L’unico dato di fatto certo su cui possiamo ragionare in merito alla ennesima vicenda giudiziaria che coinvolge Berlusconi, ci viene fornito dai sondaggi che fotografano un paese in parte assuefatto, in parte forse correo, ed in definitiva nient’affatto disposto a dare credito né ai giudici né alle sgangherate armate antiberlusconiane. Non si registra nessun significativo calo di fiducia degli elettori del centrodestra, nessuna presa di distanza dall’elettorato cattolico – o presunto tale – né nei riguardi del Premier né nei riguardi del governo da lui guidato: su questo, semmai, val la pena di riflettere, per capire a che punto siamo del processo di disgregazione inarrestabile che pure stiamo vivendo, ma che i sondaggi fermano in una sorta di stabile omologazione al peggio, che risulta anche più inquietante di una eventuale ribellione impulsiva. Si sommano, in questa soap opera quotidiana che rimbalza sui media impazziti, tutti gli elementi che hanno caratterizzato gli anni della Seconda Repubblica e della artificiosa messinscena bipolare: la magistratura che entra a gamba tesa in politica e tenta di governarla, ripetendo così la fortunata ed esecrabile stagione di Mani Pulite, in cui i giudici, e solo loro, determinarono le sorti di un paese, a fronte della manifesta incapacità delle forze politiche di opporre una ragionata e fondata azione di maturità democratica; la stampa, che vive un patto esecrabile con alcuni magistrati, sancendo ogni giorno la morte del segreto istruttorio, l’inessenza del garantismo, la pubblica gogna spacciata per libertà di espressione; i politici, che continuano a spararsi l’un l’altro a colpi di dichiarazioni roboanti e rinnegano ogni giorno qualsiasi assunzione di responsabilità nell’incancrenirsi di un sistema che è nato già marcio e che nessuno ha quantomeno tentato di sanare, badando solo a mantenere sacche di potere e rendite di posizione nello sprezzo più totale del bene comune. In questo sfacelo totale, non è possibile dunque stupirsi se i cittadini non fanno una piega e non danno segno di voler cambiare orientamenti se oggi si andasse ad elezioni politiche; la credibilità di certa magistratura, che vide a suo tempo in Di Pietro un campione oggi purtroppo prestato alla politica, è minata dalle proprie stesse azioni, dalla connivenza colpevole con certa stampa schierata a prescindere, dallo spreco di mezzi e dall’utilizzo di metodi che possono sdegnare, più che raccogliere consensi, e dunque perché i cittadini dovrebbero fidarsene?! E certo non giova il comportamento dell’opposizione, giunta persino ad invocare ripetutamente un intervento delle gerarchie vaticane, nello sterile e patetico tentativo dell’ennesima spallata in fuorigioco, del ribaltone ottenuto per vie traverse, della bandiera della moralità innalzata sempre pro tempore e pro domo sua – ma la evidente mancanza di una alternativa credibile, motivata, politica nel senso stretto e vero del termine è così chiara ai cittadini, che basta a spiegare la loro renitenza a credere o comunque anche solo ad invocare un cambio di rotta e di leadership al vertice. Il che non è detto sia prova di saggezza, ma solo di basica volontà di sopravvivenza. E’ pur vero che enormi responsabilità sono da ascrivere a chi oggi lamenta gli effetti di derive giustizialiste e “persecutorie” ma nulla ha fatto in questi anni per sanare certe magagne: chi vince le elezioni conquistando maggioranze parlamentari schiaccianti, ha l’obbligo di governare e di fare riforme, invece di cercare il consenso che sfiora l’adorazione e sfuggire alle dure battaglie che un processo innovativo prevede, perchè poi finisce per esser vittima delle proprie manchevolezze e per restare sotto le macerie di un sistema malato che non si è stati capaci di cambiare. Le stesse responsabilità vanno ascritte a coloro che, inetti di fronte alla sconfitta, invece di capirne le ragioni e porvi rimedio, hanno perseguito costantemente la via della delegittimazione e dell’insulto, senza mai dare prova o almeno segno di una qualche minima capacità di costruire, promuovere e far crescere una credibile e motivata opportunità di cambiamento. E se oggi i giornalisti del gossip si trovano ad essere gli spin doctor dei politici ed a determinare, governare ed influenzare l’opinione pubblica italiana come mai nessun intellettuale di riconosciuta qualità è riuscito a fare, la colpa è di tutti, ma proprio tutti coloro che, nella Prima come nella Seconda Repubblica, hanno coscientemente alimentato un processo di omologazione al basso invece di lavorare responsabilmente ad una crescita culturale in grado di farsi spinta e motore di una crescita morale, civile e sociale. Tutti hanno fortemente voluto l’appiattimento colpevole, l’abbassamento del livello spacciato per egualitarismo, l’assopimento dello spirito critico in nome del consenso populista – il risultato è stato indubbiamente raggiunto, e dunque che continui il baccanale, che altro non sappiamo fare.
ChiBo

Forse gli italiani, per risvegliarsi dal loro torpore, avrebbero bisogno che Berlusconi avesse 50 anni e governasse ancora per 30 anni…
L’ unico appunto da fare è che non ci sono “ruby netti “…di netto non c’ è proprio niente . Forse è per questo che anche chi annuncia le riforme ,poi non riesce a farle ( glielo impediscono ), ed i “giudici” hanno buon gioco nell’ indirizzare e determinare il “potere”. E vedere un Bersani pubblicitare sui manifesti che “la pazienza è finita” ,beh….sembra quasi un tentativo per esorcizzare una ribellione clamorosa a questo status quo !
Che il baccanale continui, conclude Chi.Bo. Purtroppo siamo in presenza di un malcostume che considera normale non distinguere il piano privato da quello pubblico. Se un cittadino, che ricopre una carica pubblica, vuole vivere tranquillamente il suo privato, per favore, lo faccia a spese sue e non della collettività, non pretenda la scorta e la vigilanza alle sue residenze private, o per lo meno, rispetti elementari regole di stile. Nei Paesi considerati civili, per quanto ne so io, è così. In quanto al sensazionalismo scandalistico, è pura illusione pensare che la maggioranza dei cittadini cambi scelta politica: le forze di opposizione balbettano, non propongono valori sicuri chiaramente identitari. Le gerarchie ecclesiastiche lo sanno, quindi aspettano, guardano ed esercitano il loro potere ben oltre l’ambito spirituale, ma non hanno il coraggio del vescovo Ambrogio che non ammise l’imperatore Teodosio in chiesa. Se l’opposizione è ridotta a cercare l’appoggio di gente così cosa ci si può aspettare?