La frase riproposta nel titolo è un aforisma di Ennio Flaiano di un pò di anni fa, ma calza perfettamente con la situazione che stiamo vivendo nel nostro Paese descrivendo il clima che si respira parlando con la gente. La politica sembra ormai sganciata dalla realtà e non più in sintonia con i problemi delle famiglie, dei pensionati, degli studenti, dei lavoratori, delle imprese, dei disoccupati e dei sottoccupati precari.
Le istituzioni anziché cimentarsi nella individuazione di proposte che vadano incontro alle esigenze crescenti dei cittadini, sono ripiegate nella ricerca di soluzioni a problemi personali o di ristretti gruppi di interesse.
L’ultimo esempio fornitoci in ordine di tempo è quello del vergognoso mercato delle vacche al quale abbiamo dovuto assistere nel tentativo di acquisire (pardon “acquistare”) il voto di qualche parlamentare improvvidamente nominato in quel ruolo grazie ad una legge elettorale nota come ‘Porcellum’; una legge definita “una porcata” da chi la concepì e che come tale produce azioni e comportamenti che sono altrettanto definibili in termini politici come vere e proprie porcate.
La legge elettorale non deve essere considerata come un argomento da “addetti ai lavori” che riguarda solo chi si candida alle elezioni, ma come un importante meccanismo di selezione della classe politica che è chiamata a governare il Paese e quindi anche come un’ importante modalità di controllo sul lavoro e sul comportamento degli eletti.
La situazione determinatasi dopo il voto di fiducia del 14 dicembre è del tutto paradossale se si considera che oggi abbiamo un governo che ottiene la maggioranza in parlamento(seppure di strettissima misura) e che nonostante ciò continua a parlare di elezioni anticipate anziché dei problemi degli italiani; questo a dimostrazione della totale inconsistenza della maggioranza che ha consentito certo a Berlusconi di vincere il braccio di ferro con Fini, ma che si è determinata in base a logiche assolutamente non politiche, talmente non politiche da non risultare convincenti e rassicuranti neanche per chi ne ha beneficiato.
In altre parole neanche Berlusconi crede nella possibilità di riuscire a governare grazie a due o tre parlamentari acquistati alla spicciolata a suon di promesse e di qualcos’altro.
Ma il punto non è questo, dal momento che la preoccupazione principale del Cavaliere non è mai stata quella di governare il Paese! Il punto è che la Lega e Berlusconi (perché ormai è ridicolo parlare di PDL) puntano ad ipotecare fin da ora la partita per il Quirinale e per raggiungere tale obiettivo ritengono necessario riacquisire oggi la maggioranza in parlamento e conseguentemente la guida del governo.
Stabilito l’obiettivo, quale miglior momento di questo per andare ad elezioni anticipate visto che la sinistra non ha un proprio candidato forte e competitivo ed il nuovo terzo polo non è ancora strutturato ed organizzato? Ed ecco quindi le accelerazioni di questi giorni unitamente ad atteggiamenti volutamente provocatori tesi a suscitare anche reazioni sbagliate da parte di unisce magari un animo esasperato ad una testa calda.
Sia ben chiaro che la violenza non è mai giustificabile, ma sia altrettanto chiaro che non è giustificabile neanche chi pensa di sottovalutare tensioni e malesseri che attraversano fasce sempre più larghe della popolazione e che nessuno può pensare di risolvere la questione con una generica criminalizzazione della protesta, sia essa di studenti, di lavoratori o di disoccupati.
La politica, la politica buona e sana, ha il dovere di capire le ragioni della protesta e di interrogarsi sul motivo che spinge le persone a salire sui tetti o a scendere in piazza in un modo così forte e determinato che può facilmente diventare violento e pericoloso. La politica si deve porre queste domande, visto e considerato che il fenomeno non rigurda soltanto l’Italia e che anche le forze di polizia non hanno (giustamente!) intenzione di diventare il parafulmine di piazza delle tensioni che stanno emergendo nel Paese.
C’è un urgente bisogno di un ritorno al confronto politico che metta al centro del dibattito le questioni del Paese e non i personalismi o le prove di forza; c’è bisogno di una classe politica che abbia l’autorevolezza e la credibilità politica e personale per poter chiedere a chi è necessario chiedere, imporre a chi è necessario imporre e dare a chi è necessario dare.
Chiamatela, se vi piace, politica di centrosinistra oppure (se vi garba di più) chiamatela politica della solidarietà o riformista, ma è difficile immaginare un futuro roseo di questo nostro Paese fuori senza un clima di ritrovata responsabilità collettiva.
Massimo De Simoni
Assessore Bilancio, Attività Produttive e Sicurezza
Municipio X – Roma

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