di centro destra con un nome che sarà il capo del governo e una forza di centro sinistra con un nome che formerà il governo se sarà vincitrice.
La scelta del leader nel centro sinistra sarà difficilissima perché ci saranno quattro o cinque pretendenti a essere il capo. Inoltre, ci sarà il conflitto per designare il partito guida dell’alleanza.
Il partito che farà fallire l’alleanza di centro sinistra sarà il PD, che pretenderà un accordo sul nome di Bersani, che è nell’occhio del ciclone dei giovani che hanno chiesto ufficialmente la rottamazione del vertice PD e, quindi, in primo luogo di Bersani.
Fini, che vanterebbe il merito di aver sconfitto Berlusconi, difficilmente accetterebbe di fare un passo indietro rinunziando alla guida dell’eventuale nuovo governo. L’altro problema sarà la posizione politica di Fini che si dichiara di destra liberale.
I sintomi di un impossibile o difficile accordo dei partiti di centro sinistra sono evidenti per la nascita, alquanto dolorosa, del “Nuovo Polo per l’Italia” tra Casini, Fini Rutelli, battezzato a Todi venerdì 28 gennaio 2011.
Casini ha sfilato la leadership a Fini ed è il coordinatore nazionale del gruppo, del quale fanno parte anche il movimento Mpa e Liberal Democratici.
Il nuovo Polo rischia di frantumarsi subito, non solo per il risentimento di Fini ridotto al ruolo di attendente di Casini o, in avvenire, di Montezemolo, Monti, Marcegaglia, ma anche per le prime scintille tra l’ex radicale BENEDETTO DELLA VEDOVA e BUTTIGLIONE su problemi religiosi.
La fine ingloriosa sulla scena politica la farà Fini perché per pretendere troppo, si troverà con un pugno di mosche in mano che lo potranno costringere a rifugiarsi nella tana dalla quale lo tirò fuori Berlusconi.
E’ comprensibile la sua preoccupazione di ridiventare il signor Fini, cioè nessuno, appena lascia l’importante carica di Presidente della Camera. L’aureola di difensore della democrazia donatagli dal PD dopo il tradimento al Pdl è già caduta proprio a Todi dove è stato depurato da ogni ambizione di protagonismo. La sua fine politica è vicina perché attuali sembrano le ragioni del ricorso al popolo perché decida a chi assegnare la maggioranza per governare.
Anche Bersani ci rimetterà le penne perché ha svuotato di contenuti politici il partito PD, finito nella rete del Nuovo Polo e nella critica spietata di Di Pietro, di Vendola e dei rottamatori che sono la nuova generazione del PD.
L’appello di D’Alema a formare il grande fronte contro Berlusconi per mandarlo a casa si rivelerà uno S.O.S. gridato nel deserto. Aver ridotto la politica a strumento di difesa della propria posizione di potere, è aver ingannato i propri elettori e offeso la storia antropologica degli uomini che hanno consumato interamente la propria vita per formare una società sempre più libera e più democratica.
La caduta del “Muro di Berlino”, la sconfitta dei regimi nei Paesi autoritari, la triste fine dei dittatori non ha insegnato nulla al PD italiano, che continua a credere che con l’aiuto della magistratura e dei disgustevoli Talk Show di Santoro, Floris, Lerner e altri ancora, riuscirà a instaurare in Italia un governo di polizia.
Bersani, Vendola, Fini, Di Pietro e Casini non si rendono conto che stanno esasperando e infuocando il popolo al punto di provocare una guerra civile. Il rischio è sempre più reale quanto più si disattendono i richiami al buon senso del Capo dello Stato e del Pontefice.
Lo scontro fisico tra Finiani e Berlusconiani è stato apertamente minacciato da Fabio Granata sul sito di “Generazione Italia”. I Finiani hanno la nostalgia della marcia su Roma di Mussolini. L’on. Granata minacciando lo scontro fisco allude a una seconda marcia su Roms come il 28 febbraio del 1922,
Domenico Civitano

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